エピソード

  • EP 13 · Note di coda
    2026/09/17

    Puntata 13: «Note di coda»

    C'è una versione di te che mostri al mondo e una che tieni solo per te. Quanto distano?

    La Puntata 12 si è chiusa dentro un'immagine precisa: il caos che ti spoglia, che non ti lascia più l'energia per tenere in piedi le maschere. È da lì che parte la Puntata 13: da quella nudità improvvisa, da quella distanza che scopri tra chi sei davvero e chi mostri agli altri.

    Il tema di oggi non è l'apparenza da convegno, non è una lezione sui social. È qualcosa di molto più intimo: la fatica di essere una persona fuori e un'altra dentro. E soprattutto la fatica di togliersi la maschera, quando ci si è abituati a portarla.

    Il cuore della puntata è una metafora sensoriale: quella del profumo. Le note di testa, quelle che colpiscono subito, che dicono buono, troppo dolce, troppo forte e le note di coda, quelle che restano nell'aria anche quando non ci sei più. L'apparenza è sempre una nota di testa. La sostanza è quello che rimane.

    Il racconto è duplice, come sempre in Sottopelle. C'è l'esperienza vissuta: il film The Family Man, con Nicolas Cage, e la voce dell'ex-moglie che diceva «sotto sotto sei il manager anaffettivo» non un'identità, ma una maschera costruita dalle circostanze, indossata così a lungo da smettere di sentirne il peso. E c'è la canzone nata dalla stessa distanza: Troppo Rumore, già ascoltata in altre puntate ma raccontata qui da un'angolazione nuova non più l'anniversario dell'infarto, ma il rumore che resta quando la nota di testa finisce. «Stessa vita in vetrina, scorri, clicca, cambia nome, tanto non cambia niente» e poi il verso più onesto del brano: «forse sono io, forse è tutto fake». Non un'accusa. Un risveglio.

    Anche una critica ricorrente al libro quel «linguaggio quasi diaristico» diventa qui chiave di lettura: è proprio la nudità a far scrivere ai lettori «è come se avessi letto qualcosa di mio».

    Un avviso: la puntata di oggi è un po' più lunga del solito il tema aveva bisogno di più spazio per essere raccontato bene. Vale la pena restare.

    Il gancio verso la Puntata 14 nasce proprio da qui: quando finalmente ti riconosci, quando torni alla versione più vera di te, arriva il momento più difficile capire che non ce la fai da solo, e che chiedere aiuto non è una sconfitta, ma il gesto più onesto che esista.

    Sei minuti per sentirti anche se oggi sono qualcuno in più. Due domande da portare con te.

    LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA

    • C'è una versione di te che mostri al mondo e una che tieni solo per te. Quanto distano?
    • Hai mai fatto una scelta che non ti apparteneva solo per sembrare all'altezza delle aspettative di qualcun altro?

    LA CANZONE: Troppo Rumore, estratto dalla traccia originale firmata SA.MA

    PERCHÉ ASCOLTARLA
    Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule, niente consigli, niente «cinque passi per». Solo qualche minuto e due domande che restano addosso. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha attraversato cadute e risalite, e condivide quello che ha vissuto non quello che sa. Se cerchi uno spazio onesto in cui fermarti per davvero, questa puntata è per te.

    IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE
    Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, il libro in cui Massimiliano Sartini racconta dieci «stanze» emotive della propria vita, ognuna legata a una canzone. Le canzoni portano la firma di SA.MA. Un podcast di e con Massimiliano Sartini. Non per stare meglio: per sentire. Tutti i proventi del progetto vanno al Centro Cani Guida Lions.

    Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Prenditi qualche minuto per te — sono preziosi, non sprecarli.

    #Sottopelle #SeiMinutiPerSentirti #MassimilianoSartini #ParoleSottopelle #podcastitaliano #emozioni #riflessione #domandeaperte #apparenza #autenticità #maschere #notedicoda

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    10 分
  • EP 12 · Dentro al caos
    2026/09/10

    Puntata 12: «Dentro al caos»

    Ti è mai capitato di trovare un senso, non nonostante il caos, ma dentro al caos?

    La Puntata 11 si è chiusa con un invito concreto: tendere la mano, uscire dal silenzio. Ma farlo spesso non porta la chiarezza attesa: si finisce dentro il caos. Non quello da evitare ma quello che rivela qualcosa.

