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DigitMondo

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著者: Francesco Marino
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DigitMondo è il podcast di Francesco Marino, direttore di Digitalic, che racconta come tecnologia, intelligenza artificiale e innovazione stanno trasformando il mondo in cui viviamo. Ogni episodio parte da una notizia, da un evento o da un segnale del presente, per allargare lo sguardo e capire che cosa sta davvero cambiando sotto la superficie. L’intelligenza artificiale, la robotica, la cybersecurity, la competizione tecnologica tra Stati Uniti, Europa e Cina non sono soltanto temi tecnici. Sono fenomeni che stanno ridisegnando economia, lavoro, geopolitica e cultura.Francesco Marino 政治・政府
エピソード
  • Watermark AI: la firma invisibile dell'intelligenza artificiale
    2026/09/01

    Dal 2 agosto 2026 ogni testo che Claude produce ha una firma invisibile, statistica, nascosta nelle parole. Non è un metadato, non è un codice: è il testo stesso. Un watermark che dice una cosa, solo una: questo testo è passato da un'AI. Non dice chi lo ha pensato, non dice chi lo ha scritto. La provenienza non è paternità.

    Il watermark esisteva già nel 2022. Lo ha inventato un professore di calcolo quantistico, Scott Aaronson, prestato a OpenAI. Funzionava, era pronto, e non è stato attivato: non conveniva. Quattro anni dopo la attiva Anthropic, non OpenAI, perché in Europa l'AI Act chiede che i testi generati siano riconoscibili.

    Un giornalista scrive di suo pugno ottomila battute, chiede alla macchina di correggere i refusi, e il testo è bollato con una lettera scarlatta. Ma la firma dice solo che è passato da un'AI. Chi la legge penserà che lo ha scritto la macchina. Ma se il detector non trova la firma, questo non vuol dire che il testo lo ha scritto una persona.

    Una storia di parole, di macchine, di sospetto. Questo testo l'ha scritto una macchina o una persona?

    Fonte: la lezione di Aaronson, Austin 2022.

    https://www.youtube.com/watch?v=fc-cHk9yFpg


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    18 分
  • Meta patteggia al processo: 18 Mld e i numeri che contano davvero
    2026/08/25

    Autunno 2021, una ragazza di sedici anni pubblica su Instagram la fotografia di un'automobile. Le piacciono le macchine, ha aperto il profilo da poco, sta provando a farsi un pubblico.

    Sotto la foto, uno sconosciuto scrive tre parole: torna in cucina.

    Lei può bloccare quel profilo oppure cancellare il commento. Nessuna delle due cose cambia qualcosa, perché quel commento non viola nessuna regola della piattaforma.

    Suo padre legge quelle tre parole. Lavora per Instagram: lo hanno richiamato per occuparsi del benessere degli utenti, di problemi come quello di sua figlia.

    Il 18 agosto 2026, in un tribunale federale di Oakland, quell'uomo è il primo testimone chiamato contro Meta. Si chiama Arturo Béjar.

    Del processo, in Italia, è arrivato quasi solo un numero: 1.400 miliardi di dollari. Non moltiplica i ragazzi danneggiati; moltiplica le volte in cui l'azienda ha dichiarato che andava tutto bene.

    Lo aveva dichiarato pubblicando un indicatore. Negli stessi mesi, dentro Instagram, un questionario mandato a quasi 240.000 utenti ne misurava un altro: fra i due ci sono tre ordini di grandezza, e nessuno dei due è falso.

    Poi ce n'era un terzo e quello lo guardavano tutti.

    La stessa domanda è già passata da un tribunale del New Mexico, dove Meta ha perso 942 milioni di dollari, dalla Commissione europea, che chiede di spegnere lo scorrimento infinito, e da un'aula del Tribunale delle Imprese di Milano, dove il 19 novembre si discute la stessa richiesta.

    Il 26 agosto 2026 il processo di Oakland si ferma prima del previsto: Meta patteggia. Pagherà almeno 12,1 miliardi di dollari in dieci anni, fino a 17,1 se anche le altre piattaforme accetteranno le stesse regole, e accetta una serie di limiti sull'uso dei minori.

    Nessuna sentenza. Quelle tre parole non sono mai diventate un verdetto: l'azienda ha scelto un numero, e lo ha pagato per non arrivare in fondo.

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    21 分
  • Chris Bangle e i due millimetri che l'AI non sa spostare
    2026/08/04

    Nel 2001, 14.800 persone firmano una petizione per farlo licenziare; la colpa era la forma di un'auto, in particolare il bagagliaio, quello della nuova BMW Serie 7. Chris Bangle, primo capo del design americano di BMW e tra i car designer più influenti di sempre, si trova per primo davanti a un problema, lo risolve e viene criticato; poi tutti lo copiano.

    In questa puntata di DigitMondo, Chris Bangle racconta cosa può e cosa non può fare l'intelligenza artificiale nel design, la differenza tra un'automobile e una car, i due millimetri che separano un progetto riuscito da uno fallito, il progetto Second Existence per il governo tedesco, la frase dipinta sui gradini del suo studio che risponde a molte domande.

    Un episodio su design, automobili,, creatività e intelligenza artificiale: perché una macchina può fare bene quello che facciamo noi, ma non quello che ci rende insostituibili.

    DigitMondo è il podcast di Digitalic per chi guida la tecnologia in Italia; se ti piace, segui il podcast e lascia una recensione.

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    27 分
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