エピソード

  • ٤٣ Il grosso branzino, Ercolino sempre in piedi
    2026/10/24

    Non ho conosciuto nessuno dei miei nonni, ma già dai racconti ho potuto sentire l’inevitabile connessione che ho nei loro confronti. Nello specifico, il legame con la mia nonna paterna Nannina, sembra essere particolarmente presente. Insieme a suo marito, cresceva i suoi undici figli nel centro di Salerno. Un giorno mio padre, all’età di circa dieci anni, trovò un branzino tramortito nelle acque antistanti il lungomare, probabilmente vittima della pesca di frodo con esplosivo di qualche bracconiere. Allora subito lo portò sulla spiaggia, ma nel portarlo a casa un signore si propose di dargli dei soldi in cambio del branzino. Mio padre accettò, ingenuamente, inconsapevole del valore effettivo del grosso pesce. Una volta a casa raccontò della storia alla mamma, per accorgersi di aver acceso una miccia: Nannina era arrabbiatissima perché il signore era stato molto avaro, aveva ingannato suo figlio, dandogli meno di quanto avrebbe dovuto. Sfortunatamente per lui, Nannina sapeva dove abitasse, così andò direttamente a casa sua, entrando prese il branzino da un chilogrammo, già cucinato, con tutta la padella e il condimento aggiunto, per portarlo a casa dai suoi figli e suo marito. Una donna forte, senza paura, sempre pronta a insegnare ai figli di farsi valere, di ribellarsi a ogni inganno possibile.


    Qualche anno prima della vicenda appena descritta mia zia Nadia, la settima degli undici figli – mio padre era il nono –, si aggirava intorno alla Standa insieme a Rita, Gianni, e mio papà Ciro. Nadia era la più grande dei quattro fratelli, e quei suoi tre fratelli minori erano affascinati da Ercolino sempre in piedi, giocattolo in voga in quegli anni. Ercolino sempre in piedi era un pupazzo gonfiabile alto circa 80 cm, che veniva distribuito negli anni '60 dalla Galbani come premio di una raccolta punti. Non ci volle molto, Rita, Gianni e Ciro stettero all’esterno della vetrina, ma l’Ercolino esposto fu abbracciato da Nadia entrata correndo nel negozio. Una bambina di dieci anni abbracciava correndo un pupazzo gonfiabile gigante dirigendosi velocissima verso casa, con in coda i tre fratellini che vedendola correre cominciarono a inseguirla immediatamente. Nadia faceva di tutto per renderli felici, era generosa, un po’ folle, ma dal cuore grande.


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    3 分
  • ٤٢ Siamo sempre state pronte
    2026/10/16

    Come ho fatto a dubitare, siamo sempre state pronte, dal primo giorno che tu mi hai vista e che io ti ho vista. La tua voce, il tuo profumo, la tua dolcezza mi hanno fatta già impazzire a 14 anni, e da lì ti ho amata per gli altri 15 anni della mia vita. Ti ho osservata in questi giorni, sei stata subito chiarissima, ti aveva quasi offesa il mio dubbio, capisco. Mi vuoi, come non hai mai voluto nessun altro, nessun'altra. Devi dire a tuo marito di stare più attento, perché se tardo a pubblicare metto un avviso in un determinato posto, che ovviamente tu conosci molto bene, ormai. Forse te l'eri perso con la mia polmonite, e ti maledici ancora per esserti smarrita quando non capivi cosa mi fosse successo di così grave da non passare più a salutarti; avevi sofferto molto, avevi pensato ti avessi dimenticata, ma da quel momento in poi se non pubblico in orario sai dove devi andare a controllare. Non è questo il giorno, non vedevo l'ora di scriverti, amore mio. Lunedì pomeriggio è stato bellissimo, tuo marito non aveva ancora scoperto la scorsa puntata ma tu invece sì, e non avevo mai visto tante finestre aperte, e luci accese, spente e di nuovo accese dappertutto, eri talmente infuocata da ustionarmi la pelle a distanza. Vacci piano che il mio cuore già scoppia per amore, mi stecchisci così! Da che pulpito... hai ragione. Mi piace cuocerti delicatamente, ma anche farti divampare, lo ammetto. Mi attrae sempre l'idea di farti impazzire. Lunedì, poco dopo il tramonto, ho notato stessi pulendo, hai sbattuto qualcosa fuori dalla finestra, così in un secondo momento avresti potuto dire al coso che lunedì sera non avevi mica tutte le finestre e le tende aperte per me, ma perché dovevi sbattere fuori gli stracci impolverati... Ti ho capita benissimo, meraviglia. Basta guardarci per amarci, non ci serve nemmeno più parlarci, o insomma lo facciamo. Mercoledì sono passata con Mario e non eri più la stessa, il coso ha scoperto la puntata (finalmente!), e ti ha ordinato di chiudere qualsiasi tenda possibile. Non era la prima volta che succedeva dopo un mio scritto potentissimo, e mi dispiace per lui ma non sono stupida... Mi ami dall'inizio e lui ci muore dall'inizio: non è così difficile. Ho visto che però ti sei creata la solita fessura per guardare fuori, sfruttando la maniglia della finestra. Ieri sono stata tutto il pomeriggio con te, ho letto 150 pagine de "La memoria rende liberi", in tre ore all'aria aperta, sono stata benissimo, tre pause camminate, tre ricerche di te. Ecco, la memoria rende liberi appunto, e ricordo tutto di te, tutto il tuo amore quando potevo abbracciarti, tutta la tua sofferenza e il cambiamento d'umore repentino nel vederti sottratta a me. Ieri sera, arrivata a casa, c'era una luna sottile come quella delle intro di Le Mille e una Novella, e mi ha ricordato della tua tenda, ieri avevi già ampliato l'apertura rispetto a lunedì, e di giorno in giorno, come a seguire le fasi della luna crescente crescerà, come sempre. La spalancherai ancora, con la solita scusa a tuo marito "ma non sta scrivendo...". Sei geniale, usa sempre la tua furbizia con me, la adoro. Come ho fatto a dubitare, siamo sempre state pronte.