    La Puntata 12 porta una distinzione piccola ma che cambia tutto: il senso non nasce nonostante il caos. Nasce dentro al caos. Ci hanno insegnato che prima di capire bisogna fare ordine, attraversare in fretta l'incertezza per tornare al controllo. Ma l'ordine non precede sempre la comprensione: a volte è il disordine, attraversato senza scappare, a consegnare qualcosa che l'ordine non avrebbe mai dato.

    Il racconto è duplice, come sempre in Sottopelle. C'è l'esperienza vissuta: la notte del 28 giugno 2021, quando il caos è diventato fisico, reale, impossibile da ignorare e il senso vero non è arrivato quando quel caos si è calmato, ma proprio dentro di esso.

    E c'è la canzone nata da lì: Dentro al Caos, scritta a gennaio 2025 e pubblicata il 16 marzo una data non casuale, il giorno dedicato ai giovani nella Soka Gakkai e il giorno in cui Massimiliano ha incontrato Perla. È dedicata al figlio Masayuki, e a tutti i ragazzi che vivono in mezzo al rumore e cercano un senso senza sapere dove guardare. Il testo nasce da un'immagine precisa: un bambino che disegna un sole enorme, fuori scala, con colori troppo accesi, come a dire «io ci credo ancora».

    Dentro al Caos non è un brano isolato: insieme a Rispondimi Presto e Non sono ordinario, chiude nel libro Parole Sottopelle - Dove la vita pulsa e le emozioni diventano canzoni il «trittico interiore»: tre canzoni sorelle che vanno dalla dichiarazione di sé alla ricerca di una risposta, fino alla scoperta di un senso dentro il disordine.

    La seconda domanda va al punto fermo: non la risposta che mancava, ma la cosa piccola che diceva «sono ancora qui». Nel periodo più caotico, l'infarto, il prima e il dopo, ci sono stati due ancoraggi: la pratica davanti al Gohonzon, anche quando la fede vacillava, e la scrittura. Non come terapia. Come presenza.

    Il gancio verso la Puntata 13 è naturale: quando attraversi il caos e trovi il tuo punto fermo, inizi a vedere quanta distanza c'è tra chi sei davvero e chi mostri agli altri. È lì che comincia il tema dell'apparenza.

    Sei minuti per sentirti. Due domande da portare con te.

    LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA

    • Ti è mai capitato di trovare un senso — non nonostante il caos, ma dentro al caos?
    • Quando la tua vita era più caotica, cos'era l'unica cosa che ti teneva ancorato?

    LA CANZONE: Dentro al Caos, estratto dalla traccia originale firmata SA.MA

    PERCHÉ ASCOLTARLA

    Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule, niente consigli, niente «cinque passi per». Solo sei minuti e due domande che restano addosso. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha attraversato cadute e risalite, e condivide quello che ha, non quello che sa. Se cerchi uno spazio onesto in cui fermarti per davvero, questa puntata è per te.

    IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE

    Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, il libro in cui Massimiliano Sartini racconta dieci «stanze» emotive della propria vita, ognuna legata a una canzone. Dentro al Caos chiude, con le sue due sorelle, il primo capitolo del libro. Le canzoni portano la firma di SA.MA. Un podcast di e con Massimiliano Sartini. Non per stare meglio: per sentire. Tutti i proventi del progetto vanno al Centro Cani Guida Lions.

    Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Prenditi sei minuti — sono preziosi, non sprecarli.

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  • EP 11 · Rispondimi Presto
    2026/09/03

    Puntata 11: «Rispondimi presto»

    Quante volte al giorno scrivi a qualcuno? E quante, tra tutti quei messaggi, hai davvero chiesto «come stai»?

    La Puntata 10 si è chiusa con una rabbia finalmente nominata: quando la stanza della rabbia si apre, il primo istinto non è urlare, ma è cercare qualcuno, tendere la mano. La Puntata 11 sta esattamente in quel gesto.

    Viviamo iperconnessi e soli. Messaggi, notifiche, stories, videochiamate: siamo raggiungibili ventiquattr'ore su ventiquattro, sappiamo tutto di chiunque, anche di chi non abbiamo mai incontrato. E nonostante tutto questo, c'è ancora qualcuno vicino a noi a cui non riusciamo a dire quello che vorremmo. C'è ancora un «come stai davvero» che resta in gola.

