『CONTROLUCE』のカバーアート

CONTROLUCE

CONTROLUCE

著者: Radio Roma Sound 90 FM
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概要

CONTROLUCE è il podcast settimanale di Radio Roma Sound condotto da Emanuele Saponara, Gabriele Aloisi e Lorenzo Villanetti, nato per dare forma alle zone d'ombra del mondo sportivo. Ti spieghiamo quello che gli altri danno per scontato, approfondendo i fatti con la voglia di chi ama andare oltre la superficie. Accendiamo la luce sui segreti del sistema, un episodio alla volta.Copyright Radio Roma Sound 90 FM
エピソード
  • CONTROLUCE - Ep. 11 | "AIA, che guaio! Calcio italiano al collasso?"
    2026/04/28
    Prima di tutto: calma. Siamo all’inizio. L’inchiesta sull’AIA è aperta e non è conclusa. Non ci sono sentenze né verità definitive, e parlare oggi di “nuova Calciopoli” è più una reazione emotiva che un fatto. Potrebbe essere qualcosa di serio oppure un buco nell’acqua. Siamo in attesa.

    Quello che sappiamo, ad oggi, è che la Procura di Milano sta indagando su alcune partite della stagione 2024-25, con al centro presunte pressioni legate al VAR e al sistema delle designazioni arbitrali. Il designatore Gianluca Rocchi è indagato per concorso in frode sportiva e ha scelto di autosospendersi, mentre altri profili legati al mondo arbitrale sono finiti sotto la lente degli inquirenti. Al momento, invece, le società non risultano coinvolte.

    È una fase iniziale, con pochi punti fermi e molte interpretazioni. Ed è proprio qui che serve equilibrio: fare ordine, distinguere i fatti dalle letture, senza forzare conclusioni. Allo stesso tempo, però, questa vicenda non arriva nel vuoto. Si inserisce in un momento già fragile per il calcio italiano: l’esclusione dal Mondiale, la partita aperta in FIGC, le tensioni istituzionali e l’ipotesi di un commissariamento rilanciata anche dal ministro Abodi.

    Per questo il tema è giudiziario e insieme culturale. Perché oggi basta un’indagine - ancora tutta da definire - per dare la sensazione che possa crollare tutto.In questa puntata proviamo a capire a che punto siamo davvero. Senza scorciatoie, senza sentenze anticipate. Aspettando risposte.
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    34 分
  • CONTROLUCE - Ep. 10 | "Società o singolo: chi vince nel calcio moderno?
    2026/04/23
    Nel calcio di oggi cerchiamo sempre un volto. Un nome. Qualcuno a cui dare il merito (o la colpa). L’allenatore giusto, quello che “cambia tutto”. Ma siamo sicuri che funzioni davvero così? In questa puntata partiamo da un cortocircuito evidente: la Roma di oggi. Gasperini in panchina, Ranieri in dirigenza. Due visioni diverse, due idee di controllo. Da una parte chi ha costruito tutto sulla simbiosi totale con la società, dall’altra una struttura che sta ancora cercando sé stessa. E quando queste due cose non combaciano, le crepe si vedono subito.

    Poi ci spostiamo altrove, dove il paradosso è ancora più chiaro. All’Inter, Chivu vince, ma per molti “non conta”, perché la squadra è troppo forte. A Como, Fabregas è il volto del progetto, ma il vero motore è dietro, nella proprietà e nella pianificazione. È qui che nasce il dubbio: quando una squadra funziona davvero, quanto è merito dell’allenatore? E quanto, invece, di tutto quello che c’è intorno?

    Infine allarghiamo lo sguardo. Dalla provincia che costruisce ai colossi che bruciano tutto in fretta. Il Real che cambia direzione inseguendo i nomi. L’Arsenal che resiste, aspetta, e protegge la propria idea. Due modi opposti di stare nel calcio. E allora la domanda resta: vince la progettualità o il talento del singolo?

    Forse la risposta è meno romantica di quanto vorremmo. Le società vincono i campionati. Gli allenatori, al massimo, decidono come. E in mezzo, sempre più spesso, c’è un calcio che assomiglia a un’azienda. Sempre meno istinto, sempre più struttura. La vera domanda, allora, è un’altra: quanto siamo disposti ad accettarlo?
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    33 分
  • CONTROLUCE - Ep. 9 | "I vecchi e i giovani: l'Italia che verrà"
    2026/04/16
    Aprile 2026, e la sensazione è sempre la stessa: siamo fermi. Non fuori dal Mondiale — quello purtroppo è già successo — ma proprio bloccati, incapaci di capire dove stiamo andando. A marzo è arrivata l’ennesima botta. Il pareggio con la Bosnia, l’eliminazione, e quella sensazione di déjà-vu che ormai accompagna ogni ciclo azzurro. Non è più nemmeno rabbia: è stanchezza. E poi, all’improvviso, la notizia. Il possibile caso Iran. La FIFA che valuta un’esclusione. E l’Italia che, per regolamento, potrebbe rientrare. A 70 giorni dal Mondiale.

    La domanda è semplice, ma divide: ha senso andarci così? C’è chi dice sì, sempre. Perché il Mondiale è il Mondiale. E c’è chi invece pensa che sarebbe l’ennesimo modo per rimandare il problema. Intanto, fuori dal campo, si muove tutto. La Serie A ha scelto Malagò. Quasi tutti i club. Una spinta forte, chiara. Dall’altra parte Abete, che rappresenta continuità e sistema. Non è solo una questione di nomi: è proprio una direzione diversa. Manager contro politica, cambiamento contro gestione dell’esistente.

    E non è nemmeno detto che la “rottura” sia automaticamente la soluzione.
    Poi c’è il campo, o quello che ne resta. Baldini è stato promosso per le amichevoli di giugno. Una scelta che dice tanto del momento: serve qualcuno che rimetta insieme i pezzi, più che qualcuno che vinca subito. Però il punto è un altro: questa Nazionale ha bisogno di un traghettatore o di un progetto?

    Il 3 giugno Lussemburgo, l’8 Grecia. Sulla carta, due test qualsiasi. Nella realtà, potrebbero diventare improvvisamente le partite più importanti degli ultimi anni. Perché in mezzo c’è tutto: un possibile ripescaggio, una federazione da rifondare, una squadra da ricostruire. E soprattutto una domanda che resta lì: vogliamo davvero cambiare, o speriamo ancora che qualcosa ci salvi all’ultimo? L’Italia che verrà passa tutta da qui.
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    34 分
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