La trascendenza attraverso la macchina
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Noi esseri umani abbiamo sempre avuto la tendenza a instaurare con le macchine un rapporto di tipo personale: le consideriamo come nostre simili, parliamo con loro, le incorporiamo. Oggi ci comportiamo come se il telefono cellulare che abbiamo in tasca fosse un prolungamento della nostra coscienza, al punto da attribuire una sorta di sacralità all’Intelligenza artificiale che governa i nostri strumenti digitali.
Questo fenomeno ci è veramente sfuggito di mano in modo irreversibile? Gianluca Nicoletti e Paolo Benanti riflettono sul fatto che per poter accedere al Sacro ogni epoca ha avuto bisogno del suo linguaggio, del suo racconto, della sua “macchina” scenografica; le reliquie dei santi, il confessionale introdotto nella liturgia cattolica da san Carlo Borromeo, la fotografia di fine Ottocento che pretendeva di immortalare gli spiriti, la versione digitale di Padre Pio: in fondo, sono tutti strumenti di trascendenza. Potremmo dunque considerare l’Intelligenza Artificiale come la cornice scenografica che oggi permette all’uomo di accedere al Sacro… forse, però, è diventata essa stessa il Sacro, ha preso il suo posto. E noi non ce ne siamo accorti.