    Il racconto è duplice, come sempre in Sottopelle. C'è il paradosso vissuto in prima persona: con gli sconosciuti spesso è più facile aprirsi, mentre con le persone più vicine, quelle viste ogni giorno, a volte ci si blocca, come se la vicinanza alzasse la posta invece di abbassarla. E c'è la canzone nata da quel blocco: Rispondimi Presto, scritta nell'ottobre 2024, pensata per un amico lontano ma in realtà rivolta a chi, nella vita di Massimiliano, ha rappresentato un faro e un po' a se stesso. Non un grido: un sussurro. «Rispondimi, basta poco, anche solo ci sono.»

    Rispondimi Presto non è un brano isolato: nel libro Parole Sottopelle apre, insieme a Non sono ordinario e a Dentro al caos, il «trittico interiore» — tre canzoni sorelle che vanno dalla dichiarazione di sé alla ricerca di una risposta, fino alla scoperta di un senso dentro il disordine. Il libro racconta anche come questa canzone sia nata dall'incontro con il pensiero del maestro spirituale Daisaku Ikeda, e da un bisogno preciso: scrivere una lettera che forse non sarebbe mai stata spedita, ma che andava scritta comunque, perché restasse sottopelle.

    Non è una puntata sulla comunicazione. È una puntata su cosa succede quando smettiamo di misurare le persone in like e notifiche, e cominciamo a chiederci se qualcuno ci sta davvero ascoltando e se noi stiamo ascoltando qualcuno.

    Il gancio verso la Puntata 12 è naturale: quando finalmente si tende la mano, spesso ci si ritrova dentro il caos. Non quello da evitare, ma quello che rivela qualcosa.

    Sei minuti per sentirti. Due domande da portare con te.

    LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA

    • C'è qualcuno a cui vorresti chiedere qualcosa e non riesci ancora a farlo — anche se lo vedi ogni giorno?
    • Qual è la domanda che fai meno agli altri per paura di dover rispondere tu per primo?


    LA CANZONE: Rispondimi Presto, estratto dalla traccia originale firmata SA.MA


    PERCHÉ ASCOLTARLA

    Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule. Solo sei minuti e due domande che restano addosso. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha attraversato cadute e risalite, e condivide quello che ha, non quello che sa. Se cerchi uno spazio onesto in cui fermarti per davvero, questa puntata è per te.

    IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE

    Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, il libro in cui Massimiliano Sartini racconta dieci «stanze» emotive della propria vita, ognuna legata a una canzone. Rispondimi Presto apre, con le sue due sorelle, il primo capitolo del libro. Le canzoni portano la firma di SA.MA. Un podcast di e con Massimiliano Sartini. Non per stare meglio: per sentire.


    Tutti i proventi del progetto vanno al Centro Cani Guida Lions.

    Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Prenditi sei minuti — sono preziosi, non sprecarli.

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  • EP 10 · La stanza della rabbia
    2026/08/27

    Puntata 10: «La stanza della rabbia»

    Quando sei arrabbiato, davvero arrabbiato, cosa ne fai? Non ti chiediamo se ti arrabbi: quello lo fanno tutti. Ti chiediamo cosa succede dopo.

    La Puntata 9 si è chiusa con una domanda sospesa: il corpo tiene il conto di tutto quello che non ascoltiamo, e quello che accumula non sparisce. Si converte. La Puntata 10 raccoglie quel filo e lo porta nella stanza più evitata di tutte: quella della rabbia. Non quella che urla e spacca. Quella più pericolosa, perché non fa rumore. Quella che sta ferma, sotto, e logora in silenzio, una parola non detta alla volta, un'aspettativa tradita alla volta. Fino al giorno in cui certi nomi ti chiudono lo stomaco senza un motivo.

    Il racconto è duplice. C'è la rabbia vissuta: quella tenuta in un posto separato, come un ospite che non hai invitato, perché ci hanno insegnato che arrabbiarsi è perdere il controllo. E c'è la rabbia osservata: quella che nasce guardando le live in cui i ragazzi condividono la loro foto profilo e aspettano che qualcuno gli dica quanto valgono, un voto da uno a dieci, ma non per vanità, ma per sapere di esistere, e quanto sono accettati. Una rabbia che non va verso di loro, ma verso gli adulti della stessa generazione che alzano le spalle e dicono «è normale, alla loro età», come se normale fosse una risposta.

