"Se non vuoi fare un figlio sei un’egoista, se lo vuoi sei un'egoista lo stesso". La scrittrice Chiara Tagliaferri una figlia ora ce l'ha ed è nata il 13 febbraio del '24 da tre mamme: una ha donato gli ovuli, una ha ospitato l’impianto con l’inseminazione del marito Nicola Lagioia, la terza è lei, che ha desiderato fortissimamente Lula per sette anni, dal giorno in cui compiuti i 40 ha scoperto che i suoi ovuli stavano scomparendo. Seguono tre fecondazioni assistite fallite in Italia e un mare di rabbia, senso di colpa e dolore, ma anche di desiderio e ricerca delle condizioni ideali per far nascere una nuova vita grazie a una mamma surrogata. Tema scivolosissimo: in Italia la gestazione per altri è reato universale, c'è chi è contro le "mamme forno" e chi continua a parlare di utero in affitto e sfruttamento del corpo delle donne, magari povere. "Privilegiata, ricca, radical chic, viziata, vecchia”: l'hanno accusata di tutto. Chiara ha risposto con il memoir Arkansas (Mondadori), il diario del suo dolore e dell'alleanza di tre donne serene e coscienti di ciò che facevano. "Il mio libro non è un manifesto, non voglio convincere nessuno - spiega in studio -. ma prima di giudicare vorrei che le persone sapessero di cosa parliamo. So che ci sono delle zone grigie nella Gpa, e dico che vanno regolamentate, Michela Murgia ne ha scritto tanto. Ma non è stato il nostro caso. Nella nostra storia ci sono state volontà e alleanza, fede e anche denaro certo, ma guadagnato onestamente". Quanto al pagamento: "La figlia non l'abbiamo comprata, non ha prezzo. Abbiamo rimborsato tutte le tutele mediche, psicologiche e legali che dessero alla gestante ogni garanzia", assicura Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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