エピソード

  • La verifica sentimentale
    2026/10/23

    Prima di pensare, l'essere umano simbolizza. Vediamo un cane grosso e nero e la mente lo trasforma in simbolo — di pericolo per una passante impaurita, di gioia per chi lo ama — prima ancora di ragionarci sopra. È da questa idea, che Susanne Langer riassunse nella formula dell'uomo come "animale simbolico", che Luca Stanchieri parte per introdurre una funzione nuova dei sentimenti: non solo ispirano significati, ma li mettono alla prova.

    La prima metà della puntata ricostruisce perché il simbolo venga prima del pensiero: l'arte visiva e la musica precedono la scrittura di decine di migliaia di anni, e la musica in particolare non causa i sentimenti — li rende comprensibili, li fa intendere là dove le parole non arrivano. Ogni sentimento ha un nucleo simbolico condivisibile — è questo che permette a due persone, pur con concezioni diversissime dell'amore, di riconoscere che stanno pensando la stessa cosa.

    La seconda metà introduce la verifica sentimentale. Un sentimento ispira un paradigma — un modo di concepire l'amore, la protezione, la famiglia — e poi verifica se quel paradigma è ancora adeguato al sentimento che lo ha generato. Quando non lo è, il sentimento entra in crisi, o viene sostituito da un altro. È una triplice verifica: verso sé, verso l'altro, verso la relazione. Non dà risposte, dà indicatori di salute — lo scarto tra ciò che viviamo e ciò che ci aspettavamo.

    Con due prove di lettura opposte — la Sibyl di Virginia Evans e l'Amy di Gillian Flynn — che di fronte alla stessa verifica scelgono in direzioni contrarie. Perché dopo la verifica, resta sempre il potere della scelta.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    43 分
  • Il significato dell'amore
    2026/10/16

    Amare una persona è provare un sentimento — ma quel sentimento può avere significati diversi. Alcuni fanno fiorire, altri portano fuori strada. In questa puntata Luca Stanchieri affronta i paradigmi dell'amore: i modelli, spesso inconsapevoli, con cui diamo forma a ciò che proviamo, e che possono realizzarlo o distruggerlo anche quando l'amore è reale.

    Il cuore della puntata è una critica di tre significati sbagliati. Che amare significhi avere una perfetta intesa sessuale — pretesa che trasforma ogni difficoltà nella prova che "l'amore non c'è", quando la sessualità è invece un terreno di dialogo e scoperta, non un banco di prova. Che ogni innamoramento debba diventare amore — quando l'innamoramento è una giostra di emozioni, transitoria per natura, bellissima in sé ma tutta da verificare; e l'amore può nascere anche senza alcun innamoramento iniziale. Che la relazione d'amore debba essere la piena autorealizzazione di sé — l'assolutismo che chiede all'amore ciò che non può dare, e trasforma il rifugio in gabbia, popolando la vita di gelosie, controlli e sospetti.

    Da qui la proposta positiva: amare significa essere felici nel rendere più felice la persona amata, attraverso dedizione e impegno — mai attraverso il sacrificio inteso come annullamento di sé. Un amore autentico deve essere sostenibile: contribuire alla felicità dell'altro deve accrescere anche la propria. È il duplice compito di ogni amore — coltivare le radici e permettere di dispiegare le ali: radicare e elevare, proteggere e ispirare.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    36 分
  • La scelta di amare
    2026/10/09

    La freccia di Cupido, il colpo di fulmine, la passione che ci travolge e ci domina: tutti miti che raccontano l'amore come qualcosa che ci accade, fuori dalla nostra volontà. Luca Stanchieri li smonta a partire da una tesi netta: amare è in primo luogo una scelta, libera e cosciente. Non c'è amore senza libertà.

    Se amare è una scelta, allora dipende prima di tutto da chi ama. Siamo noi a trasformare in emozioni ciò che una persona suscita, dando valore, illuminando o respingendo con il nostro sguardo. Chi ama sa cogliere nell'altro un bene che l'altro non sa di avere. Il che apre una domanda vertiginosa — potremmo allora amare chiunque? — a cui Luca risponde attraversando l'amore universale di Gesù, Mozi, i buddhisti, e la differenza tra amare tutti ed elevare una singola persona a bene supremo.

