Estate in cammino -
Cosa c’è davvero nello zaino di un’educatrice ambientale?
In questa puntata conclusiva della rubrica Estate in cammino ti porto con me a scoprire non solo gli strumenti pratici che porto sempre in Valtellina - dai binocoli agli albi illustrati, dalle carte della biodiversità al kit di primo soccorso - ma anche scelte più consapevoli come l’abbigliamento tecnico, che per me è parte dell'educazione ambientale.
Vestirsi in montagna significa rispettare il proprio corpo e il contesto naturale: per questo scelgo capi di qualità che durano nel tempo, riducono l’impatto e mi permettono di lavorare in sicurezza.
Scelgo l'abbigliamento di Columbia, con cui collaboro, per il lavoro e le passeggiate di piacere
Scelgo l'artigianato di Eleonora Elle e L'amoreèovunque per la vita di tutti i giorni.
Ma lo zaino non è solo fisico: c’è anche quello metaforico, fatto di conoscenze, metodo e strumenti che ogni educatore ambientale dovrebbe avere.
Obiettivi chiari, programmazione, attività radicate nelle scienze naturali e non improvvisate.
Tutti elementi che fanno parte del mio percorso Achillea, dove dedico una sezione proprio alla costruzione dello “zaino invisibile” degli educatori.
E poi c’è lo zaino emotivo, quello che riempiamo con pazienza, curiosità, capacità di ascolto, voglia di mettersi in discussione.
Ma che dobbiamo anche imparare a svuotare da ciò che non serve: la rigidità, il bisogno di controllo, la competizione, l’ansia di dimostrare sempre qualcosa.
Questa puntata è un invito a chiederti:
cosa porti con te quando cammini in natura con un gruppo? E cosa invece sarebbe meglio lasciare a casa?
Le risposte non arrivano subito, ma iniziare a farsi la domanda è già il primo passo verso un’educazione ambientale che lasci davvero un segno.