『Tra i castelli della Boemia e Moravia』のカバーアート

Tra i castelli della Boemia e Moravia

Tra i castelli della Boemia e Moravia

著者: Visit Czechia
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Un cuoco italiano dell’Ottocento attraversa castelli, residenze e corti della Boemia e Moravia con un compito insolito: osservare facciate, torri, saloni e dettagli architettonici per trasformarli in dolci monumentali, ispirati alla grande tradizione dei dessert scenografici dell’epoca. Partito da Praga, al suo fianco c’è un conte ceco, brillante e mondano, capace di aprire le porte dei palazzi aristocratici e di raccontarne storie, famiglie, segreti e atmosfere senza mai assumere il tono della guida turistica. La serie accompagna l’ascoltatore in castelli e residenze storiche attraverso uno sguardo laterale e originale: non quello del turista, ma quello di chi deve capire un edificio abbastanza bene da poterlo reinventare in forma di dolce. Un viaggio narrativo nel cuore della Cechia, oggi conosciuta anche come Czechia e Repubblica Ceca, dove architettura, memoria e immaginazione si trasformano in racconto. Una produzione di Loquis Factory Voce di Stefano Fresi Sound design di Marta Milone - Scarica l'app Loquis per iOS e Android.Una produzione di Loquis Factory Voce di Stefano Fresi Sound design di Marta Milone
エピソード
  • Český Krumlov
    2026/06/22
    A Český Krumlov, ultima tappa del viaggio, Cesare arriva con zucchero sufficiente per un solo dolce. Il castello, sospeso sulla roccia e avvolto dalla Moldava, gli appare come una forma impossibile da ridurre a una sola facciata: roccia, torre dipinta, cortili, ponte e teatro sembrano crescere insieme. Mentre cucina la carpa locale con Marjána e osserva gli orsi nel fossato, Cesare prepara il suo ultimo castello: costruisce prima la roccia, poi la torre rotonda e infine il Ponte del Mantello, fragile arco di zucchero sospeso sul vuoto. Il dolce viene montato nel teatro del castello, come una scena dentro un’altra scena. Ma il momento decisivo non è il dolce monumentale. Il Conte chiede a Cesare di rifargli il semplice dessert di tvaroh e canditi preparato la prima sera a Praga, confessando che è l’unico che ricorda davvero. Alla partenza, tra un saluto quasi taciuto e un gesto carico di significato, Cesare capisce che il viaggio è finito, ma non riesce a smettere di guardare indietro.
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  • Lednice e Valtice
    2026/06/22
    A Lednice e Valtice, Cesare arriva nel grande paesaggio costruito dai Liechtenstein: due castelli, sette chilometri di parco, templi, rovine finte, laghi e serre pensati per durare nei secoli. Tra la cantina antica di Valtice, la strada alberata verso Lednice e le architetture scenografiche del parco, capisce che qui nulla è lasciato al caso, nemmeno ciò che sembra naturale. Il principe di Lednice, giovane e distante, rifiuta l’idea stessa del dolce: ciò che Cesare crea si mangia e sparisce, mentre il suo parco è fatto per restare. Ma nella biblioteca Cesare trova una scala lignea costruita da un solo albero, senza chiodi, sospesa con una leggerezza quasi impossibile. Decide allora di non riprodurre il castello, ma quella scala: un piccolo dolce in caramello, fragile e preciso, capace di reggersi sul niente. Il principe la osserva a lungo, poi la mangia senza dire una parola. Per Cesare è abbastanza: le sue opere spariscono, ma prima passano dalle mani e lasciano qualcosa.
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  • Buchlovice
    2026/06/22
    A Buchlovice, nel cuore della Moravia del sud, Cesare arriva tra l’odore del mosto e del burčák, trovando non un castello, ma una villa italiana dalle ali curve, costruita come un gesto d’amore o forse come una leggenda destinata a restare. In cucina scopre gli hodové koláčky, piccole tortine tradizionali delle feste e dei matrimoni, e decide di usarle come cupole per il dolce. Dalla fortezza di Buchlov, osserva il giardino dall’alto e comprende come il disegno italiano originario sia ancora nascosto sotto il parco inglese, ammorbidito dal tempo ma non cancellato. Per completare la villa realizza anche una fontana in zucchero filato, ma l’umidità del mosto la fa cedere durante la notte. Cesare decide di lasciarla così, trasformando l’imperfezione in parte del racconto. Il Conte la osserva e dice che è la prima fontana che abbia mai visto sembrare assetata.
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