    La puntata individua le condizioni concrete dell'amare: la disponibilità attentiva (l'attenzione come "la più rara e pura forma di generosità", scriveva Simone Weil), la predisposizione culturale, la speranza di felicità. E soprattutto la curiosità — verso le persone care ma anche verso i perfetti sconosciuti, il barista, l'incontro casuale — come vera porta d'accesso alle relazioni.

    Nell'ultima parte, la distinzione più importante: quella tra amore e possesso. L'amore maturo, quando finisce, produce dolore, non distruzione. La violenza che a volte segue la fine di una relazione non deriva dall'amore — deriva da una cultura proprietaria e controllante che è altra cosa. Scambiare amore e possesso è come scambiare felicità e oppressione.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    25 分
  • Le relazioni che rendono felici
    2026/10/02

    Uno studio di Harvard ha seguito le stesse persone per 84 anni — migliaia di domande, decine di misurazioni, intere vite osservate dall'inizio alla fine. E ne è emerso un fattore che spicca su tutti gli altri per costanza: non il denaro, non il successo, non la carriera, ma le buone relazioni. Sono loro a renderci più sani e più felici.

    Con questa puntata Luca Stanchieri apre il tema dei sentimenti verso gli altri. E parte dalla felicità — una delle domande più difficili sulla condizione umana — per distinguerne cinque dimensioni: con se stessi, con le persone, con la comunità, tra comunità, con il mondo della vita. Possiamo essere felici e infelici insieme, in dimensioni diverse.

    Da qui una mappa delle relazioni buone secondo il grado di condivisione: convivenza, colleganza, cura, amicizia, amore romantico. Nessuna in competizione con le altre. E una tesi netta: l'amore non è solo un istinto naturale e privato, ma un fatto culturale su cui ci si può formare tutta la vita — eppure, mentre tutto è cambiato negli ultimi due secoli, sull'amore siamo rimasti alla stessa confusione di sempre.

    Con un raro momento personale, in cui Luca parla della propria difficoltà a riflettere sull'amore, e con la tesi che orienterà le prossime puntate: amare significa essere buoni — dove "buono" non è assenza di cattiveria, ma impegno, forza, capacità di costruire e difendere il bene.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    39 分
  • Solitudine e impotenza
    2026/09/28

    Tolstoj, ne "La morte di Ivan Il'ič", racconta un uomo che muore circondato da familiari e conoscenti, e mai nella sua vita si è sentito più solo. È da qui che Luca Stanchieri chiude il capitolo dei sentimenti verso se stessi, affrontandone due tra i più dolorosi: la solitudine e l'impotenza.

    La solitudine non si misura da fuori — non dal numero di amici o dall'avere o meno un partner. È un'esperienza interiore, la distanza tra il contatto che vorremmo e quello che abbiamo. Esiste una solitudine positiva, cercata: quella della creazione, della natura, della riflessione. E una negativa, subita, che nasce dai vissuti di rifiuto ed esclusione e genera tristezza, angoscia, a volte rancore. Ma anche la solitudine, sostiene Luca, in ultima istanza è una scelta — il che non significa colpevolizzare chi la prova, ma restituirle la possibilità di essere cambiata.

    Al centro della puntata c'è l'impotenza appresa, il celebre costrutto di Martin Seligman: la convinzione, generalizzata da esperienze ripetute, che qualunque cosa si faccia nulla cambierà. Ma con un'anomalia decisiva — non tutti la sviluppano. E la differenza non sta nell'evento, sta in come lo si interpreta. Da qui l'intuizione centrale del coaching umanistico: quando una potenzialità viene repressa, la repressione genera dolore, finché quella potenzialità non viene liberata. Nel caso dell'impotenza è la proattività; nel caso della solitudine, la socialità.

    La puntata si chiude tornando a Ivan Il'ič, e alla scoperta che rovescia tutto proprio nell'ultima ora.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    33 分
  • Il sentimento dell'intelligenza
    2026/09/11

    Leonardo studiò anatomia per vent'anni, sezionando cadaveri di notte. Michelangelo scolpiva quattordici ore al giorno e dormiva vestito per non perdere tempo. Edison fece più di mille esperimenti falliti prima di una lampadina funzionante. Eppure di loro ricordiamo solo il risultato — mai il processo che lo ha prodotto.

