エピソード

  • Antoni Gaudì: infanzia e gioventù
    2026/01/20

    Con questa puntata, dedicata all’infanzia e alla gioventù di Antoni Gaudí, si apre un ciclo dedicato all'”architetto di Dio”. Dalla nascita nel 1852 a Reus, vicino a Tarragona, si ripercorre la gioventù in una famiglia di ramai, dove impara a lavorare sulle superfici tridimensionali; i suoi lunghi soggiorni in campagna, a causa di persistenti febbri reumatiche; la sua passione per le escursioni con gli amici di scuola; il suo approdo a Barcellona per studiare architettura all’università.

    Nella seconda metà dell’Ottocento Barcellona vive un particolare momento di sviluppo economico, di rinnovamento culturale e di ripresa indipendentista. È il periodo del grande progetto di espansione urbana, con l’abbattimento delle mura medievali e la costruzione dell’Eixample. Nello stesso periodo viene costruita la prima ferrovia di Spagna, la Barcellona-Matarò e si sviluppa una grande concentrazione operaia, originata dal forte sviluppo industriale, con la conseguente nascita del sindacalismo catalano e dei primi movimenti di protesta. Anche sul piano culturale la città si risveglia con la riapertura dell’Università, chiusa 150 anni prima dal re Filippo II, e con l’inaugurazione del Teatro Grande El Liceu, tempio della lirica tra i più grandi d’Europa con oltre 3500 posti.

    続きを読む 一部表示
    1 時間 1 分
  • Gaudí: i primi passi
    2026/02/17

    La seconda puntata del ciclo dedicato ad Antoni Gaudí racconta i primi passi che egli fece dopo essersi laureato, nel 1878. La prima commissione importante gli venne dal Comune di Barcellona per l’illuminazione pubblica di alcune piazze, tra le quali Plaça Reial, una delle più belle e vivaci del Barri Gòtic.

    Nei suoi primi lavori Gaudí si rifece a due importanti fonti architettoniche: le arti orientali e il neogotico. Il suo orientalismo veniva dagli anni dello studio, quando collezionava fotografie di arte egizia, indiana, persiana e cinese. Ma un posto speciale ebbero lo stile moresco e gli ornamenti dell’arte mudéjar. Quanto al neogotico egli studiò il restauro della Città fortificata di Carcassonne, il restauro più grande d’Europa. Dalle rovine nacque una cittadella medievale “ideale”. La prima grande opera privata fu Casa Vicens a Barcellona, il capolavoro mudéjar di Gaudí: esplosione di colore e decorazione geometrica-floreale.

    Un incontro chiave fu quello con Eusebi Güell, imprenditore tessile e mecenate che gli commissionò i più grandi lavori (Palau Guëll e Parc Guëll). I due condividevano il cattolicesimo devoto, il nazionalismo catalano e l’interesse per l’arte e la natura.

    Infine le due ultime sraordinarie realizzazioni a Barcellona. La prima è Casa Batlló, massima espressione creativa per fantasia, naturalezza e simbolismo catalano, dove tutto è curva, colore e movimento. Diceva Gaudí: “La linea retta è la linea degli uomini, quella curva è la linea di Dio”. L’altra è Casa Milà, nota come La Pedrera, il culmine del suo stile naturalistico e “biologico”, una delle opere più innovative dell’architettura novecentista. Oggi ospita il Festival dei giovani talenti del jazz.

    続きを読む 一部表示
    1 時間
  • Il catalanismo di Gaudì
    2026/03/17

    Questa terza puntata si concentra sul catalanismo di Gaudí, sul suo attaccamento alla terra, alla tradizione e allo spirito della Catalogna. Un catalanismo culturale e spirituale, centrato sulla lingua, la cultura e l’identità catalana. Del nazionalismo catalano rimangono a livello musicale il canto patriottico Els Segadors, oggi inno della Catalogna, e un patrimonio popolare di cui fanno parte El cant dels ocells, melodia che emula i versi degli uccelli, la sardana, danza simbolo di identità culturale, e la tradizione del canto corale, anch’esso simbolo della compattezza civile e culturale della Catalogna.

