Episodio 147. Ci sono volute 300 visite mediche, e 12.000 euro, per diagnosticare la mia malattia
カートのアイテムが多すぎます
カートに追加できませんでした。
ウィッシュリストに追加できませんでした。
ほしい物リストの削除に失敗しました。
ポッドキャストのフォローに失敗しました
ポッドキャストのフォロー解除に失敗しました
-
ナレーター:
-
著者:
Cristina ha 41 anni, vive a Pavia e si occupa di progettazione in ambito sportivo e sociale. La sua ricerca di indipendenza comincia presto. A diciassette anni lavora già nei fine settimana tra i tavoli di un ristorante e un negozio di abbigliamento. A ventidue anni si trasferisce a Milano, per un impiego in uno studio legale, affrontando per la prima volta i costi della quotidianità tra affitto e bollette. Guadagna prima 1.000 e poi 1.200. Dopo quattro anni sceglie di rinunciare alla stabilità del contratto a tempo indeterminato per aprire la partita Iva e tornare a ciò che aveva studiato, grafica pubblicitaria. «In quel momento, presa dall'adrenalina e dalla voglia di fare, non ho pensato minimamente ai rischi».
Quando l'attività in proprio trova il suo ritmo e i conti iniziano a quadrare, qualcosa nel corpo di Cristina smette improvvisamente di funzionare. È il 2015. Nessun dolore eclatante all'inizio, solo una serie di segnali anomali e sconnessi tra loro, tra cui un arrossamento al palato, strane emicranie e un braccio che rimane intorpidito per un giorno intero. Le prime visite mediche non riscontrano alcuna patologia, dando inizio a un percorso di ricerca lungo quattro anni che conteggerà trecento prestazioni sanitarie, per un costo complessivo di circa 12.000 euro. In quel momento, il lavoro passa inevitabilmente in secondo piano e i pochi guadagni vengono assorbiti dalle spese mediche private, costringendola a chiudere la partita Iva e a tornare a vivere con i genitori. La diagnosi definitiva arriva nel 2019: si tratta di una malattia cronica autoimmune.
Nel valutare come sia riuscita a superare quel periodo, Cristina attribuisce un ruolo fondamentale alla fortuna di aver avuto accanto una rete di persone in grado di sostenerla sul piano economico, fisico e morale. «Ma gran parte delle persone, o molte persone, non hanno questa rete, e quindi si ritrovano o a non avere supporto economico, o a non avere supporto sociale, o a non avere niente. E questo purtroppo incide tantissimo: sulla patologia, sullo stile di vita, sull'intera esistenza della persona».
Oggi Cristina ha riorganizzato la propria vita partendo da un lavoro a tempo parziale e da una routine adatta alle sue condizioni fisiche; e ogni giorno compie piccole scelte quotidiane con l'unico obiettivo di preservare il proprio benessere.