『EP 09 · Il corpo che parla』のカバーアート

EP 09 · Il corpo che parla

EP 09 · Il corpo che parla

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Puntata 9: «Il corpo che parla»

Quando è stata l'ultima volta che ti sei guardato allo specchio, e ti sei riconosciuto davvero? Non un'occhiata veloce. Non per controllare i capelli. Negli occhi.

La Puntata 8 ha lasciato una domanda sospesa: il corpo sa quando stai cedendo qualcosa di te, anche quando la mente fa finta di niente. La Puntata 9 raccoglie quel filo e lo porta fino in fondo. Il tema è il corpo come interlocutore — non un involucro, non un mezzo di trasporto, non qualcosa da allenare e poi ignorare per il resto del tempo. Qualcuno che parla. Che ha sempre parlato. E che Massimiliano, per anni, non ha ascoltato.

Il racconto è duplice. C'è il segnale piccolo, arrivato per primo e forse più eloquente: una foto di sé, quarantasette o quarantotto anni, il sorriso ancora sulle labbra ma non più negli occhi. Guardarsi allo specchio e non riconoscersi più. Un ingrigimento che non riguardava la barba, né i capelli. E c'è il segnale grande, quello che il corpo usa quando il sussurro non basta più: la notte tra il 28 e il 29 giugno 2021, la sala operatoria, il cuore che si ferma per tre secondi mentre lui è cosciente.

In mezzo, tutto quello che aveva reso quel silenzio possibile: il lavoro come unica gratificazione, la paura che uno stipendio solo non bastasse, il Covid, l'arrivo di Masayuki e la domanda se fosse pronto a essere padre. E una frase, scritta come una liberazione dentro la canzone Abbastanza non mi basta: «non ho più tempo da perdere» . Una strofa che si è rivelata la stessa frase che lo ha portato in sala operatoria. Perché quando non ti senti mai abbastanza, non ti fermi mai. E quando non ti fermi mai, non senti: non la stanchezza vera, non i segnali, non il corpo che chiede di fermarsi.

Non è una puntata sulla malattia. È una puntata su cosa succede quando smettiamo di trattare il corpo come un mezzo per arrivare da un impegno all'altro, e cominciamo a considerarlo qualcuno con cui parlare che usa il respiro, il peso sulle spalle, gli occhi in una fotografia per dirci cose che la mente preferisce non sentire.

Il gancio verso la Puntata 10 è naturale: quando il corpo non viene ascoltato abbastanza a lungo, quello che si accumula non sparisce. Si converte. E la forma in cui si converte più spesso è la rabbia.

LE DUE DOMANDE DELLA PUNTATA

  • Il tuo corpo ti ha mai detto qualcosa che la testa non voleva sentire? E tu, l'hai ascoltato?
  • Quando hai smesso di trattare il tuo corpo come un mezzo di trasporto e hai cominciato a considerarlo un interlocutore? C'è stato un momento preciso, o lo stai ancora aspettando?


LA CANZONE: Abbastanza non mi basta — la strofa del tempo, estratto dalla traccia originale firmata SA.MA

PERCHÉ ASCOLTARLA

Sottopelle non è un podcast per sentirsi meglio: è un podcast per sentire. Niente formule, niente consigli, niente «cinque passi per». Solo sei minuti e due domande che restano addosso. Massimiliano Sartini non parla da esperto: parla da uomo che ha attraversato cadute e risalite, e che condivide quello che ha — non quello che sa. Se cerchi uno spazio onesto in cui fermarti per davvero, questa puntata è per te.

IL PROGETTO PAROLE SOTTOPELLE

Il podcast è il cuore attivo di Parole Sottopelle, un progetto multimediale che intreccia un libro a dieci «stanze» emotive, un disco e questo podcast. Le canzoni nascono dal vissuto e portano la firma di SA.MA. SOTTOPELLE — Sei minuti per sentirti. Un podcast di e con Massimiliano Sartini. Non per stare meglio: per sentire. Tutti i proventi del progetto Parole Sottopelle vanno al Centro Cani Guida Lions.

Ascolta su Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e YouTube. Una nuova puntata ogni giovedì. Prenditi sei minuti — sono preziosi, non sprecarli.

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