エピソード

  • Occhi su Gaza, diario di bordo #303
    2026/09/29
    «Lo abbiamo già fatto». Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich risponde così nel podcast di Ynet del 27 settembre a chi gli chiede che cosa voglia dire la sua proposta di fare in Cisgiordania quello che Israele ha fatto a Gaza: ci sono tre campi profughi vuoti e la popolazione è stata evacuata «per la sua protezione». Tre giorni prima, all'Onu, il primo ministro Benjamin Netanyahu chiamava l'accusa di genocidio la più grande menzogna del secolo.
    Il 4 settembre l'Alto commissariato Onu per i diritti umani ha descritto i tre campi, Jenin, Nur Shams e Tulkarem, con altre parole: le forze di Israele sono passate porta a porta, la popolazione è stata cacciata per intero con la forza e gli sfollati raccontano di ufficiali che dicevano di andarsene tutti in Giordania. L'Onu vi legge serie preoccupazioni di crimine contro l'umanità per trasferimento forzato. A luglio l'Unrwa contava 33.362 profughi ancora fuori dai campi.
    Quello che Israele ha fatto a Gaza ha il nome che gli dava Oxfam l'11 giugno: genocidio, con una pulizia etnica in corso in Cisgiordania. Intanto il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir pubblica su X il video in cui dice a Hassan Salameh, detenuto dal 1996, di volerlo giustiziare, e prospetta, se sarà ministro della Difesa, esecuzioni per i prigionieri come lui ed emigrazione per i palestinesi. In Israele si vota il 27 ottobre. A Tunisi i quattro della Global Sumud Flotilla restano a Mornaguia, e Al Jazeera racconta che la figlia più piccola di Wael Naouar ha quattro anni, si chiama Sumud e a chi le domanda dove sia il padre risponde «Palestina».
    La protezione di cui parla Smotrich ha perfino una scadenza: il 24 settembre, secondo Haaretz, l'esercito ha prorogato fino al 30 novembre la chiusura di Nur Shams, che sarebbe finita il 30 settembre.


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  • Occhi su Gaza, diario di bordo #304
    2026/09/30
    Nella Striscia di Gaza la tregua si misura in spazio sottratto. Lunedì al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il coordinatore speciale ad interim per il processo di pace in Medio Oriente, Ramiz Alakbarov, ha letto le osservazioni del segretario generale António Guterres: le autorità israeliane hanno confinato la popolazione di Gaza in circa il 30 per cento del territorio, mentre le uccisioni di civili continuano.
    Sull'altro lato della Linea Gialla, secondo un'analisi di immagini satellitari del New York Times, l'esercito israeliano ha costruito almeno una dozzina di avamposti, si è spinto oltre la linea di ritiro concordata e ha steso pavimentazione nuova dove prima della tregua c'erano le macerie. Il 2 settembre il primo ministro Benjamin Netanyahu era lì: «restiamo su questa linea». Di là, le macerie diventano asfalto. Di qua restano dove sono: il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) ha spiegato al Guardian che per rimuoverle serviranno dai sette ai dieci anni e che le autorità israeliane limitano l'ingresso dei macchinari, considerando parte delle attrezzature utilizzabili anche da Hamas.
    Il ministero della Salute di Gaza conta 1.421 palestinesi uccisi dall'inizio della tregua e 74.022 dall'ottobre 2023. Nel dicembre 2024 Amnesty International ha concluso che Israele commette un genocidio anche imponendo ai palestinesi di Gaza condizioni di vita calcolate per distruggerli fisicamente. A Tunisi quattordici persone arrestate dopo il corteo del 19 settembre per i quattro organizzatori della Global Sumud Flotilla sono finite in custodia cautelare, come ha confermato ad Al Jazeera un avvocato della difesa, e tre dei quattro restano in sciopero della fame. Alakbarov ha chiuso così il capitolo su Gaza: «lo spazio per la ripresa» finora è stato negato.

