Passare dal perchè al per chi!
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Perché proprio a me, perché quel dolore, quella ferita? Puoi girarci intorno per anni senza cavarne una risposta che ti rimetta in piedi. La domanda che ti fa ripartire è un’altra: per chi metti a servizio quello che hai vissuto.
Dal perché al per chiRestare aggrappati al perché di un dolore è come sprofondare in una palude: anche quando trovi la risposta, riguarda il passato e ti serve a poco. Chiedersi per chi mettere a servizio la propria storia, invece, ti rimette in cammino nel presente e nel futuro. Quando hai un per chi arrivi a fare cose oltre le tue capacità, perché hai trovato un senso.
Fare verità e costruire il ponte del perdonoIl primo passo è avere consapevolezza della propria storia e chiamare le cose per nome: fare verità su cosa è successo davvero, non per cercare un colpevole ma per guardare in faccia quello che è stato. Il secondo è il perdono, un ponte che collega quello che hai vissuto a quello che vuoi realizzare e taglia il ping pong che si ripete tra le generazioni. Attraversando quel ponte scopri il vero volto di chi ti sta accanto e soprattutto scopri chi sei tu, e cominci una storia nuova.
Il per chi è già davanti a teIl dolore che hai attraversato è proporzionale all’amore che puoi dare, e il senso di ciò che ti è successo lo trovi nelle persone concrete che il Signore ti mette davanti. Il talento da mettere a frutto è la fede, il contatto autentico con la verità, e va speso per gli altri: la vocazione è dove metti la vita a servizio. Anche quando il tuo compito sembra inutile e la fatica non la capisci, stai già dando la vita adesso, dentro un’attesa sapiente capace di riconoscere il frutto buono ancora acerbo.
Il cuore che aspetta un segno spettacolare spesso non vede i per chi che ha già davanti agli occhi. La frustrazione di oggi, se non la tappi con una compensazione qualsiasi ma la lasci trasformare, è già stare al proprio posto: un cammino che non finisce mai.
Buon ascolto!