Antonia Bernardini, romana non ancora quarantenne ma con una lunga storia di ricoveri psichiatrici alle spalle, viene arrestata alla stazione Termini da un carabiniere il 12 settembre 1973 e portata nel carcere di Rebibbia con l’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale per via di un alterco con un uomo in fila alla biglietteria. Trasferita al manicomio criminale di Pozzuoli il 27 ottobre 1973, oltre un anno dopo, il 27 dicembre 1974, si dà fuoco nel letto di contenzione dove era legata e immobilizzata con delle cinghie, ininterrottamente da 57 giorni. Nonostante le versioni della donna e quella del personale sanitario non coincidano, la morte di Antonia Bernardini per le ustioni riportate e il successivo suicidio di un’altra donna che era rinchiusa nello stesso istituto, il Manicomio giudiziario di Pozzuoli viene finalmente chiuso il 9 aprile 1975. La rivelazione delle drammatiche condizioni di vita delle donne all’interno di questi istituti provoca un grande fermento sociale, e la vicenda di Antonia viene spesso riportata anche da Franco Basaglia nella sua battaglia per chiusura dei manicomi. Fonti: Dario Stefano Dell'Aquila e Antonio Esposito, “Storia di Antonia. Viaggio al termine di un manicomio, Sensibili alle foglie, Roma 2017 Igino Cappelli, “Gli avanzi della giustizia, Diario del giudice di sorveglianza”, Editori riuniti, Roma 1987 Valentina Calderone e Luigi Manconi, “Quando hanno aperto la cella”, Il Saggiatore, Milano 2013 Annacarla Valeriano, Malacarne. Donne e manicomio nell'Italia fascista, Donzelli, Roma 2017 Maria Luisa Marsigli, La marchesa e i suoi demoni. Diario da un manicomio, Feltrinelli, Milano 1973 Bruno Caruso, La real casa dei matti, Dedalo libri, Bari 1975
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