    Da questa osservazione nasce Solo il meglio di me, la canzone scritta a gennaio 2026 e uscita il 16 marzo, pensando al mondo che troverà suo figlio Masayuki. Dentro c'è un verso che Massimiliano non canta ma dice, a voce, guardando in faccia la propria generazione: «È il vuoto che lasciamo noi grandi, quando smettiamo di essere fari e diventiamo fantasmi.»

    Non è una puntata sulla gestione della rabbia. È una puntata su cosa succede quando smettiamo di reprimerla e cominciamo a darle un nome, a riconoscere che dietro ogni rabbia silenziosa c'è quasi sempre qualcuno di preciso, una cosa detta o non detta che non abbiamo ancora finito di portare.

    Il gancio verso la Puntata 11 è naturale: quando la stanza della rabbia si apre davvero, il primo istinto non è urlare. È cercare qualcuno.

    Sei minuti per sentirti. Due domande da portare con te.

    LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA

    • Sei mai stato in pace con la tua rabbia o la tratti ancora come qualcosa da nascondere, da scusare, o da tenere lontano da chi ti guarda?
    • A chi non hai mai detto quanto eri arrabbiato e perché non l'hai fatto?

    LA CANZONE: Solo il meglio di me, estratto dalla traccia originale firmata SA.MA

    PERCHÉ ASCOLTARLA

    Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule, niente consigli, niente «cinque passi per gestire la rabbia». Solo sei minuti e due domande che restano addosso. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha tenuto la rabbia chiusa in una stanza per anni, e che condivide quello che ha imparato, non quello che sa. Se hai una rabbia sottopelle a cui non hai ancora dato il permesso di esistere, piccola o grande che sia, questa puntata è per te.


    IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE

    Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, un progetto multimediale che intreccia un libro a dieci «stanze» emotive, un disco e questo podcast. Le canzoni nascono dal vissuto e portano la firma di SA.MA. SOTTOPELLE: Sei minuti per sentirti. Un podcast di e con Massimiliano Sartini. Non per stare meglio: per sentire. Tutti i proventi del progetto Parole Sottopelle vanno al Centro Cani Guida Lions.

    Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Iscriviti per non perdere nessuna delle 36 puntate: prenditi sei minuti. Sono preziosi, non sprecarli.

    #Sottopelle #SeiMinutiPerSentirti #MassimilianoSartini #ParoleSottopelle #podcastitaliano #emozioni #riflessione #domandeaperte #lastanzadellarabbia #rabbiasilenziosa #adolescentiesocial #generazioni #votalafoto


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    7 分
  • EP 09 · Il corpo che parla
    2026/08/20

    Puntata 9: «Il corpo che parla»

    Quando è stata l'ultima volta che ti sei guardato allo specchio, e ti sei riconosciuto davvero? Non un'occhiata veloce. Non per controllare i capelli. Negli occhi.

    La Puntata 8 ha lasciato una domanda sospesa: il corpo sa quando stai cedendo qualcosa di te, anche quando la mente fa finta di niente. La Puntata 9 raccoglie quel filo e lo porta fino in fondo. Il tema è il corpo come interlocutore — non un involucro, non un mezzo di trasporto, non qualcosa da allenare e poi ignorare per il resto del tempo. Qualcuno che parla. Che ha sempre parlato. E che Massimiliano, per anni, non ha ascoltato.

    Il racconto è duplice. C'è il segnale piccolo, arrivato per primo e forse più eloquente: una foto di sé, quarantasette o quarantotto anni, il sorriso ancora sulle labbra ma non più negli occhi. Guardarsi allo specchio e non riconoscersi più. Un ingrigimento che non riguardava la barba, né i capelli. E c'è il segnale grande, quello che il corpo usa quando il sussurro non basta più: la notte tra il 28 e il 29 giugno 2021, la sala operatoria, il cuore che si ferma per tre secondi mentre lui è cosciente.

    In mezzo, tutto quello che aveva reso quel silenzio possibile: il lavoro come unica gratificazione, la paura che uno stipendio solo non bastasse, il Covid, l'arrivo di Masayuki e la domanda se fosse pronto a essere padre. E una frase, scritta come una liberazione dentro la canzone Abbastanza non mi basta: «non ho più tempo da perdere» . Una strofa che si è rivelata la stessa frase che lo ha portato in sala operatoria. Perché quando non ti senti mai abbastanza, non ti fermi mai. E quando non ti fermi mai, non senti: non la stanchezza vera, non i segnali, non il corpo che chiede di fermarsi.

