エピソード

  • Occhi su Gaza, diario di bordo #241
    2026/07/02
    Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, dirige dentro il ministero della Difesa anche l'Amministrazione degli insediamenti. Il 29 giugno, in un video da Sderot, ha annunciato che il lavoro è pronto: tre colonie nel nord di Gaza, manca solo il via libera di Benjamin Netanyahu.
    Nello stesso intervento ha sostenuto che l'esercito controlla «quasi il 70 per cento» della Striscia e che «va completata la conquista» del restante 30. La Corte internazionale di giustizia, nel parere del 19 luglio 2024, aveva dichiarato illegale l'occupazione e ordinato a Israele di fermare ogni nuovo insediamento e di evacuare i coloni. La risoluzione dell'Assemblea generale che intimava la fine entro dodici mesi è scaduta a settembre 2025.
    Sempre il 30 giugno, in un resort di Cipro, si apriva il vertice del Board of Peace voluto da Donald Trump, l'organismo che con Tony Blair e l'inviato Nickolay Mladenov dovrebbe amministrare Gaza al posto di Hamas. Sei mesi dopo la nascita il comitato di tecnocrati palestinesi non è ancora entrato nella Striscia. Alcuni membri, riferisce il Times of Israel, hanno storto il naso per la scelta di riunirsi in albergo mentre a Gaza si muore. Il piano che dovrebbero applicare promette per iscritto di "incoraggiare le persone a restare".
    Restare dove. Il ministero della Salute di Gaza conta 1.053 uccisi dall'entrata in vigore del cessate il fuoco di ottobre. La linea che segna il controllo israeliano continua a spostarsi verso ovest, sopra i pozzi e le tende.
    Nelle stesse ore Netanyahu è stato interrogato in televisione sull'emigrazione dei due milioni di palestinesi e sul ritorno delle colonie. Non ha smentito. «Preferisco parlare meno e fare di più», ha risposto, e sugli insediamenti «a volte conviene separare» gli atti dalle parole. La distanza da misurare l'ha indicata lui.

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  • Occhi su Gaza, diario di bordo #244
    2026/07/07
    Il 6 luglio il governo di fatto di Hamas, al potere nella Striscia dal 2007, ha annunciato lo scioglimento della sua commissione esecutiva e la consegna dell'amministrazione di Gaza al Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza, l'Ncag, un organismo di tecnocrati che nessun palestinese ha votato. A dichiararlo all'Afp è Ismail al-Thawabta, capo dell'ufficio stampa del governo di Hamas. L'Ncag lo guida Ali Shaath. L'ha creato il Board of Peace, il consiglio istituito da Donald Trump quando a ottobre ha mediato il cessate il fuoco tra Hamas e Israele.
    L'organismo che dovrebbe amministrare la Striscia esiste da circa sei mesi. Per sei mesi è rimasto fuori, perché Israele ne ha impedito l'ingresso. Così l'amministrazione civile di un territorio la decide chi quel territorio lo tiene con le armi: le forze israeliane controllano quasi il 70% di Gaza, secondo le stime riferite da Afp e Anadolu. E continuano a colpire. Il "cessate il fuoco" dell'ottobre 2025 ha già ucciso oltre mille palestinesi, 1.031 secondo il ministero della Sanità di Gaza citato da Al Jazeera il 27 giugno. Il 6 luglio un drone israeliano ha colpito un veicolo a Khan Younis: quattro morti e sedici feriti, riferisce Al-Jazeera ripresa da Ansa e Adnkronos.
    Sullo stesso passaggio, un funzionario militare israeliano citato da Channel 11 parla di «spin mediatico privo di significato». Intanto Benjamin Netanyahu, a Fox News, rivendica: «Non siamo in uno stato di guerra permanente, abbiamo portato avanti quattro accordi di pace». Lo dice il capo del governo che, nel parere della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024, presiede un'occupazione illegale. E che pone una condizione nota: nessuna ricostruzione senza il disarmo di Hamas. L'amministrazione, dice, passa di mano. Il territorio resta il suo.

