Rafah, i magazzini dove sono bloccati i beni umanitari che Israele non fa entrare a Gaza
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Non ci conviene affamarli, non oltre – visto che sono due mesi che sono affamati. Il presidente americano Donald Trump potrebbe avere fatto delle pressioni per dire all’alleato israeliano “dai un segnale”.Alla comunità internazionale, alla società civile, che a fatica di fronte alla carestia aveva finalmente cominciato a dire piccole parole unitarie – forse finalmente quando è troppo è troppo?E questo è il segnale.Una decina di camion, una goccia nel mare, per i bisogni umanitari di una popolazione che non trova più pane da tempo e che sta già morendo di fame e di sete. Per “meglio” portare avanti l’operazione militare, occupare Gaza e – questo il piano americano – espellere il popolo palestinese.
A Rafah, a poca distanza dal confine chiuso con Gaza, la Mezzaluna Rossa egiziana conserva gli aiuti umanitari destinati alla Striscia bloccati da Israele da più di due mesi.
Biscotti, farina, latte in polvere per bambini, sedie a rotelle, pneumatici, respiratori, bombole di ossigeno, medicine, frigoriferi, vaccini. Il racconto di Lofty s. Gheith, head of operations and strategic communications della Mezzaluna rossa egiziana alla delegazione italiana di società civile, parlamentari, stampa e giuriste e giuristi in missione al valico di Rafah.
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