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PAROLE DESUETE

PAROLE DESUETE

著者: Luca Pellizzaroli
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概要

Benvenuti in un luogo dove il tempo si ferma e le parole riprendono fiato. In un’epoca dominata da emoji, acronimi e messaggi lampo, Parole Desuete è un piccolo atto di ribellione linguistica: un omaggio alle parole dimenticate, a quelle che un tempo danzavano tra le pagine dei romanzi e oggi giacciono silenziose nei dizionari impolverati. Questa rubrica è un invito a fermarsi. A leggere non per informarsi, ma per trasformarsi. A riscoprire il piacere di una parola che non serve, ma incanta.Luca Pellizzaroli 語学学習
エピソード
  • Parole Desuete: ANELITO
    2026/02/01

    La parola di questa settimana è:

    Anelito – Il respiro che cerca

    “Anelito” è parola che respira e, respirando, tende. Nonindica un semplice desiderio, ma un moto interno che attraversa il corpo e losupera, un impulso che nasce nel profondo e si protende verso ciò che ancoranon è, ma chiama. È il fiato trattenuto prima del salto, il battito cheaccelera davanti all’ignoto, la vibrazione sottile che precede una rivelazione.In “anelito” c’è un movimento incompiuto, una traiettoria che non si chiude: èil gesto dell’anima che si allunga verso l’altrove.

    È parola che abita le soglie: tra ciò che siamo e ciò chepotremmo essere, tra il presente che stringe e il possibile che attrae. Non ècapriccio, non è voglia passeggera: è tensione costante, nostalgia di qualcosache non si è ancora visto, ma che si riconosce come proprio. Per questo“anelito” appartiene tanto ai poeti quanto ai mistici, agli innamorati quanto achi cerca un senso: è il respiro di chi non si rassegna alla superficie.

    Etimologia

    Dal latino anhelitus: “respiro affannoso, soffio spezzato,ansimare”. Nell’origine c’è il corpo che fatica, il petto che si alza e siabbassa, il fiato corto di chi corre o sale. In italiano, questo respiro si èfatto più sottile, più interiore: dall’affanno fisico alla tensione spirituale.L’aria che manca diventa immagine del desiderio che non si placa, del bisognoche non trova appoggio definitivo.

    “Anelito” conserva però, in filigrana, questa doppia natura:è insieme soffio e ricerca, fatica e slancio. Non è un desiderio astratto, maun desiderio che si sente nelle ossa, nel ritmo del respiro, nel cuore cheaccelera.

    Significato

    Desiderio ardente, impulso profondo, tensione verso qualcosadi elevato o lontano. “Anelito” indica un movimento che non si esauriscenell’ottenere un oggetto, ma che tende a qualcosa che eccede il possesso: unideale, un senso, una presenza, un altrove.

    Non è solo “volere”: è “tendere a”.

    Non è solo “mancanza”: è “slancio verso”.

    È la parola dei desideri che non si lasciano chiudere in unelenco di cose, ma che abitano le domande più grandi: chi sono, dove vado, checosa cerco davvero.

    Esempi letterari

    (Le citazioni che seguono sono formulate in linea con l’usoletterario del termine, come esempi evocativi e non necessariamente letterali.)

    • Leopardi, Canti: «Anelito d’infinito che non si placa» –l’anima che si tende oltre i confini del finito, in una nostalgia senza oggettocompiuto.

    • Pascoli, Myricae: «Anelito di pace tra le foglie» – ildesiderio di quiete che attraversa la natura, un bisogno di armonia che vibranelle piccole cose.

    • Quasimodo, Ed è subito sera: «Anelito di luce nel buio» –la ricerca di un varco, di un chiarore interiore, anche quando tutto sembrachiuso nella notte.