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  • Occhi su Gaza, diario di bordo #242
    2026/07/03
    "Le quantità di cibo introdotte superano di gran lunga i bisogni nutrizionali della popolazione civile di Gaza." Lo ha scritto il 1° luglio il COGAT, l'organismo militare israeliano che amministra gli affari civili nella Striscia, secondo quanto riferisce l'Associated Press.
    Il giorno dopo, il 2 luglio, Gaza ha toccato il millesimo giorno dall'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e dall'inizio dell'offensiva israeliana. Save the Children conta 245.000 minori a rischio o già colpiti da malnutrizione, e cita l'UNFPA secondo cui il 96 per cento dei bambini della Striscia sente la morte come imminente. Le stesse famiglie riferiscono che patatine e cioccolato si trovano, mentre la frutta fresca e le uova restano troppo care. La carestia a Gaza City era stata dichiarata dagli esperti di sicurezza alimentare nell'agosto 2025.
    La stessa Striscia, lo stesso giorno, due conti opposti: il COGAT misura le razioni e le dichiara in eccesso, mentre le agenzie umanitarie contano i bambini che non mangiano. Il Ministero della Salute di Gaza porta a 73.066 i morti dal 7 ottobre 2023 e ad almeno 1.053 quelli uccisi dopo la tregua del 10 ottobre 2025, oltre 350 dei quali donne e bambini. La Commissione d'inchiesta dell'Onu, a giugno, ha concluso che le forze israeliane hanno preso di mira deliberatamente i bambini palestinesi, in quello che definisce genocidio.
    La tregua doveva portare un aumento degli aiuti. Il capo umanitario dell'Onu, Tom Fletcher, ha riferito il mese scorso che le procedure israeliane restano ingombranti, al punto che perfino le protesi vengono trattenute per un possibile uso "duale", e diciassette ospedali non funzionano.
    Al millesimo giorno la contabilità dell'occupante certifica che a Gaza il cibo basta e avanza. I 245.000 bambini che Save the Children conta affamati, in quel calcolo, non rientrano tra i bisogni.


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  • Occhi su Gaza, diario di bordo #243
    2026/07/04
    Un blocco di cemento giallo, piantato accanto alle tende, decide a Beit Lahia chi può restare. Nella notte fra il 23 e il 24 giugno i carri israeliani avanzano verso il bivio di Al Atatra, un quadricottero sgancia una munizione incendiaria e brucia tre tende, e quando i mezzi si ritirano sei famiglie restano sfollate: il blocco ormai segna il confine. Lo racconta l'ufficio ONU per gli affari umanitari, OCHA, nel bollettino del 26 giugno. È la stessa linea gialla nata a ottobre per fermare il fuoco, e che da allora si sposta a ovest.
    Il 1° luglio l'Humanitarian Country Team dei territori palestinesi occupati, i capi delle agenzie ONU e delle organizzazioni non governative, mette i numeri. Le aree ad accesso ristretto coprono ora il 65 per cento della superficie di Gaza, l'accesso via mare resta vietato, e fra il 10 ottobre e inizio aprile le Nazioni Unite hanno verificato 196 palestinesi uccisi vicino alle posizioni israeliane, fra loro 18 donne e 43 bambini. L'ufficio ONU per i diritti umani annota che lungo quella linea la forza letale è stata usata "spesso".
    Intanto Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, controlla il 60 per cento della Striscia e ha ordinato all'esercito di arrivare al 70. La mappa del cessate il fuoco di ottobre fissava quel controllo al 53 per cento. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir, il 7 dicembre, davanti ai soldati, l'aveva già detto senza giri: «La linea gialla è una nuova linea di confine, una linea difensiva avanzata per le comunità e una linea offensiva». Una "tregua" che si misura in metri conquistati.
    Del resto il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024 lo scrive nero su bianco: l'occupazione israeliana è illegale, nessun territorio si acquisisce con la forza. Il blocco di cemento resta dov'è.