    Non è una puntata sulla malattia. È una puntata su cosa succede quando smettiamo di trattare il corpo come un mezzo per arrivare da un impegno all'altro, e cominciamo a considerarlo qualcuno con cui parlare che usa il respiro, il peso sulle spalle, gli occhi in una fotografia per dirci cose che la mente preferisce non sentire.

    Il gancio verso la Puntata 10 è naturale: quando il corpo non viene ascoltato abbastanza a lungo, quello che si accumula non sparisce. Si converte. E la forma in cui si converte più spesso è la rabbia.

    LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA

    • Il tuo corpo ti ha mai detto qualcosa che la testa non voleva sentire? E tu, l'hai ascoltato?
    • Quando hai smesso di trattare il tuo corpo come un mezzo di trasporto e hai cominciato a considerarlo un interlocutore? C'è stato un momento preciso, o lo stai ancora aspettando?


    LA CANZONE: Abbastanza non mi basta — la strofa del tempo, estratto dalla traccia originale firmata SA.MA

    PERCHÉ ASCOLTARLA

    Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule, niente consigli, niente «cinque passi per». Solo sei minuti e due domande che restano addosso. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha attraversato cadute e risalite, e che condivide quello che ha — non quello che sa. Se cerchi uno spazio onesto in cui fermarti per davvero, questa puntata è per te.

    IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE

    Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, un progetto multimediale che intreccia un libro a dieci «stanze» emotive, un disco e questo podcast. Le canzoni nascono dal vissuto e portano la firma di SA.MA. SOTTOPELLE — Sei minuti per sentirti. Un podcast di e con Massimiliano Sartini. Non per stare meglio: per sentire. Tutti i proventi del progetto Parole Sottopelle vanno al Centro Cani Guida Lions.

    Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Prenditi sei minuti — sono preziosi, non sprecarli.

    #Sottopelle #SeiMinutiPerSentirti #MassimilianoSartini #ParoleSottopelle #podcastitaliano #emozioni #riflessione #domandeaperte #ilcorpocheparla #ascoltodelcorpo #consapevolezza #infarto

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  • EP 08 · Siamo Saturi
    2026/08/13

    Puntata 8: «Siamo saturi» — la saturazione non è debolezza, è un segnale

    «Ti sei abituato... oppure sei saturo?»

    Me l'ha chiesto il mio terapeuta, durante una seduta. Non era una diagnosi: era una domanda. E non ho saputo rispondere. Perché non sono la stessa cosa: l'abitudine è un accordo silenzioso con qualcosa che non ti soddisfa ma con cui hai fatto pace. La saturazione è il momento in cui il bicchiere trabocca.

    È quasi Ferragosto. Tutti «in vacanza». E tutti con il telefono in mano.

    In questa puntata ti racconto la notte tra il 28 e il 29 giugno 2021. Le quattro di mattina, cinquantadue anni, un infarto. Sei ore dopo ero in sala operatoria. Nei giorni in terapia intensiva il telefono ce l'avevo, lì accanto — ma non lo guardavo. Non perché fossi diventato bravo: perché non me ne importava più niente. Le notifiche continuavano ad arrivare. Le urgenze si erano fermate tutte insieme.

    E quello che ho trovato in quel silenzio non era pace. Era tutto quello che non avevo sentito, perché non c'era mai stato abbastanza spazio per sentirlo. Paura. Stanchezza vera. Domande che non avevo ancora fatto.

    C'è un'altra cosa che il mio terapeuta mi ha detto e che non ho più dimenticato: la mente non distingue tra una cosa che ti è capitata davvero e una cosa che hai solo visto su uno schermo. Le elabora entrambe. Le porta entrambe con sé. È così che ho capito perché certi giorni ero stanco senza aver fatto niente: stavo portando dentro urgenze che non avevo scelto, storie di persone che non conoscevo, paure di cose che non mi riguardavano.

    E il corpo sa prima della testa. Sa quando è troppo. Io non l'ho ascoltato abbastanza a lungo, e alla fine il cuore ha alzato la voce nel modo che non lascia dubbi.


    LE DOMANDE DI QUESTA PUNTATA

    • Se spegnessi tutti gli schermi per 24 ore — telefono, TV, social — cosa pensi che troveresti?
    • Quante informazioni, stimoli, urgenze hai lasciato entrare oggi che non avevi invitato?
    • C'è qualcosa che stai portando dentro da giorni — una notizia, un pensiero, un'urgenza che non era tua — e che non hai ancora messo giù?


