UNA PERSONA.ANCHE UNA SOLA. Presley Gerber, Matthew Perry e la forza di parlare
カートのアイテムが多すぎます
カートに追加できませんでした。
ウィッシュリストに追加できませんでした。
ほしい物リストの削除に失敗しました。
ポッドキャストのフォローに失敗しました
ポッドキャストのフォロー解除に失敗しました
-
ナレーター:
-
著者:
Ci sono notizie che ti attraversano. E poi ce ne sono altre che ti costringono a fermarti.
La morte di Presley Gerber mi ha fatto questo effetto.
Non soltanto per la notizia in sé, ma per tutto quello che ha riportato a galla: la salute mentale, la dipendenza, il fentanyl, lo stigma, il modo in cui giudichiamo ciò che non conosciamo e quella terribile abitudine di pensare che chi ha “tutto” non possa stare male.
In questa puntata parlo di Presley, ma anche di Matthew Perry e delle loro esperienze raccontate pubblicamente. Non per soffermarmi su come ci hanno lasciati, né per costruire spiegazioni che non abbiamo, ma per ricordare ciò che hanno scelto di raccontare quando erano ancora qui.
Parlo del filo sottilissimo che può esistere tra dolore, bisogno di sollievo e dipendenza. Del fentanyl e della crisi degli oppioidi. Ma soprattutto parlo delle persone che restano: delle domande senza risposta, del dolore, dei ricordi e di quella sensazione devastante di chiedersi per sempre: “Se avessi capito? Se avessi fatto qualcosa?”
E poi parlo delle parole.
Di quelle dette e di quelle scritte.
Di quanto sia facile, dietro uno schermo, giudicare la vita di qualcuno che non conosciamo. E di quanto sia importante ricordare che dietro ogni storia c'è una persona, dietro ogni morte c'è una famiglia e dietro ogni parola che scriviamo c'è una responsabilità.
Presley e Matthew hanno cercato, in modi diversi, di trasformare la propria esperienza in qualcosa che potesse aiutare qualcun altro.
Forse anche una sola persona.
Ed è da lì che voglio partire.
Perché non possiamo sempre salvare qualcuno. Non possiamo sempre capire. Non possiamo avere tutte le risposte.
Ma possiamo ascoltare.
E possiamo scegliere le nostre parole.
Perché le parole hanno un peso. Sempre.