Francesco De Gregori torna protagonista nel 2026 con un progetto che lo riporta nei teatri e al centro di una riflessione sulla sua musica meno conosciuta, quella che lui stesso definisce “Nevergreen”: brani che non sono diventati celebri, ma che rappresentano una parte preziosa e intima della sua produzione artistica. Il cantautore romano, fedele alla sua natura schiva e anticonvenzionale, continua a sorprendere con scelte lontane dalle logiche commerciali, come quando ricorda di aver giurato a 16 anni di non mettere mai piede a Sanremo dopo la tragedia di Luigi Tenco.
Quest’anno De Gregori è tornato sul palco dell’Out Off di Milano, teatro dove è stato girato un docufilm diretto da Stefano Pistolini e trasmesso dalla Rai a inizio giugno. Un film non patinato, come lo ha definito lui, arricchito dalla presenza di amici e colleghi come Zucchero, Ligabue, Jovanotti e Elisa.
Il nuovo tour, che si chiuderà proprio all’Out Off a novembre, porta il titolo Nevergreen, un gioco di parole che ribalta l’idea delle canzoni “sempreverdi” per dare spazio a quelle rimaste nell’ombra ma amate dai fan più appassionati, i “gregoriani talebani”, come li ha definiti con ironia.De Gregori racconta il piacere di suonare nei piccoli spazi, dove la distanza tra palco e pubblico si accorcia e nasce una connessione emotiva immediata.
In autunno tornerà anche al Teatro Sala Umberto di Roma con una serie di live dedicati proprio ai suoi brani meno celebri: La ragazza e la miniera, I matti, San Lorenzo, Gamba di legno a Parigi e altri ancora.
Oggi ricordiamo La ragazza e la miniera, canzone del 1983 contenuta nell’album La Donna Cannone, che racconta con delicatezza e poesia la condizione degli emigranti e il sacrificio del lavoro in miniera. Un brano in cui il protagonista si confida idealmente con la madre prima di trovare un momento di riscatto e di luce nell'amore di una giovane donna. Un pezzo che racchiude tutta la straordinaria sensibilità narrativa di De Gregori.
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