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America Week

America Week

著者: Agenzia di Stampa ITALPRESS
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概要

Rubrica di Stefano Vaccara da New York che analizza e commenta l’attualità americana.Agenzia di Stampa ITALPRESS 政治・政府
エピソード
  • America Week - Episodio 66
    2026/05/15
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - C’è una frase che questa settimana racconta Donald Trump più di qualsiasi sondaggio. Un giornalista gli chiede se la situazione economica degli americani lo stia spingendo a cercare un accordo sull’Iran. E lui risponde: “Not even a little bit”. Nemmeno un po’. Poi aggiunge: “Non penso alla situazione finanziaria degli americani. Non penso a nessuno. Penso solo che l’Iran non può avere l’arma nucleare”. Una risposta impressionante. Non solo per il contenuto, ma perché arriva mentre l’inflazione torna a salire e milioni di americani non riescono più a mantenere il loro tenore di vita a causa della guerra voluta da Trump contro l’Iran.
    E mentre negli Stati Uniti cresce il malcontento, Trump vola in Cina in una posizione più debole. Le immagini da Pechino parlano da sole: Xi Jinping appare freddo, sicuro, strategico. Trump invece cerca il rapporto personale, i complimenti, la teatralità. Ma dietro le strette di mano si vede chiaramente il nuovo equilibrio mondiale. È la Cina che detta i limiti. Soprattutto su Taiwan: quella è la linea rossa. E Trump, che in campagna elettorale parlava della Cina come del grande nemico economico e strategico degli Stati Uniti, oggi arriva a Pechino in cerca di ossigeno politico ed economico. Cerca accordi commerciali, chiede acquisti agricoli, prova a ottenere aiuto sulla crisi energetica legata allo Stretto di Hormuz. Questa debolezza internazionale nasce da una debolezza interna sempre più evidente. Trump continua a governare come se fosse in una permanente guerra personale contro chiunque osi contraddirlo: giudici, università, media, opposizione politica.

    xo9/sat/gsl
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    6 分
  • America Week - Episodio 65
    2026/05/08
    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - C’è un’immagine che forse racconta meglio di tutte il momento politico di Donald Trump: il presidente americano che posta messaggi furiosi nel cuore della notte, alternando minacce all’Iran, attacchi al Papa, foto generate con l’intelligenza artificiale dove appare come un supereroe muscoloso, mentre a Washington i suoi uomini si contraddicono sulla guerra, le tariffe e persino sugli scandali che continuano a inseguirlo.

    Trump appare sempre più nervoso, sotto pressione, quasi in panico. I sondaggi continuano a scendere, le elezioni di midterm di novembre si avvicinano e la guerra nel Golfo Persico sembra diventare una sabbia mobile che trascina Trump sempre più in basso. Nel giro di quarantotto ore, il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato davanti ai giornalisti che “Operation Epic Fury” contro l’Iran era praticamente conclusa e che gli Stati Uniti erano entrati in una nuova fase umanitaria chiamata “Project Freedom”. Tre ore dopo, Trump ha rimesso tutto in discussione annunciando nuovi bombardamenti se Teheran non accetterà rapidamente un accordo.

    xo9/sat/gtr
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    6 分
  • America Week - Episodio 64
    2026/04/30
    NEW YORK (ITALPRESS) - C’è stato un momento, questa settimana, in cui l’America è rimasta incantata, quando a parlare non era un presidente, ma un re. Carlo III d’Inghilterra, arrivato a Washington, ha pronunciato un discorso al Congresso in cui ha “tirato le orecchie” a Donald Trump senza mai nominarlo. Lo ha fatto in perfetto stile british, con eleganza e humor, ma soprattutto con i fatti. Ha ricordato che il principio dei “checks and balances” affonda le sue radici nella Magna Carta del 1215, e che il potere esecutivo deve sempre essere sottoposto alla legge. Un messaggio diretto a chi sembra voler espandere i poteri presidenziali oltre ogni limite. La sala si è alzata in piedi con l’applauso più convinto. Charles ha richiamato con forza il sostegno all’Ucraina e il valore della NATO, ricordando come dopo l’11 settembre gli alleati “risposero insieme” agli Stati Uniti. Un passaggio tutt’altro che neutrale, pronunciato mentre in sala, alle sue spalle, sedeva il vicepresidente JD Vance, tra i più critici verso il sostegno a Kiev. Un richiamo implicito ma chiarissimo.
    xo9/fsc/gsl
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    5 分
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