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Carta Igienica

Carta Igienica

著者: Lisa Pietrobon
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概要

Il blog Carta Igienica nasce dopo un lungo periodo di silenzio.

Io mi chiamo Lisa Pietrobon, ho 35 anni, sono socia fondatrice di Notorious Agency, agenzia di comunicazione nata nel 2010 e che quest’anno festeggia il decimo anniversario dalla sua nascita. Sono anche moglie di Marco e mamma di Leone e Adriano.

Prima di tutto questo sono stata tante altre cose ma ciò che mi ha sempre accompagnato nella vita sono le lettere.

Ho ottenuto alcuni riconoscimenti per il mio lavoro con le parole, ho lavorato come giornalista e organizzatrice di eventi. A 23 anni, la pubblicazione del mio libro di racconti “Se avesse avuto qualche certezza non sarebbe di certo la roccia che è ora”, mi ha permesso di realizzare un progetto che mi girava in testa da tempo, un progetto musicale che è difficile da spiegare perché davvero unico, un progetto narrativo, un po’ precursore, un po’ matto che mi ha fatto girare l’Italia insieme ad alcuni musicisti e alle storie che volevo raccontare.

Ho letto molto e ho scritto abbastanza. Vengo da un mondo in cui la condivisione era un privilegio, ci si doveva sbattere a fare qualcosa di davvero meritevole, tentare di farlo apprezzare da qualcuno e sperare che quel qualcuno volesse condividerlo con altri. Si pubblicava, sul web, ma senza i social il flow era molto più lento ma molto più vero. Poi, quando sono arrivati i social network mi sono fatta da parte perché tutta questa condivisione mi frastornava.

Ho sempre avuto rispetto per il talento e mi sono chiesta spesso se ne fossi provvista. Non lo so.

Credo che il talento sia molto raro e che, forse, qualche volta, la passione e l’impegno possano sopperire alla mancanza di una vera dote. In ogni caso penso che, indipendentemente dal proprio ego, non è necessario buttare tutto in pasto agli animali, condividere ogni pensiero, perché probabilmente non c’è niente di speciale in quello che si vuole urlare ai quattro venti. Solo l’urgenza di comunicare ma trovo che sia evidente la deriva che sta prendendo questa necessità.

Uno scrittore, al di là dei motivi personali per cui decide di scrivere, dovrebbe essere una guida, qualcuno che da degli strumenti per comprendere ciò che ci circonda.

Per dieci anni mi è parso di non avere nulla da dire o, comunque, mi sono trattenuta dal schiacciare il tasto invio. Non ho dato niente in pasto a nessuno.

Il mio lavoro ruota intorno alla comunicazione sul web e, in particolare sui social network. Mi sono avvicinata con cautela e diffidenza, ne sono stata affascinata, prima, poi me ne sono allontanata e ora ne ho il rigetto.

In oltre dieci anni di digital, forse, ho fatto la scorza dura e ho deciso di aprire un blog.

L'ho chiamato Carta Igienica.

Vedete un po’ voi se pensate di averne bisogno.


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Lisa Pietrobon
社会科学
エピソード
  • #009 - Carta Igienica - A ve voria na guerra
    2022/03/11
    La mia generazione si è scontrata tanta volte con la guerra. Lontana, finta, finanziaria, incomprensibile, fredda. La verità è che la guerra ci è sempre stata sconosciuta, anche quando bussava alla porta del vicino di casa.