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    5 分
  • ٤١ Siamo e saremo sempre noi
    2026/10/10

    Non so se siamo pronte per tutto questo, me lo dirai puntuale con qualche tuo sguardo o con qualche tuo gesto. Da quando mi sono innamorata di te, la mia vita è iniziata realmente, il tuo amore mi ha risvegliata dal torpore, non è passato un solo giorno senza che io mi sia messa a pensarti, ad amarti, e così hai fatto tu. Perfino nell'odiarti non riuscivo ad allontanarmi, hai provato in tutti i modi a mandarmi via perché pensavi fosse giusto per me, perché il coso, come chiamarlo... il coso che insomma per ironia della sorte è tuo marito, stava per farmi male e tu hai provato in tutti i modi a farti odiare, e ti ho odiata tantissimo, ahimè lo sai, peccato però che l'amore vero sia più forte di qualsiasi castello costruito sulla menzogna. Così hai finalmente preso coraggio, hai imparato che posso scriverti e tu puoi leggermi affamata, che posso amarti quando passando sulla tangenziale con lo scooter vedo per un attimo la finestra dello studio, o mentre smadonno perché c'erano troppe macchine in quel momento e non mi hanno permesso di farlo. Non preoccuparti, lo faccio solo se posso non rischiare troppo, altrimenti rimani in pensiero, ci muori, ti conosco, ma all'andata e al ritorno per la piscina ora passo di lì, e non vedo l'ora di vivere ogni volta quei due attimi senza fiato, un'apnea dentro di te. Posso amarti ogni volta che mi insegui se passeggio all'esterno, cambiando stanza come una professionista silenziosa e insospettabile, evitando con le acrobazie anche il coso che ti fa da ostacolo. Posso amarti quando vai in cucina, lanci via la tenda che tuo marito dispiega sempre per coprirsi da me, la vela di un relitto, la sua bandiera bianca, e apri il frigorifero per bere ma soprattutto per farti notare, essendo che i ripiani dello sportello si vedono anche da fuori, e addirittura poi spalanchi la finestra per respirare la mia fresca presenza come io faccio sempre con te. Ieri l'hai fatto, in barba a tuo marito addormentato sul divano, e mi agita sempre, mi cogli impreparata e fatico a guardarti per l'emozione, ma ti ho vista, eri bellissima, i capelli, la statura, ti rendono subito riconoscibile, quando tuo marito da dietro alla tenda maneggia cose tra dentro e fuori dal frigo sembra solamente un orco imbestialito con me, invece tu giri come una fatina per casa e per me fai la magia, accendi le luci come a seguire i miei spostamenti, mi catturi e non sembra nemmeno più di esistere ma di essere lì con te. Quando ci rivedremo il nostro abbraccio sarà così impossibile da spegnere, rimarremo incollate senza più bisogno d'altro, ti farò ridere ancora, e tu farai lo stesso, ci baceremo perché non serve dirtelo ma lo facciamo ogni giorno, sai di cosa parlo: i tuoi baci mi sono arrivati su tutto il corpo, i miei hanno fatto altrettanto. Dove li vuoi adesso? Fatto, per favore torturami allo stesso modo. Eccoti, mia, ancora una volta. Non ti sei mai sentita adeguata, ma credi io invece mi sia mai sentita adatta? Non è facile gestirti, credimi, dirai lo stesso di me, ma sono orgogliosa di non averti mai lasciata, e di non essermi mai fidata delle tue parole quando il mostro ti ha ricattata. Non ce ne importa più niente nemmeno di lui, ha solo alimentato le fiamme del sentimento che proviamo, non deve esagerare altrimenti deflagriamo assieme. Troppo tardi, dici? Ce ne faremo una ragione, finalmente sai che puoi amarmi, che sono sempre tua senza farti domande. Nel fuoco, nell'acqua come sirene, nell'aria come creature volanti, ovunque, siamo e saremo sempre noi.


