#162- Le prime incisioni sui cilindri di cera e il flamenco - Flamenco Chiavi in Mano Podcast
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概要
Nel 1877 Thomas Edison brevetta il fonografo (attenzione, il grammofono arriverà dopo). Una tromba metallica convoglia la voce verso un diaframma collegato a un ago, che incide i solchi su un cilindro ricoperto di cera, fatto girare da un motore a molla caricato a manovella. In Spagna il fonografo arriva prestissimo, con le prime dimostrazioni già nel 1879, e per questo il flamenco viene inciso prima di molti altri generi musicali. Sulla data della prima incisione flamenca i pareri sono contrastanti: secondo il flamencologo Gamboa sarebbe quella di Juan Breva nel 1895, forse realizzata grazie ai miglioramenti tecnici di un inventore italiano. Nascono case discografiche fondamentali come la francese Pathé, e El Mochuelo diventa il cantaor più inciso dell'epoca, la voce che più facilmente è arrivata fino a noi.
Chi poteva permettersi tutto questo? All'inizio il fonografo è un lusso per ricconi o un'attrazione da fiera. Così si ripete la dinamica dei cafés cantantes: l'arte dei marginali, dei poveri, dei gitani viene registrata per essere venduta alla borghesia ricca, che paga e decide che cosa ascoltare.
Poi ci sono i limiti tecnici, enormi. Bisogna cantare dentro un imbuto con una voce fortissima e proiettata, quindi le sfumature e i chiaroscuri del cante si perdono e un martinete rischia di essere urlato e snaturato. Il suono è metallico e distorto, le note gravi vengono falsate dallo strumento, e senza copie possibili il cantaor deve ripetere lo stesso brano più volte. I cilindri si consumano dopo poche decine di ascolti e spesso vengono lisciati e reincisi, cancellando per sempre moltissime registrazioni. Infine la durata: due minuti al massimo. Prova a cantare una siguiriya o una soleá in due minuti! Sopravvivono meglio i palos brevi, le voci potenti, le chitarre ben presenti. La tecnologia stessa ha scelto che cosa conservare, e la musica arrivata fino a noi è quella che si poteva registrare.
Eppure i cilindri di cera restano un tesoro inestimabile: sono le uniche finestre su un'epoca che altrimenti conosceremmo soltanto dai racconti scritti. Collezionisti e istituzioni come la Biblioteca Nacional de España ne custodiscono di preziosissimi, e la Sociedad Pizarras porta avanti un lavoro straordinario di recupero, digitalizzazione e studio, restituendo a questi artisti una vita, uno stile, una famiglia, un territorio. Ciò che nessuno riascolta viene dimenticato, e con esso perdiamo un pezzo delle nostre radici.
Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di musiche e danze del mondo arabo dal 1985, insegno baile flamenco a Milano dal 1990 e ho creato la Lyrical Arab Dance, un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze e le musiche del mondo arabo. Ti racconto queste storie perché, oltre all'aneddoto curioso, mi interessa capire perché il flamenco è quello che è, come poteva essere quando è nato e come si è evoluto. Il cilindro di cera è stato un tentativo limitato, pieno di difetti, eppure straordinario: per la prima volta la voce di un cantaor ha potuto attraversare il tempo, e il flamenco ha avuto una memoria esterna, capace di andare oltre il filtro di un corpo umano. La vera rivoluzione arriverà con i dischi di pizarra, la gommalacca, i famosi 78 giri: te la racconto nel prossimo episodio.
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