l talento gliel'hanno riconosciuto da subito, agli inizi della sua carriera strepitosa, a vent'anni. Ma il rispetto è un'altra cosa e va riconquistato ogni giorno, ancora adesso, garantisce. E parliamo di Giovanna Mezzogiorno, una storia professionale al top, debutto a vent'anni a teatro con Peter Brook, al cinema con Sergio Rubini. Poi sono stati grandi successi e grandi premi, con Placido, Muccino, Ozpetek, Bellocchio, Comencini, Archibugi, Wenders, Amelio. Ora torna in sala con "Se ami qualcuno dillo", di Marco Bonini, e "Sotto a chi tocca", di Giorgio Pasotti: due commedie in cui si ride anche, ma amaro. E in cui lei brilla per ironia e profondità. Bonini racconta di suo padre, duro e insensibile che dopo il coma torna bambino: Mezzogiorno interpreta la madre del regista che non riconosce più l'ex marito e che deve fare i conti con la sua "stanza del dolore", il dispiacere delle occasioni perdute. Pasotti invece la coinvolge e stravolge in uno colloquio-thriller di lavoro a sei, dove vince chi è più spietato e le donne finiscono in minoranza. "È sempre ancora così, ma siamo più intelligenti e più forti. Gli uomini non lo capiscono, ma è la verità", garantisce l'attrice e regista. Mezzogiorno a 52 anni è in una forma strepitosa, alle spalle restano alcuni anni più privati: la maternità, due gemelli adorati, la coscienza chiarissima che sul set ti giochi tanto, ma "la vita è fuori". In studio ci racconta di un mondo "che non è buono": "In scena ognuno pensa per sé, a come viene meglio". E della sua empatia che sconfina, confessa, con la tontaggine ma che lei si tiene stretta: "Oggi devi essere competitivo ed empatico, un ossimoro". Ci spiega la differenza tra forza e resistenza: "Pratico la seconda. Quando sono nati i miei figli ho fatto un passo indietro anche nella professione, volevo vivermeli e l'ho fatto e non me ne pento, mai avuto baby sitter. Certo poi aver detto dei no e non essere rientrata nella forma codificata ha fatto svanire le proposte". Ci ha fatto il corto "Unfitting", su quelle proposte scemate, ma non è servito a nulla: "Lo sapevo già da prima", sorride. Oggi i ragazzi hanno 15 anni, le sono affezionatissimi, usano due telefonini coi tasti, non smartphone, senza social: "Si può fare", ci incoraggia. Intervista di Giulia Santerini Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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