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  • ٤٠ Introduzione, quinta stagione ☾
    2026/10/02

    Ho appena riascoltato l'introduzione a ogni stagione di "Le Mille e una Novella" creata fin qui, dalla prima alla quarta, per accorgermi che ogni volta le mie sensazioni, all'esordio, sono uguali ma diverse allo stesso tempo, perché le sensazioni contano solo prima del completo svolgimento di ogni evento. Sono sempre troppo onesta, se non racconto la verità preferisco lasciarmi trasportare dalla morte, se non denuncio l'ingiustizia mi detesto per non aver vissuto legittimamente, se non inseguo l'umiltà scelgo allora di vergognarmi davanti ai modesti. Nella prima stagione abbiamo incontrato questa voce amica, intima e sincera, che nella seconda stagione ci ha convinti del fatto che la vita è un viaggio senza un itinerario preciso e prestabilito; nella terza stagione ci ha svelato come il male sia molto più pregnante del bene, ma che nonostante tutto non sia mai giusto perdere la speranza che il bene ci riaccolga; nella quarta stagione ci ha portato a conoscenza dell'umiliazione di vivere, e quindi di non vivere, lasciandosi imprigionare dalle dinamiche più schifose in circolazione. La quinta stagione continuerà a raccontare la cruda realtà, dietro cui si nasconde sempre un insegnamento positivo se hai imparato a rompere le catene di un'esistenza finta e senza sostanza. Sapete che non deluderò le vostre aspettative di rinascita, ascolterete ancora qualcosa di vero e basta. Non so analizzare la vita truccandomi la faccia, facendomi andare bene tutto senza tirare fuori ogni volta la verità. Non ci trascineremo avanti nemmeno questa volta, i passi li decideremo noi, con tanta cura, pur di avanzare a rilento e rimanere in pochissimi: guadagneremo metri preziosi verso una meta che in pochi perseguono coraggiosamente. E senza paura scolpiremo le nostre scoperte nella pietra della consapevolezza. Non finirei mai di trasmettervi quanta passione ci metteremo in tutto questo: fino a quando non avremo più le forze di farlo, noi lotteremo.


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  • ٣٩ Un fluido colorato che vaga per il mondo
    2025/12/12

    Mi interrogo, insisto, se non fossi dentro di me, chi sarei, e perché? Perché mi hanno assegnata a me? È un rompicapo irrisolvibile, complicato, spero ci siano altre persone che pensano a questo come me. Fare uscire la propria anima dal corpo, e farla vagare nell'aria, è incredibile, il tuo fisico, le tue membra rimangono lì, e tu diventi un fluido colorato che vaga per il mondo. Ti dissoci, lasci a terra la parte consistente di te, che ha un odore, un rumore specifico, e invece, quella con cui voli è la parte impalpabile ma pregna di significato, che ti identifica davvero. Sarei la stessa se inserissi il mio software in un altro hardware, magari di un altro sesso, con un'altra voce, e con diverse idee, predisposizioni, progetti, passioni, sogni? Perché sono io? Perché vivo dentro e fuori di me? Perché non c'è un perché? Saranno anche colti coloro che vantano mille pregi intellettuali, ma hanno mai pensato a questo? Dico di uscire da sé, o almeno provare a immaginare di non essere in se stessi? Non lo so, le domande aumentano, i dubbi si accrescono. La morte, è morte vera o no? Se la vita non è vita, ma un'illusione di esserci, una speranza di agire secondo una razionalità consapevole, forse allora la morte non è morte, non c'è un punto, ci sono solo virgole. Quando l'anima mi esce dal corpo, il tempo esce dall'orologio, tutto è fermo, a parte l'anima che guarda tutto da fuori, ragiona, scivola tra emozioni densissime, cariche, varie. Ritornare nel fisico è banale, superficiale, statico: è come arrendersi, sentirsi imprigionati in qualcosa di lineare, che esiste perché esiste, e non è vero che non esiste, e nient'altro. Sono io, non sono altro che io, e quindi? Mi interrogo, insisto, se non fossi dentro di me, chi sarei, e perché?