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  • Occhi su Gaza, diario di bordo #305
    2026/10/01
    Bambini generati al computer cantano a Bono di aiutarli a emigrare in Irlanda e gli chiedono di ascoltare Itamar Ben-Gvir (Otzma Yehudit): è "Gaza to Ireland", il video con cui il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, secondo il Jerusalem Post, ha risposto su X al cantante degli U2, che lunedì su Rolling Stone aveva paragonato la sua retorica a quella di Heinrich Himmler. Bono si riferiva a quanto Ben-Gvir disse ad agosto all'ex ostaggio Rom Braslavski: a Gaza ci sono persone che non meritano di vivere, «non sono nemmeno persone». Il ministro ha aggiunto la proposta, "aiutateli a trasferirsi in Irlanda", e a chi parte ha promesso "un futuro meraviglioso". Il futuro, a Gaza, si seppellisce. Martedì nel campo profughi di Nuseirat si è tenuto un funerale collettivo per i resti di quasi 50 persone, estratti dalle macerie di edifici distrutti quasi tre anni fa, e Areej Farajallah ha raccontato all'Associated Press che la settimana prima erano state ritrovate due ossa del marito. E seppelliva anche suo figlio. Israele del resto tiene fuori i mezzi pesanti per scavare. L'International Association of Genocide Scholars, che il 31 agosto 2025 ha stabilito che le politiche di Israele a Gaza rientrano nella definizione giuridica di genocidio, contava già allora migliaia di sepolti sotto le macerie. A Tunisi Ghassan Boughdiri, uno dei quattro organizzatori della Global Sumud Flotilla detenuti a Mornaguia, è in sciopero della fame da tre settimane e da domenica rifiuta anche l'acqua. È svenuto prima di vedere la madre, riferiscono la Flotilla e The New Arab. L'Irlanda ha già deciso: il 5 giugno ha vietato l'ingresso a Ben-Gvir e a Bezalel Smotrich, perché le loro dichiarazioni, disse il primo ministro Micheál Martin, equivalgono in sostanza al desiderio di vedere eliminati i palestinesi dalla Palestina.

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  • Occhi su Gaza, diario di bordo #306
    2026/10/02
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  • Occhi su Gaza, diario di bordo #307
    2026/10/03
    Oltre trecentoquaranta milioni di dollari. È la cifra che Affinity Partners, la società di Jared Kushner, genero di Donald Trump e suo inviato volontario per Gaza, ha incassato a luglio vendendo un quarto delle azioni di Phoenix Financial e restituendo ai soci l'intero investimento iniziale, mentre della società resta la prima azionista con il 7,4 per cento. Giovedì la Cnn, incrociando i registri finanziari israeliani, ha mostrato che Phoenix ha almeno 265 milioni in Elbit Systems, il primo produttore di armi del Paese, e quote in almeno altre otto aziende che riforniscono l'esercito di droni e di macchine da demolizione.
    Fra quelle otto la Cnn trova Caterpillar, i cui bulldozer secondo le Nazioni Unite hanno raso al suolo quartieri a Gaza e in Libano, nella Striscia dove Human Rights Watch, con il rapporto del 19 dicembre 2024, aveva già imputato alle autorità israeliane lo sterminio e atti di genocidio per la privazione dell'acqua. E a gennaio, a Davos, Kushner prometteva ai privati una "nuova Gaza" con 180 grattacieli sul mare. Ruspa e cantiere, stesso profitto. La Cnn scrive di non aver trovato prove che la diplomazia abbia orientato quegli investimenti e l'avvocato assicura che Kushner è sempre rimasto estraneo alle scelte di Phoenix; lui stesso però raccontava a Forbes, nel settembre 2025, un "dialogo molto attivo" con i vertici del gruppo, incontrati ogni poche settimane. Alla Cnn la Casa Bianca ha risposto parlando di "racconto stanco" dei democratici.
    Intanto a Mornaguia i quattro organizzatori tunisini della Global Sumud Flotilla restano in carcere da marzo, con la custodia prorogata di quattro mesi l'11 settembre. A febbraio, alla prima riunione del Board of Peace che sovrintende alla ricostruzione della Striscia, Kushner ha assicurato che chi ci lavora «non ne trae profitto personale».

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  • Occhi su Gaza, diario di bordo #308
    2026/10/06
    A un film sui suoi soldati Israele risponde con un film di soldati. Si chiama "NAZA: The Real Story", dura 49 minuti, è gratuito e lo firmano il tenente colonnello della riserva Roi Danino, Hagai Gutman e Ariel Averbuch, con materiale che l'esercito, secondo il Jerusalem Post, ha autorizzato a pubblicare. Il 3 ottobre l'ambasciata d'Israele a Washington lo rilanciava come il film che "rimette le cose in chiaro", e l'hasbara, la diplomazia pubblica israeliana, si è trovata un regista con i gradi.
    Il metodo raccontato in "NAZA" da Yuval Abraham e Rachel Szor è il conto dei civili che moriranno, fatto prima degli attacchi, e nella risposta del 1 ottobre l'esercito, mentre nega la soglia dei 200, scrive che quelle vere sono "molto più basse", senza dire quali. Smentisce la cifra, conferma il conto. Il 14 settembre il capo di stato maggiore Eyal Zamir, che parlava di "calunnie del sangue", chiedeva al procuratore militare di valutare azioni legali contro il film e ordinava di cercare chi avesse fatto filtrare i materiali classificati usati per girarlo. Il ministro della Cultura Miki Zohar chiedeva al ministero dell'Interno di vagliare la revoca della cittadinanza ai registi. Il Guardian, che lo produce, rivendica riscontri su documenti classificati trapelati.
    Nel procedimento per genocidio avviato dal Sudafrica, la Corte internazionale di giustizia ha ordinato a Israele il 28 marzo 2024 di garantire che il suo esercito eviti ogni atto contro i diritti dei palestinesi di Gaza come gruppo protetto dalla Convenzione sul genocidio, compreso il blocco degli aiuti umanitari. La Freedom Flotilla punta su Gaza a ottobre. Nella sua risposta l'esercito scrive che il film, "paradossalmente", fa passare per indifferenza verso le vite civili "lo sforzo eccezionale e il dettaglio" con cui stima il danno ai civili.


