エピソード

  • #009 - Carta Igienica - A ve voria na guerra
    2022/03/11
    La mia generazione si è scontrata tanta volte con la guerra. Lontana, finta, finanziaria, incomprensibile, fredda. La verità è che la guerra ci è sempre stata sconosciuta, anche quando bussava alla porta del vicino di casa.

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  • #008 - Carta Igienica - Vaccini: la comunicazione della morte anzichè della vita
    2021/04/16
    Vaccini: la comunicazione della morte anzichè della vitaDa ormai 15 mesi siamo vittime della pandemia da Covid19.Da 15 mesi ogni giorno la comunicazione giornalistica, televisiva, radiofonica, scientifica, governativa e il semplice chiacchiericcio, si concentra sulla morte. Non mi riferisco tanto al numero di decessi che viene riportato quotidianamente o alla condivisione di statistiche sulla possibilità di morte da Covid quanto, e ancora peggio, alla focalizzazione del dibattito sul rischio di morire dopo la somministrazione di vaccini testati, approvati e ritenuti sicuri dalle autorità preposte. Un’attenzione così morbosa sui casi di trombosi provocati dal vaccino genera una ingiustificata insicurezza in relazione alla possibilità di cura e una ridicola pretesa di totale sicurezza dei prodotti farmaceutici.Come se non bastasse, i media calcano la mano sulla presunta inefficienza del sistema logistico delle vaccinazioni che parrebbe procedere a rilento paventando responsabilità di qualcuno di incapace al vertice e di lacune sparse qui e lì nel sistema. Nessun andamento lento, nessun incapace: la campagna procede languidamente perché non ci sono vaccini in numero sufficiente da consentire un andamento più vivace. Punto. I giornalisti che continuano a puntare il dito contro la lentezza del sistema devono avere qualche deficit cognitivo. Ve prego, moeghea.La percentuale di popolazione vaccinata con le due dosi, ad oggi circa il 7%, e quella vaccinata con una sola dose, più o meno il 17%, è perfettamente in linea con il resto dei Paesi europei, anzi, anche un pochino meglio degli altri, se proprio vogliamo essere precisi. Se poi si vuole spostare la questione sul piano europeo, allora, ecco, si, c’è stato sicuramente un problema di approvvigionamento ma, a sto giro, non è colpa del solito fare all’italiana.In mancanza di intrattenimenti al di fuori delle mura domestiche, seguo molte trasmissioni televisive dove, in particolare ora che sta progredendo la campagna vaccinale, si discute del rischio di manifestare sintomi gravi a seguito dell’iniezione dell’antidoto per il Covid, tanto da poter condurre alla morte, riportando dati e statistiche rassicuranti ma che sottendono la pretesa di non avere nessun rischio in nessun ambito della vita e delle cure. Soprattutto, le persone, si aspettano di poter assumere dei farmaci a rischio zero, pena la denuncia del sistema farmaceutico colpevole di far ammalare anziché curare, come ci si