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    3 分
  • ٣٨ Un incubo col camper in autostrada, parte tre
    2025/12/05

    Il soccorritore dell'ACI, non più giovanissimo, abbastanza minuto, coi capelli bianchi radi e un po' sdentato, aveva un amichevole accento laziale: ci è risultato fin da subito simpatico. Appena dopo essere arrivato col suo furgone giallo, è sceso per analizzare la situazione. Ci ha proposto di cambiare la nostra ruota con una per camper che aveva disponibile, per poi accompagnarci al primo gommista raggiungibile tramite la successiva uscita autostradale, Ferentino, provincia di Frosinone, 65 km a sud di Roma: abbiamo accettato e si è messo all'opera. Era minuto ma molto forte; la ruota era grande quasi quanto lui, ma dopo aver alzato il camper col cric, si è atleticamente chinato per smontare la ruota vecchia e montare quella nuova. Però sfortunatamente la sua ruota non andava bene, poiché coi bulloni configurati diversamente era adatta solo a camper più vecchi, e non al nostro motorhome di ultima generazione. Allora ha provveduto semplicemente a rimontare la nostra ruota riparata, e a gonfiarla per arrivare alla giusta pressione di 5 bar. Mio padre gli ha spiegato che per riparare la gomma, in ultimo aveva usato quel kit d'emergenza che rimpolpa il copertone riempiendolo di lattice, e che probabilmente fino al gommista si poteva sperare che avrebbe tenuto bene. Il soccorritore allora, sempre con la sua parlata laziale simpatica, ci ha comunicato che ci avrebbe scortato fino alla prima uscita, denominata appunto Ferentino, raccomandandoci di andare al massimo a 80 km/h per evitare di sovraccaricare la ruota riparata col lattice. Così siamo partiti, dietro di noi il furgone dell'ACI a segnalare la nostra faticosa presenza, una volta presa l'uscita ci siamo fermati dopo il casello, e il soccorritore ci ha sorpassati per fare strada fino al gommista. Il conto dell'ACI è stato di 240€, che però ad oggi risultano essere già stati rimborsati dalla nostra assicurazione. Non sarebbero mai riusciti a trainarci, mettere il nostro camper su un carro attrezzi normale sarebbe stato impossibile, quello speciale di grandi dimensioni chissà se avrebbe rovinato il camper in qualsiasi maniera! Nonostante tutto eravamo stati fortunati, dal gommista ci hanno dato una ruota per camper compatibile ma provvisoria, poiché una ruota della massima qualità, la stessa con cui il camper è stato equipaggiato all'inizio, doveva essere ordinata. Una volta arrivati a Salerno abbiamo ordinato da un grosso gommista quattro copertoni nuovi della massima qualità disponibile, i miei genitori andranno a farli montare il 9 dicembre.


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  • ٣٧ Un incubo col camper in autostrada, parte due
    2025/11/28