    続きを読む 一部表示
    1 時間
  • La Renaixença catalana
    2026/04/21

    Siamo a fine Ottocento, al tempo della Renaixença catalana, il movimento romantico di revival della lingua e cultura catalana che voleva spezzare secoli di declino linguistico e culturale imposto dalla Spagna. Conosceremo i principali personaggi di questo movimento, a cominciare dal suo precursore, Joaquim Rubió i Ors, personalità che Gaudí rispettava molto. Con lui spicca Felip Pedrell, il padre della musica nazionale catalana, il quale condivise con Gaudí l’idea che l’arte moderna dovesse fondarsi sulle radici popolari e sul folklore. Ascolteremo musiche di Josep Anselm Clavé, campione del versante sociale della Renaixença, attento alle condizioni di vita dei lavoratori. E poi il principe dei poeti catalani, Jacint Verdaguer, il quale collaborò con molti musicisti nel creare l’estetica della Renaixença religiosa e lirica. Tra questi Antoni Nicolau, Josep Rodareda, Anadeus Vives e Manuel de Falla. Esamineremo poi l’emergere in seno alla Renaixença, di numerose donne compositrici, tra le quali spicca Narcisa Freixas, figura pionieristica che fu anche pedagoga, amica di Granados e Albéniz e anch’essa del giro dell’Orfeó Català e di Gaudí. Analizzeremo infine la capacità di alcuni musicisti come Isaac Albeniz, Àngel Guimerà e lo stesso de Falla, di portare oltre i confini della Catalogna e della Spagna i temi e le rivendicazioni della loro terra.

    続きを読む 一部表示
    1 時間
  • La Barcellona di Gaudí
    2026/05/19

    Barcellona è la protagonista di questa puntata dedicata all’architetto modernista Antoni Gaudí nel centesimo anniversario della morte. Parliamo dunque della città che accompagnò l’ultimo tratto della vita di Gaudí e che lui stesso contribuì a forgiare. Gli stili musicali del tempo era il modernismo ed il noucentisme: libertà ed esuberanza il primo; ordine, classicismo e rigore mediterraneo il secondo. Ascolteremo innazitutto Enrique Granados, coetaneo di Gaudí: entrambi figli della stessa borghesia barcellonese, reinventarono il passato senza nostalgia, trovando nelle radici iberiche una fonte inesauribile di forme vive. A seguire Miguel Llobet, interprete insuperato della canzone popolare catalana trascritta per chitarra. Sarà poi la volta di un allievo di Granados, Joaquim Malats ed Emilio Pujol, chitarrista dallo spirito noucentista. Un posto importante spetta a Pau Casals, il più grande violoncellista del Novecento. Un autore vicino a Gaudí fu anche Joan Llongueras, figura centrale nella vita musicale catalana del primo Novecento. Ritroviamo lo stile noucentista in Eduard Toldrà e Manuel Blancafort. E ancora, spazio a Frederic Mompou e alla sua Música callada e alla compositrice catalana Llüisa Casagemas, allieva di Granados.

    続きを読む 一部表示
    59 分
  • Gaudì: La Sagrada Familia
    2026/06/16

    La Sagrada Familia è la protagonista della sesta e ultima puntata del primo ciclo, dedicato ad Antoni Gaudí, di questo programma. A conclusione dell’omaggio all’architetto modernista nel centesimo anniversario della morte non poteva esserci che la sua opera più grande, realizzata a Barcellona. La grandiosità della cattedrale e la sua acustica particolare si prestano a eventi concertistici di assoluta bellezza, tanto che un numero sempre maggiore di direttori d’orchestra decide di registrare dischi importanti al suo interno. Dopo la morte di Gaudí, avvenuta il 10 giugno 1926, la costruzione della basilica non si fermò. Pau Casals compose Nigra sum, coro che simboleggia l’assunzione collettiva del cantiere. Anche Federico Mompou scrisse brani in risonanza con lo stile di Gaudí, come Musica callada. La Sagrada Família non è ancora del tutto completata, dopo quasi centocinquant’anni di lavoro. Forse anche perché finire non è la categoria giusta per un edificio concepito come un organismo in crescita perpetua.

    続きを読む 一部表示
    1 時間 1 分
  • La musica prima della Rivoluzione Americana
    2026/07/21

    La prima puntata analizza innanzitutto la musica eseguita o composta nelle colonie britanniche intorno a metà Settecento, ossia prima della Rivoluzione. Prendiamo in esame: – i brani sacri che accompagnavano le funzioni domenicali nelle chiese congregazionali e presbiteriane delle colonie; – il gusto musicale dell’élite – nei salotti buoni di Boston, Filadelfia e Williamsburg – ancora rivolto verso Londra e verso Haendel; – la musica popolare, portata nelle colonie dagli immigrati: arie da ballo e da taverna, la voce vera del popolo; – il contributo dato alla musica americana dalla comunità morava della Pennsylvania, enclave religiosa di origine centroeuropea con una vita musicale sorprendentemente raffinata; – la più antica composizione secolare scritta da un nativo americano, Francis Hopkinson, uomo di legge filadelfiano, futuro firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza.

    La cesura avviene con la canzone Bunker Hill di Andrew Law. Il brano commemora la battaglia del giugno 1775 alle porte di Boston, quando i britannici conquistarono la collina solo perché gli americani avevano esaurito le munizioni. Da quel momento la musica diventa cronaca, esortazione, propaganda. E la musica sacra si pone al servizio diretto della causa patriottica.