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  • #008 - Carta Igienica - Vaccini: la comunicazione della morte anzichè della vita
    2021/04/16
    Vaccini: la comunicazione della morte anzichè della vitaDa ormai 15 mesi siamo vittime della pandemia da Covid19.Da 15 mesi ogni giorno la comunicazione giornalistica, televisiva, radiofonica, scientifica, governativa e il semplice chiacchiericcio, si concentra sulla morte. Non mi riferisco tanto al numero di decessi che viene riportato quotidianamente o alla condivisione di statistiche sulla possibilità di morte da Covid quanto, e ancora peggio, alla focalizzazione del dibattito sul rischio di morire dopo la somministrazione di vaccini testati, approvati e ritenuti sicuri dalle autorità preposte. Un’attenzione così morbosa sui casi di trombosi provocati dal vaccino genera una ingiustificata insicurezza in relazione alla possibilità di cura e una ridicola pretesa di totale sicurezza dei prodotti farmaceutici.Come se non bastasse, i media calcano la mano sulla presunta inefficienza del sistema logistico delle vaccinazioni che parrebbe procedere a rilento paventando responsabilità di qualcuno di incapace al vertice e di lacune sparse qui e lì nel sistema. Nessun andamento lento, nessun incapace: la campagna procede languidamente perché non ci sono vaccini in numero sufficiente da consentire un andamento più vivace. Punto. I giornalisti che continuano a puntare il dito contro la lentezza del sistema devono avere qualche deficit cognitivo. Ve prego, moeghea.La percentuale di popolazione vaccinata con le due dosi, ad oggi circa il 7%, e quella vaccinata con una sola dose, più o meno il 17%, è perfettamente in linea con il resto dei Paesi europei, anzi, anche un pochino meglio degli altri, se proprio vogliamo essere precisi. Se poi si vuole spostare la questione sul piano europeo, allora, ecco, si, c’è stato sicuramente un problema di approvvigionamento ma, a sto giro, non è colpa del solito fare all’italiana.In mancanza di intrattenimenti al di fuori delle mura domestiche, seguo molte trasmissioni televisive dove, in particolare ora che sta progredendo la campagna vaccinale, si discute del rischio di manifestare sintomi gravi a seguito dell’iniezione dell’antidoto per il Covid, tanto da poter condurre alla morte, riportando dati e statistiche rassicuranti ma che sottendono la pretesa di non avere nessun rischio in nessun ambito della vita e delle cure. Soprattutto, le persone, si aspettano di poter assumere dei farmaci a rischio zero, pena la denuncia del sistema farmaceutico colpevole di far ammalare anziché curare, come ci si aspetterebbe.Intendiamoci, non sono una fan di Big Pharma e penso che in un momento storico come questo, le aziende farmaceutiche stiano giocando il gioco del profitto che fa ribrezzo se confrontato alla catastrofe sanitaria ed economica che sta mettendo il mondo intero in ginocchio. Non so quali siano i limiti burocratici nel liberalizzare i brevetti per la produzione dei sieri ma non trovo ragioni per le quali non possano essere superati.Mi colpisce molto la comunicazione che si fa sui vaccini. Da un lato viene esaltato lo straordinario beneficio che tutta l’umanità può trarre da una campagna di vaccinazione di massa, dall’altro l’attenzione mediatica si concentra in modo morboso sulla piccolissima percentuale (si potrebbe azzardare l’uso del termine irrilevante) di morti correlate alla vaccinazione producendo il risultato opposto rispetto a quello che si dovrebbe ottenere quando i dati sono estremamente, inequivocabilmente e incontestabilmente positivi.Non capisco e non capirò mai come possa essere possibile che il sistema giornalistico, che dovrebbe essere popolato di menti preparate, colte e intelligenti, continui inspiegabilmente a fare leva sulle lacune intellettuali di certe fasce della popolazione e sull’ancestrale paura della morte che ci accomuna tutti, per remare contro alla zattera che porterebbe in salvo la maggior parte della popolazione mondiale.Questo non significa fare massa critica, questo è trasformare il sistema dei media in un’arma di rincoglionimento di massa. È questa politica di comunicazione (che prescinde dalla politica governativa) che limita la nostra libertà, non le azioni che tentano di tutelarla. È l’errata comunicazione della morte che acuisce la paura, non il rischio di morte.Qui le cose sono due: o ci stanno raccontando una marea di balle e i deceduti a seguito della vaccinazione sono molti più di quelli che vengono comunicati o l’intero sistema farmaceutico-governativo ha perso del tutto la bussola. Perché la Danimarca sospende del tutto le vaccinazioni con AstraZeneca? Perché gli Stati Uniti bloccano le esportazioni di Johnson&Johnson dopo soli sei decessi per trombosi anomale? Perché proprio ora che l’Europa era in trepidante attesa di questo siero? Perché sta montando un dibattito tra incompetenti, come lo sono io, sulla giustezza delle scelte farmacologiche per le categorie che devono fare il vaccino? Perché la psicosi da vaccino sta oscurando gli ottimi risultati ottenuti finora?Non ho ...
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  • #007 - Carta Igienica - La ricerca della stabilità
    2021/03/02
    Ho ricercato la stabilità come condizione fondamentale di qualsiasi scelta e ora mi trovo a fare i conti con il vento che soffia sui castelli di carta con cui costruiamo le nostre vite, in questo sistema socio-economico dove non abbiamo spazio, se non come consumatori, e che si sta portando via le mie poche ma solide certezze.

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