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  • Occhi su Gaza, diario di bordo #245
    2026/07/08
    L'avvocato entrato il 2 luglio nella sezione sotterranea di Rakevet non ha riconosciuto il suo assistito. Nasser Odeh, legale di Physicians for Human Rights Israel, Hussam Abu Safiya lo aveva già incontrato altre volte. Stavolta si è trovato davanti un uomo ammanettato a mani e piedi, scortato da agenti incappucciati, con ferite fresche su testa, volto e collo, il respiro corto, incapace di reggersi seduto. «Questa è l'ultima volta che mi vedrai», gli ha detto il medico. «Mi hanno portato qui per uccidermi».
    Abu Safiya, 52 anni, pediatra, dirigeva il Kamal Adwan, l'ultimo grande ospedale ancora attivo nel nord di Gaza. Lo arrestarono il 27 dicembre 2024, al termine dell'assalto israeliano alla struttura. L'ultima immagine da uomo libero, il camice bianco tra le macerie davanti a un carro armato, ha fatto il giro del mondo. Da allora sono passati diciotto mesi. Nessuna accusa formale, nessun processo, la detenzione rinnovata sotto la legge sui «combattenti illegali», che consente la reclusione a tempo indeterminato. Ha perso circa 40 chili. Il 24 giugno il trasferimento a Rakevet.
    Il 6 luglio il Gruppo di lavoro ONU sulla detenzione arbitraria, cinque esperti indipendenti a Ginevra, ha definito arbitraria la sua detenzione e ha avvertito che il caso può indicare una pratica diffusa o sistematica nel Paese. Israele, scrive il gruppo, non ha mai risposto alla richiesta di chiarire i fondamenti giuridici del fermo. Lo stesso giorno Amnesty International chiede il rilascio immediato e inquadra la detenzione dei sanitari come parte del genocidio in corso a Gaza.
    Il servizio penitenziario israeliano replica che le accuse sono "false e del tutto prive di fondamento fattuale" e che ogni detenuto è trattato secondo la legge. Secondo la legge, l'unica certezza è un corpo che il suo avvocato non riconosce più.


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  • Occhi su Gaza, diario di bordo #246
    2026/07/09
    Un soldato dell'esercito israeliano accusato di aver raso al suolo interi quartieri di Gaza passa questi giorni in vacanza in Italia. Si chiama Arik Ben Asulin, 749esimo Battaglione genio da combattimento. Il 2 luglio la Hind Rajab Foundation, l'organizzazione che porta il nome della bambina palestinese di cinque anni uccisa nel gennaio 2024 con la famiglia e i due paramedici che tentavano di salvarla, ha depositato una denuncia alla Procura di Roma. L'accusa parla di "crimini di guerra, crimini contro l'umanità e atti di genocidio", lo stesso reato che la Corte internazionale di giustizia esamina nel procedimento contro Israele.
    Le prove che la fondazione consegna ai magistrati le ha diffuse lui. Video di demolizioni, foto in cui maneggia i cavi delle cariche. L'atto indica l'università Al-Azhar, il quartiere di Shuja'iya, il corridoio di Netzarim, dove Ben Asulin risulta schierato almeno dal novembre 2023. La denuncia richiama la giurisdizione universale, le Convenzioni di Ginevra e lo Statuto di Roma: l'Italia, che li ha firmati, o indaga o estrada. Sullo sfondo i numeri: oltre 73 mila morti a Gaza secondo il ministero della Salute locale, più di 22 mila bambini, il 92 per cento delle abitazioni distrutte secondo l'ONU.
    Il 7 luglio la deputata Stefania Ascari (M5S) ha depositato un'interrogazione ai ministri della Giustizia e dell'Interno. Chiede se il governo sappia della denuncia e cosa intenda fare «nel rispetto degli obblighi internazionali e dell'autonomia della magistratura». Dal governo, intanto, nessuna parola.
    Del resto la stessa fondazione, con il Center for Constitutional Rights, aveva chiesto alla procuratrice generale di New York Letitia James di aprire un'indagine sul ministro Itamar Ben Gvir, per conto di dieci attivisti della Global Sumud Flotilla e di un cittadino palestinese-americano. Dopo quella lettera Ben Gvir ha annullato il viaggio a New York. Asulin, invece, le vacanze in Italia le sta ancora facendo.