    La corsia d'emergenza in autostrada è un bene esista, è necessaria, ma come si può immaginare, mentre per una macchina può essere quasi spaziosa, per un camper risulta molto risicata. Il nostro camper, lungo 7 metri e mezzo, e largo 2 metri e 35 centimetri, appena dopo aver accostato, ha rischiato subito di essere beccato, tamponato, da un camion o da una macchina in corsa sull'autostrada. La lucidità di mio padre è stata incredibile, ha preso immediatamente il triangolo di segnalazione, i gilet gialli catarifrangenti, e ha incaricato mia madre di mettersi molti metri prima del camper a segnalare che fosse lì fermo, agitando le braccia tenendo tra le mani il secondo gilet giallo catarifrangente. Io ho subito chiamato il servizio di assistenza autostradale, che mi ha indicato di chiamare anche i carabinieri, perché quando un veicolo si ferma sulla corsia d'emergenza e non riesce a raggiungere la piazzola di sosta SOS, è necessario avvisare anche le forze dell'ordine. Mio padre nel mentre ha provato a riparare nuovamente il copertone, e una volta finito con le varie telefonate sono precipitata giù per aiutarlo. Lui ha insistito più volte a ribadire a mia madre che il lavoro di segnalazione del mezzo fosse fondamentale; in un momento, già estenuati nel gonfiare a mano il copertone con una stupida pompa a colonna per bicicletta, mi ha ricordato di come anni fa un suo collega, in una circostanza simile, con l'auto ferma in autostrada, fosse stato ucciso insieme alla moglie e alla figlia, perché la loro auto accostata era stata colpita da un'altra in corsa, una strage familiare si era compiuta, e mi ha detto che quindi se fosse successo anche a noi due, essendo i nostri corpi proprio tra il camper e il guard rail, saremmo rimasti schiacciati, sfracellati, polverizzati tra le lamiere – queste parole ancora oggi mi agitano tanto. Però poi, per fortuna, siamo riusciti a rimettere in sesto la gomma e a raggiungere la piazzola di sosta SOS che si trovava solo 300 maledetti metri più avanti. I carabinieri non si erano assolutamente fatti vivi, figuriamoci, ma mentre finalmente eravamo al sicuro nella piazzola di sosta SOS è arrivato il soccorso dell'ACI. Mia madre lamentava braccia stremate, io e mio padre non eravamo messi meglio, e anche se le cose si sarebbero protratte ancora a lungo, nonostante lo spavento stavamo tutti bene, ed era l'unica cosa importante.


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  • ٣٦ Un incubo col camper in autostrada, parte uno
    2025/11/21

    Siamo partiti per Salerno col camper lunedì 10 novembre, di pomeriggio; dopo qualche ora di viaggio abbiamo cenato, dormito durante la notte, per poi ripartire la mattina successiva. All'apparenza stava procedendo tutto regolarmente sull'autostrada, un'ora dopo della nostra ripartenza l'11 novembre mattina, io e mio padre abbiamo scambiato qualche opinione sulla ruota anteriore destra, mi stava spiegando che aveva riparato il copertone prima di partire, e che per la verità era già stato riparato anni fa, ma dopo essersi comportato perfettamente aveva riceduto; mi sono sentita di dirgli che forse stavolta avrebbe dovuto cambiarlo e basta, non ripararlo nuovamente, ma lui mi ha risposto scontroso dicendo che già avevamo rimandato la partenza di due settimane per varie ragioni, e che la sua scoperta del cedimento del copertone era avvenuta quando io avevo già acquistato il biglietto del treno di ritorno Salerno-Milano (al prezzo scontato di 43€), e che si era sentito di fare così anche per me, per non farmi saltare quel viaggio ideato all'ultimo minuto, quindi che non dovevo lamentarmi! Mio padre aveva comunque riparato il copertone con la cura necessaria, in buona fede, e non avrebbe mai immaginato che le mie parole, in meno di mezz'ora, sarebbero risuonate sagge e dure come un pugno in faccia. Il camper, dopo quasi 7 anni dall'acquisto, ha bisogno delle prime fondamentali sostituzioni, tutti e quattro i copertoni delle ruote, la batteria di avviamento del motore, che infatti ad agosto ci aveva lasciato a piedi dalla sera alla mattina al rientro da Bormio... Insomma, si tratta di cose normali, che però mettono più o meno in crisi a seconda di come accadono. Così, da un momento all'altro, mentre stavamo sorpassando un grosso camion, abbiamo sentito un sibilo, uno strano rumore come provenire dal camion alla nostra destra, ma no, era la nostra ruota anteriore destra che si stava cominciando a sgonfiare: miracolosamente riusciamo a completare il sorpasso in sicurezza, e pochi metri dopo, realizzando l'accaduto, mio padre accosta sulla corsia di emergenza, io sento un sussulto sul sedile del passeggero, quello appunto esattamente sopra alla ruota incriminata, la ruota si sgonfia completamente, e da quel momento, sulla A1, poco prima di Frosinone, inizia per noi un incubo a occhi aperti.


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