Voci sintetiche in alberghi maledetti
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Sedicesima puntata, e il filo è quello che non dovrebbe esistere: una voce senza corpo, un indirizzo che sulla carta è un albergo qualsiasi.
Danilo — la voce sintetica, da Kempelen a ElevenLabs. Nel 1791 un funzionario di corte pubblica il libro su una macchina parlante a cui ha dedicato vent'anni, e nessuno se lo fila perché è più famoso per una truffa. Da lì al Voder del 1939 (uno strumento suonato a mano, non un automatismo), al vocoder in un sistema di cifratura da 50 tonnellate, al primo computer che canta nel 1961 e ispira l'addio di HAL 9000. Poi Stephen Hawking, che tiene la sua voce sintetica come un marchio registrato anche da superata. E infine il presente: bonifici truffa da un CEO clonato, un finto rapimento al telefono, una robocall di Biden — stessa tecnologia, senza più vent'anni di addestramento in mezzo.
Irene — il Cecil Hotel, l'albergo di Los Angeles che collauda ogni disgrazia americana del secolo. Aperto nel 1924 per uomini d'affari, riconvertito in stanze da un dollaro dopo la Grande Depressione, murato nella zona che la città disegna apposta per contenere i suoi poveri. Da lì decenni di suicidi, un neonato gettato da una finestra, il Night Stalker che vi soggiorna fra un omicidio e l'altro, e un caso più recente che meriterà una puntata a parte.
Music by Karl Casey @ White Bat Audio