    Segue dunque una scaletta di brani patriottici, ribelli, rivoluzionari. A cominciare dal canto corale Chester di William Billings, un inno in cui il linguaggio biblico diventa sfida contro la tirannia e proclama politico. La fede coloniale si fa ideologia rivoluzionaria.Lo stesso Billings scrisse poco dopo anche Lamentation over Boston: l’assedio e l’occupazione britannica della città, tra il 1775 e il 1776, vissuti come un moderno salmo di Babilonia. È il lamento di chi la guerra la subisce sulla propria pelle. A seguire The battle of Trenton di James Hewitt, dedicato a George Washington. Una sonata a programma, con l’attraversamento del Delaware, la fuga dei mercenari tedeschi, le trombe della vittoria. Per l’insediamento di Washington come primo presidente, il 30 aprile 1789, viene composta da Philip Phile la President’s march. La guerra è finita, la nazione ha un governo e un rito: la musica cambia registro e si fa cerimoniale. È poi la volta del celeberrimo Yankee Doodle, brano beffardo, nato come canzone di scherno rivolta dai soldati britannici ai coloni, rivendicata da questi ultimi come simbolo d’orgoglio durante la guerra. In chiusura la Federal Overture di Benjamin Carr, brano del 1794 che mostra come il linguaggio popolare diventa quello ufficiale della repubblica.

    続きを読む 一部表示
    1 時間 1 分
  • La musica della nuova nazione
    2026/08/18

    La seconda puntata del ciclo è incentrata su due grandi fenomeni che coinvolsero la nuova nazione appena formatasi.

    Il Secondo Grande Risveglio

    Il primo viene definito come Secondo Grande Risveglio, movimento di rinascita religiosa protestante che attraversò gli Stati Uniti tra il 1790 ed il 1840 e fu caratterizzato da enormi ed entusiasti raduni all’aperto (i camp meetings). A differenza del Primo Grande Risveglio – affermatosi quasi un secolo prima e di forte impronta calvinista – il Secondo scelse la via del libero arbitrio e della capacità dell’individuo di scegliere la salvezza immediatamente. Emotivo e più teologico il primo, più accessibile e riformatore (e quindi meno isterico) il secondo, benché comunque moralmente perfezionista. Le cause dell’esplodere del Secondo Grande Risveglio sono molteplici, a cominciare dalla reazione post-Rivoluzione al secolarismo e all’Illuminismo. Pesarono anche gli ideali democratici ed il crescente individualismo, con l’enfasi sull’uguaglianza e sul desiderio di moralità. Il Grande Risveglio spinse milioni di credenti ad attivarsi per migliorare la società, in attesa del ritorno di Cristo. Nacquero movimenti sociali cruciali, come la lotta contro la schiavitù, il suffragio femminile, la riforma dell’educazione e la limitazione dell’alcol. Il revival, promettendo la salvezza per tutti, diffuse l’idea che chiunque potesse salvarsi attraverso il libero arbitrio, il pentimento e la fede in Cristo. Era una vera rivoluzione spirituale, che seguiva quella armata e statuale.

    Questa prima parte verrà illustrata da sei canti ed inni propri del Secondo Grande Risveglio, interpretati nelle varie forme tipiche di quel tempo: canto corale, canto a cappella, musica folk tradizionale.

    La migrazione verso Ovest

    La seconda parte della puntata segue la cronaca della migrazione verso Ovest. In quegli anni i coloni superarono gli Appalachi e iniziarono il viaggio nell’ignoto, attraversando paesaggi sempre più aperti. A quei tempi gli Appalachi costituivano una barriera quasi insormontabile e il Cumberland Gap era l’unico varco che rendeva possibile il passaggio verso l’ovest. L’America cominciava a misurarsi con l’estensione del territorio. Ecco un’altra rivoluzione musicale: quella spaziale!

    Ascolteremo dunque altri sei brani che illustrano i diversi aspetti della migrazione verso l’Ovest:

    • i canti gioia dei soldati quando ricevevano la paga, andavano in licenza o, semplicemente, erano sopravvissuti a un’altra battaglia;
    • i canti nei quali l’America si raccontava attraverso figure di cacciatori e uomini di confine capaci di trasformare la durezza del territorio in mito politico e popolare;
    • le canzoni dei barcaioli dei grandi fiumi;
    • quelle dei viandanti che si inoltrano in un territorio diverso, più aperto e insieme più imprevedibile, dove l’identità si costruisce nel passaggio;
    • infine ci sarà la musica chiamata a fare i conti con la potenza del paesaggio, con un ultimo brano ispirato al tuono delle cascate del Niagara.

    Non era più solo la strada a contare, ma la forza degli elementi, la natura come presenza smisurata e memorabile. Il viaggio non era più dunque solo l’attraversamento fisico dello spazio sterminato, ma la costruzione di un immaginario collettivo del West e della nazione in espansione.

    続きを読む 一部表示
    59 分