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La musica della nuova nazione

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La seconda puntata del ciclo è incentrata su due grandi fenomeni che coinvolsero la nuova nazione appena formatasi.

Il Secondo Grande Risveglio

Il primo viene definito come Secondo Grande Risveglio, movimento di rinascita religiosa protestante che attraversò gli Stati Uniti tra il 1790 ed il 1840 e fu caratterizzato da enormi ed entusiasti raduni all’aperto (i camp meetings). A differenza del Primo Grande Risveglio – affermatosi quasi un secolo prima e di forte impronta calvinista – il Secondo scelse la via del libero arbitrio e della capacità dell’individuo di scegliere la salvezza immediatamente. Emotivo e più teologico il primo, più accessibile e riformatore (e quindi meno isterico) il secondo, benché comunque moralmente perfezionista. Le cause dell’esplodere del Secondo Grande Risveglio sono molteplici, a cominciare dalla reazione post-Rivoluzione al secolarismo e all’Illuminismo. Pesarono anche gli ideali democratici ed il crescente individualismo, con l’enfasi sull’uguaglianza e sul desiderio di moralità. Il Grande Risveglio spinse milioni di credenti ad attivarsi per migliorare la società, in attesa del ritorno di Cristo. Nacquero movimenti sociali cruciali, come la lotta contro la schiavitù, il suffragio femminile, la riforma dell’educazione e la limitazione dell’alcol. Il revival, promettendo la salvezza per tutti, diffuse l’idea che chiunque potesse salvarsi attraverso il libero arbitrio, il pentimento e la fede in Cristo. Era una vera rivoluzione spirituale, che seguiva quella armata e statuale.

Questa prima parte verrà illustrata da sei canti ed inni propri del Secondo Grande Risveglio, interpretati nelle varie forme tipiche di quel tempo: canto corale, canto a cappella, musica folk tradizionale.

La migrazione verso Ovest

La seconda parte della puntata segue la cronaca della migrazione verso Ovest. In quegli anni i coloni superarono gli Appalachi e iniziarono il viaggio nell’ignoto, attraversando paesaggi sempre più aperti. A quei tempi gli Appalachi costituivano una barriera quasi insormontabile e il Cumberland Gap era l’unico varco che rendeva possibile il passaggio verso l’ovest. L’America cominciava a misurarsi con l’estensione del territorio. Ecco un’altra rivoluzione musicale: quella spaziale!

Ascolteremo dunque altri sei brani che illustrano i diversi aspetti della migrazione verso l’Ovest:

  • i canti gioia dei soldati quando ricevevano la paga, andavano in licenza o, semplicemente, erano sopravvissuti a un’altra battaglia;
  • i canti nei quali l’America si raccontava attraverso figure di cacciatori e uomini di confine capaci di trasformare la durezza del territorio in mito politico e popolare;
  • le canzoni dei barcaioli dei grandi fiumi;
  • quelle dei viandanti che si inoltrano in un territorio diverso, più aperto e insieme più imprevedibile, dove l’identità si costruisce nel passaggio;
  • infine ci sarà la musica chiamata a fare i conti con la potenza del paesaggio, con un ultimo brano ispirato al tuono delle cascate del Niagara.

Non era più solo la strada a contare, ma la forza degli elementi, la natura come presenza smisurata e memorabile. Il viaggio non era più dunque solo l’attraversamento fisico dello spazio sterminato, ma la costruzione di un immaginario collettivo del West e della nazione in espansione.

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