Stranger Things e Lost: due modi di perdersi per ritrovarsi
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Un viaggio narrativo che intreccia Stranger Things e Lost come due specchi dello smarrimento umano: uno oscuro, radicato nell’invisibile che ci abita; l’altro luminoso e selvatico, immerso in una natura che costringe a ricominciare da zero. Due mondi diversissimi che però parlano la stessa lingua: quella delle fragilità che diventano forza, delle ferite che trovano un nome, delle identità che si ricostruiscono proprio nel momento in cui sembrano sgretolarsi.
In questo percorso, la musica emerge come un’eccezione potentissima e salvifica: in Stranger Things non è solo colonna sonora, ma voce che richiama alla vita, che ancora, che protegge, che strappa letteralmente dal buio. È memoria, corda emotiva, radice profonda che fa da bussola quando il mondo si capovolge. Anche nell’isola di Lost, pur meno esplicitamente, la musica diventa un fragile filo di continuità, un’eco umana che fa da ponte tra chi eravamo e chi stiamo diventando.
Un episodio che esplora come ci si perde e perché, a volte, per ritrovarsi davvero bisogna affidarsi proprio a ciò che vibra, che risuona, che ci tiene vivi: la nostra musica interiore.