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#008 - Carta Igienica - Vaccini: la comunicazione della morte anzichè della vita

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概要

Vaccini: la comunicazione della morte anzichè della vitaDa ormai 15 mesi siamo vittime della pandemia da Covid19.Da 15 mesi ogni giorno la comunicazione giornalistica, televisiva, radiofonica, scientifica, governativa e il semplice chiacchiericcio, si concentra sulla morte. Non mi riferisco tanto al numero di decessi che viene riportato quotidianamente o alla condivisione di statistiche sulla possibilità di morte da Covid quanto, e ancora peggio, alla focalizzazione del dibattito sul rischio di morire dopo la somministrazione di vaccini testati, approvati e ritenuti sicuri dalle autorità preposte. Un’attenzione così morbosa sui casi di trombosi provocati dal vaccino genera una ingiustificata insicurezza in relazione alla possibilità di cura e una ridicola pretesa di totale sicurezza dei prodotti farmaceutici.Come se non bastasse, i media calcano la mano sulla presunta inefficienza del sistema logistico delle vaccinazioni che parrebbe procedere a rilento paventando responsabilità di qualcuno di incapace al vertice e di lacune sparse qui e lì nel sistema. Nessun andamento lento, nessun incapace: la campagna procede languidamente perché non ci sono vaccini in numero sufficiente da consentire un andamento più vivace. Punto. I giornalisti che continuano a puntare il dito contro la lentezza del sistema devono avere qualche deficit cognitivo. Ve prego, moeghea.La percentuale di popolazione vaccinata con le due dosi, ad oggi circa il 7%, e quella vaccinata con una sola dose, più o meno il 17%, è perfettamente in linea con il resto dei Paesi europei, anzi, anche un pochino meglio degli altri, se proprio vogliamo essere precisi. Se poi si vuole spostare la questione sul piano europeo, allora, ecco, si, c’è stato sicuramente un problema di approvvigionamento ma, a sto giro, non è colpa del solito fare all’italiana.In mancanza di intrattenimenti al di fuori delle mura domestiche, seguo molte trasmissioni televisive dove, in particolare ora che sta progredendo la campagna vaccinale, si discute del rischio di manifestare sintomi gravi a seguito dell’iniezione dell’antidoto per il Covid, tanto da poter condurre alla morte, riportando dati e statistiche rassicuranti ma che sottendono la pretesa di non avere nessun rischio in nessun ambito della vita e delle cure. Soprattutto, le persone, si aspettano di poter assumere dei farmaci a rischio zero, pena la denuncia del sistema farmaceutico colpevole di far ammalare anziché curare, come ci si aspetterebbe.Intendiamoci, non sono una fan di Big Pharma e penso che in un momento storico come questo, le aziende farmaceutiche stiano giocando il gioco del profitto che fa ribrezzo se confrontato alla catastrofe sanitaria ed economica che sta mettendo il mondo intero in ginocchio. Non so quali siano i limiti burocratici nel liberalizzare i brevetti per la produzione dei sieri ma non trovo ragioni per le quali non possano essere superati.Mi colpisce molto la comunicazione che si fa sui vaccini. Da un lato viene esaltato lo straordinario beneficio che tutta l’umanità può trarre da una campagna di vaccinazione di massa, dall’altro l’attenzione mediatica si concentra in modo morboso sulla piccolissima percentuale (si potrebbe azzardare l’uso del termine irrilevante) di morti correlate alla vaccinazione producendo il risultato opposto rispetto a quello che si dovrebbe ottenere quando i dati sono estremamente, inequivocabilmente e incontestabilmente positivi.Non capisco e non capirò mai come possa essere possibile che il sistema giornalistico, che dovrebbe essere popolato di menti preparate, colte e intelligenti, continui inspiegabilmente a fare leva sulle lacune intellettuali di certe fasce della popolazione e sull’ancestrale paura della morte che ci accomuna tutti, per remare contro alla zattera che porterebbe in salvo la maggior parte della popolazione mondiale.Questo non significa fare massa critica, questo è trasformare il sistema dei media in un’arma di rincoglionimento di massa. È questa politica di comunicazione (che prescinde dalla politica governativa) che limita la nostra libertà, non le azioni che tentano di tutelarla. È l’errata comunicazione della morte che acuisce la paura, non il rischio di morte.Qui le cose sono due: o ci stanno raccontando una marea di balle e i deceduti a seguito della vaccinazione sono molti più di quelli che vengono comunicati o l’intero sistema farmaceutico-governativo ha perso del tutto la bussola. Perché la Danimarca sospende del tutto le vaccinazioni con AstraZeneca? Perché gli Stati Uniti bloccano le esportazioni di Johnson&Johnson dopo soli sei decessi per trombosi anomale? Perché proprio ora che l’Europa era in trepidante attesa di questo siero? Perché sta montando un dibattito tra incompetenti, come lo sono io, sulla giustezza delle scelte farmacologiche per le categorie che devono fare il vaccino? Perché la psicosi da vaccino sta oscurando gli ottimi risultati ottenuti finora?Non ho ...
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