    Non devi rispondermi. Tienila lì. Sottopelle.


    LE CANZONI

    Troppo Rumore — uscita il 28 giugno 2026, cinque anni esatti da quella notte. Non come vittoria: come memoria.

    Siamo Saturi — dall'omonimo capitolo del libro. «Non siamo vuoti. Siamo pieni. Solo che nessuno ci ha insegnato a svuotare senza scoppiare.»


    CAPITOLI

    00:00 Ferragosto e il telefono in mano

    01:02 Ti chiedo 3 minuti in più

    01:25 Se spegnessi tutto per 24 ore

    02:20 La notte tra il 28 e il 29 giugno 2021

    03:28 Troppo Rumore

    04:25 «Ti sei abituato oppure sei saturo?»

    05:18 Siamo Saturi

    06:22 Le cose che entrano senza invito

    07:10 La mente non distingue

    07:45 Il corpo sa prima della testa

    08:45 La domanda da portare con te


    Oggi sforo: sono 9 minuti invece di 6. Più corta di così non riuscivo a raccontarla. Se adesso non ce li hai, torna con calma — il tuo tempo è tuo.


    PERCHÉ ASCOLTARLA

    Sottopelle non è un podcast per stare meglio: è un podcast per sentire. Niente formule, niente consigli, niente «cinque passi per». Non sono uno psicologo: sono uno che ha avuto tante cadute e tante risalite, ferite e domande a cui non ha ancora dato risposta. Sei minuti a settimana per costruire un passato di valore.


    IL PROGETTO

    Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle: un libro, un disco firmato SA.MA. e queste puntate. Tutti i proventi vanno al Centro Cani Guida Lions.

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  • EP 07 · Tra luci e Ombre
    2026/08/06

    Puntata 7: «Tra luci e ombre»

    La contraddizione non è un difetto. È architettura.

    Ti è mai capitato di sentirti in conflitto con te stesso? Non un dubbio su una scelta: qualcosa di più profondo. Il cuore che vuole buttarsi e la mente che dice no.

    La Puntata 6 ha lasciato una domanda sulle parole che mancano agli altri. La Puntata 7 sposta lo sguardo dentro: non più le parole che mancano, ma le parti di sé che si fatica ad abitare. E si apre con una premessa onesta: oggi i sei minuti non bastano. Massimiliano ne chiede due in più: non ha parlato troppo, c'è una cosa che non voleva tagliare. Se non ce li hai, torna quando ce li hai. Il tuo tempo è tuo.

    Si parte da un momento minuscolo e preciso: il telefono in mano, il numero già aperto sullo schermo, basta premere invio. E in quell'istante non si pensa, si sente. Si sa già che tono avrà la voce dall'altra parte, la frase che arriverà, il punto esatto in cui si chiuderà lo stomaco. E allora non si chiama. Poi ci si racconta che è per non litigare. Ma la verità è un'altra: non è stata evitata la telefonata, è stata evitata la reazione. E per evitare la reazione dell'altro si è rinunciato alla propria cosa da dire. Ecco cosa fa la mente: non dice «non farlo», sarebbe troppo facile da riconoscere. È più furba, ti fa vedere il finale prima dell'inizio. E tu ti fermi da solo, convinto di aver scelto.

    Poi il secondo movimento: il fallimento. Per anni una cosa da nascondere, la caduta come baratro e la risalita come gogna. Fino a riconoscere una fiamma che non si è mai spenta del tutto — non ottimismo, non forza nel senso convenzionale, ma un rifiuto quieto e ostinato di lasciare che fosse finita. Quella stessa parte che per anni non gli piaceva, che chiamava testardaggine ed eccesso, oggi ha un altro nome: «la cosa che mi ha salvato».

    E due incontri, nominati senza spiegazioni: in gioventù Don Luigi Giussani e Comunione e Liberazione, che una domanda profonda merita una risposta profonda; in età adulta Daisaku Ikeda e il Buddismo, che il cambiamento comincia dentro prima di manifestarsi fuori. Nessuno dei due rinnegato, perché la verità non si esclude: si amplia.

