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#006 - Carta Igienica - La responsabilità di essere ribelli

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概要

Questo momento di estrema difficoltà sociale, oltre che sanitaria, continua a pormi dinnanzi ad interrogativi che pensavo sepolti nella fase adolescenziale, oltre a nuovi quesiti frutto dell’età e dei ruoli che ho assunto nel corso del tempo. Si tratta di domande personali e identitarie alle quali, con il passare degli anni, sono stata capace di darmi delle risposte. Detesto trovarmi in una condizione di incertezza personale, oltre che sociale, perché ho bisogno di sapere, sempre ed esattamente, chi sono e questa è l’unica condizione che mi sono posta per poter vivere una vita della quale essere soddisfatta e consapevole.L’idea sulla quale continuo a riflettere dall’inizio della pandemia riguarda il ruolo del ribelle, la sua capacità di vedere le crepe del mondo, il tentativo di restaurarle, la potenza della ribellione e la responsabilità sociale di chi intraprende un percorso di contestazione, sia esso strettamente personale o con ricadute comunitarie.La mia domanda è: come sono finita dall’essere una ribelle ad essere una che rispetta le regole? È proprio vero che non sono più una ribelle? Sono davvero arrivata alla fase discendente della parabola del ribelle giovane che, ad un certo punto, accetta le convenzioni sociali?Io non lo credo ma cercherò di darmi delle risposte.Continuo a ragionare sul ribelle partendo da quello che trovo online ogni giorno, perché il web e i social media ci danno la possibilità di ottenere tantissime informazioni su chi ci circonda e il Covid ha accelerato il processo di diffusione di disinformazione su scala mondiale; un processo difficilmente arginabile se si prendono in esame alcuni studi di Neuroscienza che sostengono come il cervello umano, sottoposto al bombardamento di informazioni “globalizzate” e standardizzate possa portare alla progressiva perdita di spirito critico.Ciò che osservo da quando lavoro nei social media (ndr, dal 2010), e completamente fuori controllo in concomitanza dell’esplosione del Covid, è il progressivo deterioramento della cultura in favore dell’affermazione, ben meno affascinate, di modelli di pensiero che non hanno nulla a che vedere con, appunto, l’elaborazione del pensiero. Assistiamo alla preoccupante ascesa, in tutti gli ambiti della vita, di figure poco scolarizzate, prive di una vera capacità critica e risolutiva dei problemi, pervase dalla pretesa di “avere capito” quando la realtà è che non è possibile capire se non si hanno o non si sanno utilizzare gli strumenti utili alla comprensione.Questo preambolo per introdurre i soggetti più chiacchierati della pandemia: i negazionisti, categoria che si allarga a dismisura se in questo gruppo vogliamo considerare tutti coloro che esercitano il loro diritto di espressione di concetti che non hanno nessun fondamento evidente, scientifico, biologico, politico, sociale, cognitivo. Possiamo includere: no vax, terrapiattisti, complottisti, no mask, razzisti, fanatici religiosi, ecc.Voglio parlare di loro perché in questo preciso momento storico sono una massa di persone, abbastanza grande, che manifestano, in tutto il mondo, il loro diniego alla regolamentazione sociale imposta dalla pandemia (o da altri argomenti che gli stanno a cuore, vedi i Terrapiattisti) e, forti di argomentazioni che poggiano sul nulla (potrei fornire decine di link ma, come preferisco evitare di condividere le porcate che dice il leader della Lega per non aumentare il suo social rating, preferisco non condividere le scemenze dei negazionisti), paiono essere diventati i ribelli del nostro tempo.Tutta la vita ho rimpianto di non aver vissuto gli anni 60 e 70, in cui le grandi idee e i grandi ribelli hanno plasmato (o tentato di plasmare) un mondo migliore e più giusto; ahimè, ci toccano i no vax e i terrapiattisti come ribelli degli anni 20 del primo secolo del nuovo millennio.Forse perché sono una ragazza del secolo scorso.Forse perché non mi sono mai abituata a questo sistema di comunicazione digitale che dà a tutti lo stesso diritto di dire qualcosa.Forse perché sono stata una ragazza con tante cose da dire, impegnata nel trovare il modo per avere il diritto di poterlo fare (perché allora, prima della rivoluzione digitale bisogna essere almeno un po’ speciali per avere il diritto di salire sul podio dell’oratore).Forse per tutti questi motivi non accetto e non riconosco in questa massa individualista e, perché non dirlo?, anche poco intelligente, dei veri ribelli.I “ribelli dell’ordine precostituito”, qualsiasi cosa voglia dire e qualsiasi sia la corrente di pensiero alla quale appartengono, basano le loro argomentazioni su un sentimento di “fregatura”, sulla sensazione che “c’è qualcosa di più”, sulla confutazione (mai mai e ancora mai possibile) del metodo scientifico, colpevole principalmente di nascondere loro gli strumenti per confermare le loro teorie.Personalmente ritengo che questo sentimento di esclusione dal vero sapere sia proprio la ...
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