Sanità di confine, la cura che include tra periferie e senza dimora - di Rosanna Magnano
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Le disuguaglianze sociali continuano a incidere profondamente sulla salute delle persone in condizione di fragilità. Basti pensare che l’età media del decesso per una persona senza dimora è di circa 46 anni a fronte di un’età media di morte di circa 82 anni nella popolazione generale. In un momento di svolta del Ssn in cui si attende il rafforzamento delle cure sul territorio, la piena inclusione delle persone marginalizzate (senza dimora, stranieri e persone in condizioni di fragilità economica e sociale) è cruciale. Tutto si giocherà sul modo in cui l’assistenza sanitaria sarà resa accessibile, coordinata e condivisa. Per rispetto della Carta costituzionale e per il bene dell’intera collettività. Il punto al recente Congresso della Simm, Società italiana di medicina delle migrazioni. Diverse le best practice raccontate nel nostro Reportage: dal progetto “Ferite invisibili” della Caritas sui traumi subiti dai migranti vittime di tortura, alla clinica mobile dei Medici per i diritti umani di Medu nelle periferie e non mancano modelli nella sanità pubblica come il progetto Dimissioni Protette nelle strutture di accoglienza per persone senza dimora dell’Ausl di Bologna.