    Nella dodicesima puntata di "I nostri sentimenti", Luca Stanchieri affronta il secondo dei sentimenti relazionali: quello verso la nostra intelligenza e la nostra bravura. Al centro c'è un bersaglio preciso, il paradigma della lotteria genetica — l'idea che chi è bravo sia nato fortunato. Nessuno, sostiene Luca, nasce con una genetica che regala un talento: ogni talento è campo-dipendente, si forma solo con un allenamento efficace, e il vantaggio iniziale di chi "va bene senza fatica" diventa spesso un ostacolo quando l'asticella si alza.

    La puntata attraversa le intelligenze multiple di Gardner, il celebre esperimento di Rosenthal e Jacobson alla Oak School del 1968 — dove bastò dire agli insegnanti che certi bambini, scelti a caso, erano promettenti perché lo diventassero davvero — e il mindset statico e dinamico di Carol Dweck. Fino a due idee che allargano il campo: la prospezione, cioè il modo in cui il sentimento delle nostre capacità, proiettato nel futuro, genera già oggi paura o fiducia; e il "serial killer della speranza", quella voce interna che smonta ogni ambizione e che non va combattuta né assecondata, ma ascoltata e tradotta in una domanda a cui rispondere.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    48 分
  • Il sentimento del corpo
    2026/09/04

    "Nella mia testa io sono un grasso che adesso è magro." Luca Stanchieri racconta di sé — della nonna ciociara che aveva conosciuto la fame e cucinava come per sfamare un paese, delle prese in giro da adolescente, del disprezzo verso il proprio corpo e della lotta che ne è seguita — per introdurre il primo dei sentimenti relazionali: quello che proviamo verso il nostro corpo vivo.

    È il fondamento del rapporto con noi stessi, ed emerge nella preadolescenza, quando la coscienza comincia a inseguire un corpo che si trasforma più in fretta di lei.

    Da qui la puntata affronta l'autostima attraverso tre simboli: il bene, la bravura, la bellezza. Quale mettiamo al primo posto cambia tutto. Viviamo in una società che dà feedback solo sulla bravura — nessuno viene elogiato per essere buono, al massimo lo si dà per scontato. E quando a dominare è la bellezza, il corpo diventa il banco di prova del nostro valore, l'umanità diventa un pubblico e noi stessi dei personaggi.

    Con una tesi che allarga il campo: il sentimento verso il corpo non è solo intimo. È stato il motore di trasformazioni culturali enormi — dalle donne che hanno infranto una cultura medica che le riteneva inadatte alla professione, ai movimenti che hanno rivendicato il corpo come bene primario e non come territorio amministrato da autorità esterne.

    La puntata si apre con il principio dell'allenamento — i sentimenti non si inducono, ma la facoltà sentimentale si allena — e si chiude con una domanda: che significa per te essere buono con il tuo corpo?

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    37 分
  • L'adolescenza sentimentale
    2026/08/28

    Esiste una seconda adolescenza. Non ha nulla a che vedere con il corpo: arriva a qualunque età adulta, spesso dopo i cinquanta, e comincia quasi sempre da una domanda — quanto mi resta da vivere? È il momento in cui il progetto di vita scritto da giovani chiede di essere riscritto.

    Luca Stanchieri la chiama adolescenza sentimentale, e in questa puntata la ricostruisce partendo da più lontano: da cosa significhi davvero prendersi cura di sé. Non concedersi un premio, ma preparare il terreno — il gesto elementare con cui si coltiva quello che in tutte le culture è il simbolo della felicità, dal giardino dell'Eden a quello di Epicuro.

    Da lì la puntata arriva alla libertà, che è più complicata di quanto sembri. È prima di tutto un fatto: possiamo scegliere chi essere, e questo include la libertà di essere infelici. Diventa un sentimento solo quando scopriamo di essere liberi anche di essere felici. Ed è proprio questa libertà a renderci insicuri — perché nessuno può sostituirci nella scelta di chi vogliamo essere.

    Con gli studi longitudinali di Emmy Werner alle Hawaii, che seguirono seicentonovanta bambini per oltre trent'anni: l'infanzia pesa, ma la nostra capacità di elaborare i sentimenti resta malleabile per tutta la vita.

    E con una parte personale — il ritmo delle giornate, lo sport, il gioco preso sul serio come lo prendono i bambini, e il corpo che a questa età va onorato non risparmiandolo, ma facendolo faticare.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    22 分