aspetterebbe.Intendiamoci, non sono una fan di Big Pharma e penso che in un momento storico come questo, le aziende farmaceutiche stiano giocando il gioco del profitto che fa ribrezzo se confrontato alla catastrofe sanitaria ed economica che sta mettendo il mondo intero in ginocchio. Non so quali siano i limiti burocratici nel liberalizzare i brevetti per la produzione dei sieri ma non trovo ragioni per le quali non possano essere superati.Mi colpisce molto la comunicazione che si fa sui vaccini. Da un lato viene esaltato lo straordinario beneficio che tutta l’umanità può trarre da una campagna di vaccinazione di massa, dall’altro l’attenzione mediatica si concentra in modo morboso sulla piccolissima percentuale (si potrebbe azzardare l’uso del termine irrilevante) di morti correlate alla vaccinazione producendo il risultato opposto rispetto a quello che si dovrebbe ottenere quando i dati sono estremamente, inequivocabilmente e incontestabilmente positivi.Non capisco e non capirò mai come possa essere possibile che il sistema giornalistico, che dovrebbe essere popolato di menti preparate, colte e intelligenti, continui inspiegabilmente a fare leva sulle lacune intellettuali di certe fasce della popolazione e sull’ancestrale paura della morte che ci accomuna tutti, per remare contro alla zattera che porterebbe in salvo la maggior parte della popolazione mondiale.Questo non significa fare massa critica, questo è trasformare il sistema dei media in un’arma di rincoglionimento di massa. È questa politica di comunicazione (che prescinde dalla politica governativa) che limita la nostra libertà, non le azioni che tentano di tutelarla. È l’errata comunicazione della morte che acuisce la paura, non il rischio di morte.Qui le cose sono due: o ci stanno raccontando una marea di balle e i deceduti a seguito della vaccinazione sono molti più di quelli che vengono comunicati o l’intero sistema farmaceutico-governativo ha perso del tutto la bussola. Perché la Danimarca sospende del tutto le vaccinazioni con AstraZeneca? Perché gli Stati Uniti bloccano le esportazioni di Johnson&Johnson dopo soli sei decessi per trombosi anomale? Perché proprio ora che l’Europa era in trepidante attesa di questo siero? Perché sta montando un dibattito tra incompetenti, come lo sono io, sulla giustezza delle scelte farmacologiche per le categorie che devono fare il vaccino? Perché la psicosi da vaccino sta oscurando gli ottimi risultati ottenuti finora?Non ho ...
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  • #007 - Carta Igienica - La ricerca della stabilità
    2021/03/02
    Ho ricercato la stabilità come condizione fondamentale di qualsiasi scelta e ora mi trovo a fare i conti con il vento che soffia sui castelli di carta con cui costruiamo le nostre vite, in questo sistema socio-economico dove non abbiamo spazio, se non come consumatori, e che si sta portando via le mie poche ma solide certezze.

