Sono fra gli allucinati sostenitori del fatto che Dante questo viaggio ultraterreno l’abbia affrontato e compiuto per davvero, in quella Settimana Santa dell’anno giubilare Uno-Tre-Zero-Zero.
Il mio raccontare quanto di concreto mi capita tutti i giorni neanche riesce ad avvicinarsi al 3D, alla tridimensionalità delle sue descrizioni. Se io, nel mio quotidiano Aldiquà, non riesco a smuovermi dalla bidimensionalità descrittiva, non riesco mai a superare i limiti di uno striminzito e cartesiano piano contrassegnato dai soli asse x-ascisse e asse y-ordinate, egli come avrebbe potuto non aver davvero vissuto il suo straordinario Aldilà, visto che riesce a raccontarmelo, a raccontarcelo in 3 dimensioni, a tutto tondo, a tutto mondo, avvalendosi degli assi v-versi, r-rime, c-cuore?