EP 06 · Le parole che entrano nel corpo
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Una premessa: questa puntata non dura sei minuti. Ne dura nove. Non è una svista, è una scelta. Ci sono cose che non si tagliano senza tradirle, e le parole che entrano nel corpo sono una di queste. Non sono soltanto emozioni: sono segni che restano per decenni. Per questo, questa settimana, ti chiedo tre minuti in più del tuo tempo. So che è prezioso. Proprio per questo te li chiedo.
Hai mai sentito fisicamente una parola? Non capita con la testa: sentita. Un momento in cui qualcosa detto da qualcuno ti ha cambiato il respiro, il battito, la postura.
La Puntata 5 ha parlato della parola «abbastanza». La Puntata 6 va ancora più dentro: non nelle parole che diciamo o non diciamo, ma in quello che le parole fanno al corpo prima che la mente possa elaborarle.
Il tema è la fisicità del linguaggio. Le emozioni non vivono solo nella testa: vivono nella gola stretta, nel petto che si chiude, nelle mani che tremano, nel respiro che cambia. E le parole — quelle ricevute e quelle mai arrivate — lasciano tracce che il corpo non dimentica.
Si parte da un episodio preciso. «Che delusione.» Due parole, nessun urlo, dette da un padre a un bambino di nove anni. Non una punizione: una condanna. Il corpo di quel bambino le ha sentite come una sentenza, e da quel giorno ogni passo ha portato con sé quel sottotesto silenzioso. La stessa fisicità è quella della scrittura: una canzone che nasce da un'immagine che riempie prima il petto, poi la mente.
Poi il territorio opposto: la parola che non è mai arrivata. «Sono fiero di te», inseguita per una vita intera, mai ricevuta a voce. E oggi riconosciuta comunque — non attraverso una frase, ma attraverso la certezza di averla meritata. Le parole mancanti non sono difetti: sono architettura.
LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA
- Hai mai sentito fisicamente una parola? Un momento in cui qualcosa detto da qualcuno ti ha cambiato il respiro, il battito, la postura?
- C'è una parola che ti è mancata per tanto tempo, che avresti voluto sentire e non hai sentito — e che ancora ti manca?
LE CANZONI: Parole Sottopelle · Vuoto Misto
PERCHÉ ASCOLTARLA
Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule, niente consigli, niente «cinque passi per». Solo il tempo che serve e due domande che restano addosso. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha attraversato cadute e risalite, ferite e domande a cui non ha ancora dato risposta. Condivide quello che ha, non quello che sa. Se cerchi uno spazio onesto in cui fermarti per davvero, questa puntata è per te.
IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE
Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, un progetto multimediale che intreccia un libro a dieci «stanze» emotive, un disco e queste puntate. Le canzoni nascono dal vissuto e portano la firma di SA.MA. Tutti i proventi del progetto vanno al Centro Cani Guida Lions.
Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Prenditi questi nove minuti: servono a costruire un passato di valore.
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