Jorge Luis Borges - La casa di Asterione
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このコンテンツについて
Il testo ha la forma di un monologo, interrotto solo in coda da un brusco cambio di voce che segnala la risoluzione della vicenda.
Condannato all’isolamento dal terrore che il suo aspetto suscita negli uomini, Asterione conduce un’esistenza solitaria nella sua casa-labirinto. Qui, ha ideato delle distrazioni per trascorrere il tempo: corre tra i corridoi di pietra, si getta da un terrazzo, medita sulla struttura del mondo, dorme per sorprendersi del colore del giorno che è cambiato. Il suo gioco preferito è quello di un altro-Asterione con cui dialogare. Questo doppio illusorio, che fa presagire la natura infinita dell’edificio, non può, tuttavia, liberare Asterione dalla sua condizione, da cui attende di essere sollevato. La profezia che annuncia l’arrivo del suo redentore rende la solitudine meno dura: “Se il mio udito potesse percepire tutti i rumori del mondo, io sentirei i suoi passi. Mi portasse a un luogo con meno corridoi e meno porte!”. Un’attesa impaziente, che rivela poco dell’indole del protagonista e da collegare, invece, all’edificio inusuale che lo ospita. La casa di Asterione è grande come il mondo. Questo è il labirinto di Creta il cui centro fu il Minotauro che Dante immaginò come un toro con testa di uomo e nella cui rete di pietra si persero tante generazioni. Le sue porte senza serrature sono aperte giorno e notte, le sue stanze, i cortili e le fontane che si ripetono indicano l’impossibilità di trovare un senso definitivo. Cosa accade quando si entra nel labirinto? È possibile costruirsi da sé una strada e un’uscita?
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