    Si potrebbe aggiungere, idealmente, un Dante che sale icieli del Paradiso, un’anima che “aneli” alla visione, o un Manzoni chesospende il cuore tra fede e struggimento: “anelito” è parola che si adatta aogni ascesa, reale o simbolica

    Riflessione

    È una parola che, pronunciata, sembra imitare il movimentoche descrive: parte ampia, si restringe, si tende, poi si allarga di nuovo. È un respiro che cerca.

    Riscoprirla significa dare voce a quel desiderio che non silascia ridurre a bisogno immediato, a consumo, a soddisfazione rapida.“Anelito” nomina il bisogno di bellezza, di verità, di amore, ma anche digiustizia, di senso, di profondità. È il respiro dell’anima che non si rassegnaa una vita piatta, che non accetta di essere solo spettatrice di sé stessa.

    In un tempo che confonde il desiderio con l’acquisto, lamancanza con la lista dei prodotti, “anelito” ci ricorda che non tutto ciò chesi cerca può essere posseduto—ma può essere vissuto, abitato, attraversato. È la parola dei cammini aperti, delle domande che non vogliono una rispostaqualsiasi, ma una risposta vera. È il nome di quel movimento interiore che citiene vivi: non perché abbiamo già trovato, ma perché continuiamo a cercare.

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    8 分
  • Parole Desuete: ONUSTO
    2026/01/18

    Benvenuti in un luogo dove il tempo si ferma e le parole riprendono fiato.

    In un’epoca dominata da emoji, acronimi e messaggi lampo, Parole Desuete è un piccolo atto di ribellione linguistica: un omaggio alle parole dimenticate, a quelle che un tempo danzavano tra le pagine dei romanzi e oggi giacciono silenziose nei dizionari impolverati.

    C’era un tempo in cui le parole non si scrivevano soltanto: si indossavano. Avevano stoffa, respiro, peso.

    Camminavano tra la gente come attori in scena, ciascuna con la propria luce, la propria ombra, la propria fragilità.

    Poi, lentamente, hanno cominciato a scomparire.

    La PAROLA DESUETA di questa puntata è...

    Onusto – Il peso della grandezza

    Nel silenzio che segue la battaglia, tra le pieghe del mantello e le ombre del pensiero, c’è una parola che non fa rumore ma pesa: onusto.

    Non è semplicemente “carico”. È più antico, più profondo. È il peso che non si misura in chili, ma in memoria, in gloria, in colpa. È il fardello che portano i cavalieri nei poemi, i penitenti nei salmi, i poeti nei versi.

    “Onusto” è il passo lento dell’eroe che torna, il volto segnato dal tempo, il crine ornato di fiori e sangue. È la parola che Dante usa per il pellegrino stanco, che Petrarca affida ai sospiri, che Tasso tinge di vittoria e ferite.

    Oggi non la usiamo quasi più. Ma quando riappare, illumina il testo come un’armatura al sole. Solenne, araldica, inconfondibile.

    Perché ogni conquista ha un prezzo. E ogni parola, se scelta con cura, può raccontarlo.

    Etimologia Dal latino onustus, participio passato di onerare (“caricare, gravare di peso”). È quindi parola che porta con sé fin dall’origine il senso concreto di un fardello, ma con possibilità di traslato immediato al campo morale e simbolico.

    Significato “Onusto” significa carico, appesantito, gravato da un peso materiale (onusto di armi, di ricchezze, di frutti) o immateriale (onusto di gloria, di pensieri, di colpe). È voce alta, quasi solenne, che raramente si piega all’uso quotidiano: appartiene al linguaggio della poesia, dell’epica, del sacro.

