エピソード

  • Diari di viaggio
    2026/04/08

    Nel quinto episodio di “Mi chiamo Cristina” la nostra protagonista si reca in esilio in Medio Oriente e comincia a tenere corrispondenze che verranno pubblicate in tutta Europa e persino negli Stati Uniti come scopriamo da Sandro Fortunati, sul prestigioso New York Daily Tribune. In questi articoli alterna riflessioni sulle lotte di liberazione, sugli errori compiuti tanto dagli eserciti degli invasi quanto da invasori e alleati, come spiega Mariachiara Fugazza, in particolar modo i francesi, responsabili della caduta della Repubblica Romana, al racconto dei paesi che visita di cui sino ad ora si sono descritti solo i clichè. Si ferma in Turchia dove compie la sua nona ribellione fondando un’azienda agricola modello dimostrando, come ci dice Lia Celi, che auspicabilmente le donne devono occuparsi di soldi quanto gli uomini. Affronta poi un viaggio a cavallo incredibile per l’epoca come rivela Anna Bonaiuto, che la porta da Ankara a Gerusalemme. Ma, poco dopo il rientro alla fattoria resta vittima di un’aggressione che mina gravemente la sua salute, e poco tempo decide di rientrare in Italia dove il momento dell’Unità si sta avvicinando come ci spiega Paolo Mieli.

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  • Combattere senza armi
    2026/04/01

    Nel quarto episodio di “Mi chiamo Cristina” la nostra eroina, dopo aver tenuto i suoi discorsi a Firenze, Roma e Napoli, dove viene portata in trionfo come una madonna laica, si approccia alla sua settima ribellione, mettendosi a capo di un gruppo di combattenti: 200 rivoltosi napoletani che convince a seguirla a Milano, dove sono in atto le Cinque giornate, qui descritte da Paolo Mieli, e la popolazione è incredibilmente in vantaggio sugli invasori austriaci. Cristina entra a Milano seguita dal suo piccolo esercito da trionfatrice come ci racconta Anna Bonaiuto, ma la città torna in breve in mano agli oppressori costringendola a una nuova fuga in Francia per sfuggire al maresciallo Radetzky. Sappiamo da Sandro Fortunati che nel 1949 viene richiamata in Italia da Mazzini, a seguito della proclamazione della Repubblica Romana, che la nomina “Direttrice Generale delle Ambulanze Militari Romane”. Cristina mette in atto così la sua ottava ribellione, poiché è la prima volta che questo incarico viene affidato a una donna, come ci spiega Mariachiara Fugazza. Incarico che la porterà a vedere morire tra le proprie braccia tantissimi combattenti, tra cui Mameli, autore dell’inno che adotterà l’Italia unita. Ma l’arrivo dei francesi, ora nemici, e il suo dissidio con il Papa Pio IX, che l’accusa di aver usato anche le prostitute come infermiere, la costringe ancora a un nuovo esilio.

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  • La rivoluzione di Maria
    2026/03/25

    Nel terzo episodio di “Mi chiamo Cristina” la nostra star è nel pieno della sua attività mondana quando scopre di essere incinta. Come ci svela Sandro Fortunati decide di allontanarsi da Parigi per sfuggire al pettegolezzo a cui la sta portando la sua quarta ribellione di cui ci parla Lia Celi: non voler rivelare il nome del padre imponendosi come genitrice unica di una figlia nata fuori dal matrimonio. Maria nascendo porta a Cristina una nuova consapevolezza come ci racconta l’attrice Anna Bonaiuto, che è stata interprete di Cristina al cinema e a teatro e l’avvicendarsi degli scenari politici le permettono di rientrare in Italia e precisamente nella proprietà terriera dei Trivulzio a Locate, dove la situazione di contadini, donne e bambini è drammatica e dove Cristina mette in atto la sua quinta rivoluzione: un progetto sociale avanti anni luce ispirato alle teorie utopistiche di Fourier e Saint Simon, contrapponendola ai latifondisti tradizionalisti come Alessandro Manzoni, come ci spiega Paolo Mieli. Contemporaneamente Cristina nella sua sesta sfida alle convenzioni fonda e dirige riviste politiche, la cui importanza ci sottolinea Mariachiara Fugazza, che la portano ad essere una delle voci più importanti del Risorgimento, punto di riferimento per Mazzini e Cattaneo e oratrice acclamata dalle folle che stanno dando vita alle sommosse che porteranno ai moti del 1848.

