La città dei vivi: il futuro che Luca non ha avuto
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Ci sono storie che non si riescono a lasciare andare. Non soltanto per la brutalità di ciò che è accaduto, ma per le domande che continuano a lasciare dentro di noi.
Nel 2016, la morte di Luca Varani, ventitré anni, sconvolse Roma e l’Italia. Una vicenda raccontata da Nicola Lagioia nel libro
La città dei vivi, tornata oggi al cinema con un nuovo sguardo sulla vita di Luca e sulle persone che gli sono state accanto.In questa puntata non voglio limitarmi a ricostruire una tragedia. Voglio interrogarmi sul contagio psichico, sul confine tra comprendere e giustificare, sulle responsabilità individuali e sulle conseguenze che una sola notte può lasciare dietro di sé. Tre famiglie segnate per sempre, esistenze cambiate irrimediabilmente e una domanda che non smette di fare male: chi era Luca, al di là del modo in cui è morto?
Questa storia, per me, ha anche una dimensione personale. Perché a volte una notizia smette di essere qualcosa che leggiamo da lontano e ci restituisce, all’improvviso, la consapevolezza di quanto siano vicini mondi che credevamo estranei.
Non serve santificare una vittima per riconoscerne il valore. Non serve essere impeccabili per meritare di vivere. E nessuna vita dovrebbe essere ridotta al suo ultimo capitolo.
Questa è una riflessione sulla fragilità umana, sulla responsabilità e sul futuro che può essere tolto. Ma, soprattutto, è un tentativo di restituire a Luca qualcosa che la violenza non dovrebbe mai cancellare: la sua umanità.
Perché, nel tentativo di capire chi ha tolto una vita, non dobbiamo dimenticare chi quella vita l’ha vissuta.
E non dimenticare.