Watermark AI: la firma invisibile dell'intelligenza artificiale
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Dal 2 agosto 2026 ogni testo che Claude produce ha una firma invisibile, statistica, nascosta nelle parole. Non è un metadato, non è un codice: è il testo stesso. Un watermark che dice una cosa, solo una: questo testo è passato da un'AI. Non dice chi lo ha pensato, non dice chi lo ha scritto. La provenienza non è paternità.
Il watermark esisteva già nel 2022. Lo ha inventato un professore di calcolo quantistico, Scott Aaronson, prestato a OpenAI. Funzionava, era pronto, e non è stato attivato: non conveniva. Quattro anni dopo la attiva Anthropic, non OpenAI, perché in Europa l'AI Act chiede che i testi generati siano riconoscibili.
Un giornalista scrive di suo pugno ottomila battute, chiede alla macchina di correggere i refusi, e il testo è bollato con una lettera scarlatta. Ma la firma dice solo che è passato da un'AI. Chi la legge penserà che lo ha scritto la macchina. Ma se il detector non trova la firma, questo non vuol dire che il testo lo ha scritto una persona.
Una storia di parole, di macchine, di sospetto. Questo testo l'ha scritto una macchina o una persona?
Fonte: la lezione di Aaronson, Austin 2022.
https://www.youtube.com/watch?v=fc-cHk9yFpg