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  • La principessa rovinata
    2026/03/18

    Nel secondo episodio di “Mi chiamo Cristina” la Principessa giunge a Parigi. Ha 23 anni e la città inizialmente le sembra difficile da affrontare senza un soldo e senza conoscenze ci racconta Sandro Fortunati. Affitta una mansarda destinata alla servitù e mette in atto subito una terza ribellione: comincia a lavorare, attività allora vietata alla nobiltà europea come spiega Lia Celi, sfruttando le proprie competenze in materia di ricamo e disegno, ma i suoi esperimenti la portano a collaborare con alcuni giornali come ci anticipa la storica del Risorgimento Maria Chiara Fugazza e la leggenda vuole che firmasse i suoi primi articoli con lo pseudonimo di Principessa Rovinata. Nel frattempo, rientra in possesso di parte della sua rendita, si trasferisce in un nuovo appartamento e grazie alla sua cultura, al suo carattere e alla sua ineguagliabile educazione “Milanese”, e quindi austroungarica, come ci sintetizza Paolo Mieli, crea uno dei “salotti” più originali e rilevanti dell’epoca, facendo innamorare di sé tutti i frequentatori, dal generale La Fayette allo storico Thierry, poi Balzac, Hayez, Bellini, Liszt, e tanti altri personaggi influenti della sua epoca, la cui vicinanza sfrutta per portare finanziamenti alla causa degli esuli Italiani impegnati nelle lotte per la liberazione della penisola dagli invasori.

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  • Prove di libertà
    2026/03/18

    Nel primo episodio di “Mi chiamo Cristina” incontriamo subito la nostra protagonista, mentre è in fuga verso la Francia. Ma cosa l’ha costretta a scappare senza soldi, senza passaporto e senza affetti? Per scoprirlo torniamo alla sua infanzia, insieme al nostro consulente scientifico, Sandro Fortunati, alla morte del padre, discendente della gloriosa e facoltosa stirpe dei Trivulzio, presto sostituito da un patrigno che sarà per lei punto di riferimento e che le farà scoprire le attività della Carboneria, come ci racconta il giornalista e storico Paolo Mieli. Cristina si sposa con il Principe di Belgiojoso diventando così principessa, ma a causa dei tradimenti del marito nel giro di poco decide di separarsi, mettendo così in atto la sua prima ribellione, come ci sottolinea l’autrice e scrittrice Lia Celi, che verrà presto seguita da una seconda, che le costerà la persecuzione della polizia austriaca e l’esilio: l’adesione ai movimenti di liberazione.

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  • Trailer
    2026/03/08

    “Mi chiamo Cristina” è il podcast di Radio 24, scritto e raccontato da Rossana de Michele e interpretato da Ambra Angiolini, che racconta la vita ribelle della principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso. Avete mai letto il suo nome nei libri che parlano del Risorgimento? O l'avete sentita nominare insieme al Generale La Fayette, a Bellini, Liszt, Chopin? O ancora a Giuseppe Mazzini, Carlo Cattaneo, Alessandro Manzoni, Camillo Benso di Cavour, Napoleone Terzo o Papa Pio IX? Eppure, ha condiviso un pezzo di strada con ciascuno di loro, e anche lei ha fatto la Storia. Da Milano a Parigi, da Roma a Costantinopoli, dai salotti alle battaglie risorgimentali, Cristina è stata protagonista della sua epoca, famosa in tutto il mondo in vita e poi nell’ombra quando quei nomi - tutti uomini - sono entrati nei libri di storia. Una donna che ha scritto per noi, e per le donne che verranno dopo di noi, parole di sorellanza che sono state scolpite nella pietra della sua statua, la prima dedicata a una donna dalla città di Milano. La serie in 6 episodi sarà disponibile dal 18 marzo sul sito e la app di Radio 24, su 24orepodcast.com e sulla vostra app di ascolto preferita.

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