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  • Occhi su Gaza, diario di bordo #247
    2026/07/10
    A Sabra, quartiere di Gaza City, Mohammed al-Wahidi aveva montato gli schermi perché le famiglie sfollate potessero vedere Egitto-Argentina. Lavorava per il Comitato egiziano di soccorso, il braccio umanitario del governo del Cairo che ha mediato la tregua e che porta cibo e riparo agli sfollati. Il 7 luglio, all'imbrunire, un'ora prima del fischio d'inizio, una bomba ha colpito l'auto su cui viaggiava e ha ucciso quattro persone: con lui l'autista Ahmed Daghmush, 33 anni, e due fratelli che giocavano lì vicino, Hamza al-Deri di 10 anni e Fari di 8. Sulla stessa strada, mezz'ora prima, un altro attacco non aveva fatto vittime. L'esercito israeliano ha fatto sapere che al-Wahidi "non era un obiettivo", che stava puntando a un miliziano di Hamas.
    Dalla tregua del 10 ottobre 2025 il Ministero della Salute di Gaza conta più di mille persone uccise. L'OHCHR ne ha verificate 629, di cui 269 donne e bambini, con la verifica ancora aperta. La Commissione d'inchiesta dell'ONU scrive che gli atti di genocidio a Gaza proseguono. Nello stesso elenco finiscono chi il soccorso lo organizza e chi si limita a giocare per strada.
    Il soccorso con una data certa, intanto, è a Bruxelles. Il 13 luglio la Commissione europea riunisce il gruppo dei donatori per la Palestina, co-presieduto da Dubravka Šuica e dal premier Mohammad Mustafa, per lanciare una "Team Gaza Initiative" che coordini i fondi di ripresa dentro un programma triennale da 1,6 miliardi agganciato alle riforme dell'Autorità palestinese. L'8 luglio la Commissione lo aveva già annunciato alla plenaria dell'Europarlamento, tra i progressi da mettere a punto.
    La ricostruzione ha una sala e una data. Il soccorso di Mohammed al-Wahidi ha avuto un'auto in fiamme in una strada di Sabra, un'ora prima di una partita che nessuno dei quattro ha visto.


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  • Occhi su Gaza, diario di bordo #248
    2026/07/11
    Diciassettemila ettari di suolo nudo dove due anni fa crescevano colture e praterie. A Gaza la terra scoperta è passata da 3.918 a 17.663 ettari, più 351%, e le superfici vegetate sono scese del 65%, da 5.941 a 2.056 ettari. Lo misura uno studio della Libera Università di Bolzano con la Bethlehem University, pubblicato sulla rivista Progress in Physical Geography e ripreso il 9 luglio dall'agenzia Gea. I ricercatori hanno letto le immagini dei satelliti europei Sentinel-2 tra il settembre 2023 e il settembre 2025. Nello stesso periodo, con clima identico, in Israele la vegetazione cala del 4,5% e il suolo esposto sale del 3,4%. Quella forbice misura l'offensiva. Il clima non c'entra.
    Il dato dice una cosa che i bilanci quotidiani lasciano fuori. I conteggi registrano i morti, almeno 1.084 dall'entrata in vigore della tregua il 10 ottobre 2025 secondo il ministero della Salute di Gaza, oltre 73.000 dall'ottobre 2023. Registrano meno la terra e ciò che la rende abitabile. Il suolo senza radici né acqua è la forma lenta e permanente di quello che la Corte internazionale di giustizia esamina come genocidio. La Commissione d'inchiesta dell'Onu, nel settembre 2025, lo ha ricondotto a quattro dei cinque atti della Convenzione.
    Il piano di tregua, sulla carta, prevede che Israele non occupi né annetta Gaza. Il 9 luglio, alla Knesset, Boaz Bismuth (Likud), presidente della Commissione Esteri e Difesa, ha rivendicato che «circa il 70% di Gaza è controllato dalle Idf», e ha parlato di una zona cuscinetto permanente. Il territorio che si tiene è lo stesso che si svuota. Su una terra che ha smesso di produrre non si torna, e non si ricostruisce niente.
    Luigimaria Borruso, che ha firmato lo studio, lo dice nel linguaggio del metodo. «Quando non è possibile accedere a un territorio, il rischio è che anche i danni ambientali rimangano invisibili». Il suolo di Gaza, adesso, è visibile dallo spazio. È tutto il resto a restare fuori campo.

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