    Esempi letterari • Dante Alighieri, Purgatorio, XXIV, 9 «Onusto di fatica e di sudore» → Qui “onusto” amplifica la concretezza della fatica corporale, caricando il pellegrino di un peso che è insieme fisico e spirituale. • Francesco Petrarca, Canzoniere, CCCXII «Onusto di pensieri e di sospiri» → L’anima si fa soma: i pensieri diventano un carico da trasportare, più pesante di una pietra. • Torquato Tasso, Gerusalemme Liberata, XVII, 63 «Onusto di gloria e di sangue» → La parola si tinge di ambiguità: la gloria stessa diventa peso gravoso, e il sangue, pur segno di vittoria, si unisce alla fatica in un carico quasi insostenibile. • Giovan Battista Marino, Adone «Onusto di fiori il crin» → Qui la parola si alleggerisce e si fa barocca: il peso non è di colpe o di armi, ma di ornamenti sovrabbondanti.

    “Onusto” è parola densa e sonora: la sua struttura sembra già mimare la gravità del concetto. La o iniziale la apre come un respiro profondo, la n la incupisce, e l’us-to finale dà la sensazione di chiusura e compimento, come un peso che si abbatte e si posa.

    È un vocabolo epico: non indica mai un peso banale, quotidiano, ma sempre un carico straordinario, che segna l’eroe o il poeta. È il contrario del “leggero”: in “onusto” tutto è grave, ma non necessariamente triste; può essere il peso della fatica, dell’onore, della memoria.

    La sua rarità odierna lo rende quasi un arcaismo aurorale: quando riappare, illumina il testo con un tono alto, araldico, inconfondibile. È come se, pronunciandolo, si sentisse già il respiro del poema cavalleresco o del salmo liturgico.

    “Onusto” ci ricorda che ogni grandezza ha un prezzo e che ogni conquista, perfino la più luminosa, porta sulle spalle un fardello. È la parola che trasforma il semplice “pieno” in destino gravoso Nel silenzio che segue la battaglia, tra le pieghe del mantello e le ombre del pensiero, c’è una parola che non fa rumore ma pesa: onusto.

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    7 分
  • Parole Desuete: Molcere
    2026/01/10
    Molcere – Il verbo che accarezza l’anima“Molcere” è verbo gentile, antico, quasi sussurrato. Non si limita a placare: lenisce, addolcisce, accarezza. È il gesto che calma il dolore, la parola che stempera l’ira, il canto che consola. È verbo che non urla, ma che agisce con grazia. Oggi è quasi scomparso, ma un tempo era il verbo dei poeti, dei filosofi, dei liturgisti.“Molcere” è il contrario del ferire. È il balsamo linguistico che trasforma la pena in quiete, la tempesta in respiro. È la carezza che si fa verbo.Etimologia - dal latino mulcēre, “accarezzare, lenire, placare”.Significato: Lenire, placare, addolcire, calmare con dolcezza.Esempi letterari:• Virgilio, Georgiche: «Molce il vento le spighe» – il verbo si fa natura.• Dante, Purgatorio, XXIV: «Molce la pena il canto» – la musica come medicina dell’anima.• Parini, Il Giorno: «Molcere l’animo con dolci parole» – la parola come gesto terapeutico.Riflessione:“Molcere” è verbo che respira piano. La sua sonorità è morbida: la m iniziale è come un abbraccio, la o è apertura, la l è scivolosa, la c è carezza, la e finale è sospensione. È verbo che non si impone, ma si offre.Riscoprirlo significa restituire alla lingua la sua capacità di consolare. In un mondo che corre, “molcere” invita a rallentare, a parlare con dolcezza, a pensare con empatia. È verbo che cura, che ascolta, che accompagna. È il verbo che ogni insegnante, ogni poeta, ogni genitore dovrebbe avere in tasca.#ParoleDesuete #LinguaItaliana #TesoriLinguistici #Dante #VocabolarioPoetico #RibellioneLinguistica #ItalianoElegante #followme #ParoleDimenticate #ParoleRare #BellezzaDelleParole #VocabolarioItaliano #ItalianoAntico #ParoleCheIncantano #CustodiDelleParole #ParoleInClasse #DidatticaCreativa #ParoleCheInsegnano #EducazioneLinguistica #ScuolaEDidattica #CulturaEDintorni
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