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  • #006 - Carta Igienica - La responsabilità di essere ribelli
    2020/12/01
    Questo momento di estrema difficoltà sociale, oltre che sanitaria, continua a pormi dinnanzi ad interrogativi che pensavo sepolti nella fase adolescenziale, oltre a nuovi quesiti frutto dell’età e dei ruoli che ho assunto nel corso del tempo. Si tratta di domande personali e identitarie alle quali, con il passare degli anni, sono stata capace di darmi delle risposte. Detesto trovarmi in una condizione di incertezza personale, oltre che sociale, perché ho bisogno di sapere, sempre ed esattamente, chi sono e questa è l’unica condizione che mi sono posta per poter vivere una vita della quale essere soddisfatta e consapevole.L’idea sulla quale continuo a riflettere dall’inizio della pandemia riguarda il ruolo del ribelle, la sua capacità di vedere le crepe del mondo, il tentativo di restaurarle, la potenza della ribellione e la responsabilità sociale di chi intraprende un percorso di contestazione, sia esso strettamente personale o con ricadute comunitarie.La mia domanda è: come sono finita dall’essere una ribelle ad essere una che rispetta le regole? È proprio vero che non sono più una ribelle? Sono davvero arrivata alla fase discendente della parabola del ribelle giovane che, ad un certo punto, accetta le convenzioni sociali?Io non lo credo ma cercherò di darmi delle risposte.Continuo a ragionare sul ribelle partendo da quello che trovo online ogni giorno, perché il web e i social media ci danno la possibilità di ottenere tantissime informazioni su chi ci circonda e il Covid ha accelerato il processo di diffusione di disinformazione su scala mondiale; un processo difficilmente arginabile se si prendono in esame alcuni studi di Neuroscienza che sostengono come il cervello umano, sottoposto al bombardamento di informazioni “globalizzate” e standardizzate possa portare alla progressiva perdita di spirito critico.Ciò che osservo da quando lavoro nei social media (ndr, dal 2010), e completamente fuori controllo in concomitanza dell’esplosione del Covid, è il progressivo deterioramento della cultura in favore dell’affermazione, ben meno affascinate, di modelli di pensiero che non hanno nulla a che vedere con, appunto, l’elaborazione del pensiero. Assistiamo alla preoccupante ascesa, in tutti gli ambiti della vita, di figure poco scolarizzate, prive di una vera capacità critica e risolutiva dei problemi, pervase dalla pretesa di “avere capito” quando la realtà è che non è possibile capire se non si hanno o non si sanno utilizzare gli strumenti utili alla comprensione.Questo preambolo per introdurre i soggetti più chiacchierati della pandemia: i negazionisti, categoria che si allarga a dismisura se in questo gruppo vogliamo considerare tutti coloro che esercitano il loro diritto di espressione di concetti che non hanno nessun fondamento evidente, scientifico, biologico, politico, sociale, cognitivo. Possiamo includere: no vax, terrapiattisti, complottisti, no mask, razzisti, fanatici religiosi, ecc.Voglio parlare di loro perché in questo preciso momento storico sono una massa di persone, abbastanza grande, che manifestano, in tutto il mondo, il loro diniego alla regolamentazione sociale imposta dalla pandemia (o da altri argomenti che gli stanno a cuore, vedi i Terrapiattisti) e, forti di argomentazioni che poggiano sul nulla (potrei fornire decine di link ma, come preferisco evitare di condividere le porcate che dice il leader della Lega per non aumentare il suo social rating, preferisco non condividere le scemenze dei negazionisti), paiono essere diventati i ribelli del nostro tempo.Tutta la vita ho rimpianto di non aver vissuto gli anni 60 e 70, in cui le grandi idee e i grandi ribelli hanno plasmato (o tentato di plasmare) un mondo migliore e più giusto; ahimè, ci toccano i no vax e i terrapiattisti come ribelli degli anni 20 del primo secolo del nuovo millennio.Forse perché sono una ragazza del secolo scorso.Forse perché non mi sono mai abituata a questo sistema di comunicazione digitale che dà a tutti lo stesso diritto di dire qualcosa.Forse perché sono stata una ragazza con tante cose da dire, impegnata nel trovare il modo per avere il diritto di poterlo fare (perché allora, prima della rivoluzione digitale bisogna essere almeno un po’ speciali per avere il diritto di salire sul podio dell’oratore).Forse per tutti questi motivi non accetto e non riconosco in questa massa individualista e, perché non dirlo?, anche poco intelligente, dei veri ribelli.I “ribelli dell’ordine precostituito”, qualsiasi cosa voglia dire e qualsiasi sia la corrente di pensiero alla quale appartengono, basano le loro argomentazioni su un sentimento di “fregatura”, sulla sensazione che “c’è qualcosa di più”, sulla confutazione (mai mai e ancora mai possibile) del metodo scientifico, colpevole principalmente di nascondere loro gli strumenti per confermare le loro teorie.Personalmente ritengo che questo sentimento di esclusione dal vero sapere sia proprio la ...
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  • #005 - Carta Igienica - In cibo e in vino
    2020/08/27

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  • #004 - Carta Igienica - Lavorare con pazienza e gentilezza
    2020/07/07

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  • #003 - Carta Igienica - Stanca
    2020/06/11

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  • #002 - Carta Igienica - Peretta gigante o panino alla merda? Movida o distanziamento sociale ad infinitum?
    2020/05/28
    La criminalizzazione della socialità o dei bar mi sembra una delle cose più ipocrite a cui ci toccherà assistere in questo strascico di primavera ingabbiata. Siamo animali sociali, la quasi totalità dell’economia si basa sulla socialità, il turismo odierno si basa sul movimento di massa, i social media si sono trasformati nel più grande network di ricette in mancanza di contesti sociali da immortalare.

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