    Con la canzone Tra luci e ombre — Mille Emozioni, che qui non viene raccontata ma abitata, verso per verso: «Tra cuore e cervello un conflitto infinito». E poi: «Navigo tra due mondi senza soluzione». Senza soluzione non come resa, ma come accettazione che certe cose non si risolvono: si abitano. E abitarle, invece di combatterle, è la cosa più coraggiosa che puoi fare.


    LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA

    • Sei una persona in contraddizione e lo ammetti, o cerchi ancora di costruire una versione coerente di te stesso in cui tutto torna?
    • C'è una parte di te che non ti è mai piaciuta, che hai giudicato, nascosto o cercato di correggere, e che — se ci pensi bene — ti ha salvato più di una volta?


    E la domanda che resta: c'è una parte di te che stai ancora combattendo, quando forse meriterebbe solo di essere capita? Non devi rispondere adesso. Ma tienila lì.


    PERCHÉ ASCOLTARLA

    Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule, niente consigli, niente «cinque passi per». Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha attraversato cadute e risalite, e condivide quello che ha, non quello che sa.

    Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, progetto multimediale che intreccia un libro, un disco firmato SA.MA e queste puntate. Tutti i proventi vanno al Centro Cani Guida Lions. Una nuova puntata ogni giovedì. Prenditi sei minuti: sono preziosi, non sprecarli.

    #Sottopelle #SeiMinutiPerSentirti #MassimilianoSartini #ParoleSottopelle #podcastitaliano #emozioni #riflessione #domandeaperte #contraddizione #luciombre #fallimento

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  • EP 06 · Le parole che entrano nel corpo
    2026/07/30

    Una premessa: questa puntata non dura sei minuti. Ne dura nove. Non è una svista, è una scelta. Ci sono cose che non si tagliano senza tradirle, e le parole che entrano nel corpo sono una di queste. Non sono soltanto emozioni: sono segni che restano per decenni. Per questo, questa settimana, ti chiedo tre minuti in più del tuo tempo. So che è prezioso. Proprio per questo te li chiedo.

    Hai mai sentito fisicamente una parola? Non capita con la testa: sentita. Un momento in cui qualcosa detto da qualcuno ti ha cambiato il respiro, il battito, la postura.


    La Puntata 5 ha parlato della parola «abbastanza». La Puntata 6 va ancora più dentro: non nelle parole che diciamo o non diciamo, ma in quello che le parole fanno al corpo prima che la mente possa elaborarle.

    Il tema è la fisicità del linguaggio. Le emozioni non vivono solo nella testa: vivono nella gola stretta, nel petto che si chiude, nelle mani che tremano, nel respiro che cambia. E le parole — quelle ricevute e quelle mai arrivate — lasciano tracce che il corpo non dimentica.

    Si parte da un episodio preciso. «Che delusione.» Due parole, nessun urlo, dette da un padre a un bambino di nove anni. Non una punizione: una condanna. Il corpo di quel bambino le ha sentite come una sentenza, e da quel giorno ogni passo ha portato con sé quel sottotesto silenzioso. La stessa fisicità è quella della scrittura: una canzone che nasce da un'immagine che riempie prima il petto, poi la mente.

    Poi il territorio opposto: la parola che non è mai arrivata. «Sono fiero di te», inseguita per una vita intera, mai ricevuta a voce. E oggi riconosciuta comunque — non attraverso una frase, ma attraverso la certezza di averla meritata. Le parole mancanti non sono difetti: sono architettura.


    LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA


    • Hai mai sentito fisicamente una parola? Un momento in cui qualcosa detto da qualcuno ti ha cambiato il respiro, il battito, la postura?
    • C'è una parola che ti è mancata per tanto tempo, che avresti voluto sentire e non hai sentito — e che ancora ti manca?


    LE CANZONI: Parole Sottopelle · Vuoto Misto


    PERCHÉ ASCOLTARLA

    Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule, niente consigli, niente «cinque passi per». Solo il tempo che serve e due domande che restano addosso. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha attraversato cadute e risalite, ferite e domande a cui non ha ancora dato risposta. Condivide quello che ha, non quello che sa. Se cerchi uno spazio onesto in cui fermarti per davvero, questa puntata è per te.


    IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE

    Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, un progetto multimediale che intreccia un libro a dieci «stanze» emotive, un disco e queste puntate. Le canzoni nascono dal vissuto e portano la firma di SA.MA. Tutti i proventi del progetto vanno al Centro Cani Guida Lions.


    Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Prenditi questi nove minuti: servono a costruire un passato di valore.


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