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  • Occhi su Gaza, diario di bordo #309
    2026/10/07
    La crema contro la scabbia passa dal filtro israeliano. Lo ha raccontato Murad Asaliyya, responsabile delle attività mediche di Medici senza frontiere a Gaza, nel rapporto con cui l'organizzazione ha segnato i tre anni dal 7 ottobre 2023: quest'anno le sue squadre hanno curato oltre 11.000 casi di malattie della pelle, mentre le forze israeliane occupano circa il 65 per cento del territorio.
    Domenica il ministro della Difesa Israel Katz aveva disposto, su raccomandazione dei militari, la chiusura generale di Gaza e della Cisgiordania il 5 e il 7 ottobre per la commemorazione, senza toccare gli israeliani che passano dai posti di blocco. Il Cogat, l'unità del ministero della Difesa per i territori occupati, ha scritto che la chiusura "non dovrebbe avere alcun impatto" sulla situazione umanitaria, e lunedì i carichi sono rimasti fuori, secondo il portavoce dell'Onu Farhan Haq citato dall'AGI, mentre oggi restano fuori di nuovo. Dal 24 maggio, quando Israele ha chiuso Zikim, l'unico valico aperto alle merci è Kerem Shalom, secondo l'Ocha, l'ufficio umanitario dell'Onu. Il valico chiuso è l'unico.
    Fra i quattro atti di genocidio che la Commissione d'inchiesta dell'Onu ha attribuito a Israele il 16 settembre 2025 c'è l'imposizione deliberata ai palestinesi di Gaza di condizioni di vita calcolate per distruggerli in tutto o in parte, e il segretario generale dell'Onu António Guterres nella dichiarazione per l'anniversario scrive che la tregua deve ancora garantire un'assistenza umanitaria adeguata. Ad Antalya, secondo l'agenzia turca Anadolu, si riparano quattordicibarche della Global Sumud Flotilla che gli organizzatori dicono danneggiate dall'attacco israeliano, e due sono già partite per l'Italia. Oggi Israele ricorda i suoi morti, e a Kerem Shalom resta fuori anche la crema.

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  • Occhi su Gaza, diario di bordo #310
    2026/10/08
    Sessantacinquemila. Sono in cifra tonda gli obiettivi colpiti nella Striscia di Gaza su circa 100.000 in tre anni: ieri, per l'anniversario del 7 ottobre, l'esercito israeliano ha messo in fila i propri successi in un rendiconto pubblico e ci ha infilato anche una quarantina di nuovi avamposti nella Striscia, secondo il Times of Israel.
    Nelle stesse ore l'ospedale Al-Shifa di Gaza City ha contato due morti di un attacco israeliano, e uno dei due era un volontario della Protezione civile, il servizio che a Gaza scava fra le macerie per recuperare i corpi. La settimana scorsa, racconta l'Associated Press, una squadra di ricerca è arrivata a casa di Haneen al-Khodari a Gaza City, dove dal dicembre 2023 diciassette suoi familiari restavano sotto le rovine, e dopo otto ore di scavo ha trovato i resti di un bambino piccolo e due ossa. Poi la ricerca è stata chiusa. Il ministero della Sanità di Gaza conta oltre 74.000 palestinesi uccisi e più di 1.400 da quando, un anno fa, è entrato in vigore il cessate il fuoco.
    Ad aprile Amnesty International scriveva che Israele, a sei mesi dal "cosiddetto" cessate il fuoco, continuava a infliggere deliberatamente ai palestinesi di Gaza condizioni di vita calcolate per distruggerli fisicamente, la condotta che l'organizzazione chiama genocidio, e ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scritto che le operazioni israeliane a Gaza hanno provocato "una devastazione umana e materiale di intollerabile gravità". Gli obiettivi l'esercito li conta a decine di migliaia, e a casa al-Khodari il conto sta su un telo di plastica, con l'etichetta "ossa miste".


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