Gli studi economici nel dopoguerra
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La cultura economica dell’Italia divenuta Repubblica con il referendum del 2 giugno del 1946 ha colmato il ritardo accumulato sotto la dittatura fascista, quando il dibattito scientifico e la stessa circolazione delle idee e del pensiero è stato profondamente compresso. Con il ritorno alla democrazia e alla libertà, la cultura economica ha quindi contribuito al confronto democratico delle idee nel paese. L’apporto è stato prezioso: per il livello scientifico, la varietà dei temi considerati, l’ampia gamma delle posizioni dibattute in un vivace confronto dialettico, interno e internazionale. Le indicazioni degli economisti sono state variamente accolte dalle classi dirigenti e dalla politica di fronte alle vicende dell’economia italiana: il “miracolo economico”, l’inflazione con rallentamento della crescita tra il 1973 e gli anni Ottanta, la drammatica crisi della lira del 1992, il ristagno successivo che tuttora perdura. Di questi temi discutiamo questa sera, cari ascoltatori, in compagnia di Pierluigi Ciocca, economista che è stato tra l’altro vice direttore generale della Banca d’Italia e ora socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, autore insieme a Giangiacomo Nardozzi del volume pubblicato da Carocci, dal titolo “La cultura economica della Repubblica, pensiero, azioni, fatti” (1946_2026).