『Gv 9,1-41 - IV domenica di Quaresima』のカバーアート

Gv 9,1-41 - IV domenica di Quaresima

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概要

Ci stiamo avvicinando alla Pasqua di Gesù. NON È ANCORA IL MOMENTO, non è ancora il compimento della vita del nostro precursore ma la liturgia in questo tempo ci aiuta a intuire qualcosa in più di dove stiamo andando PRESENTANDO ELEMENTI DI RISURREZIONE.La settimana scorsa abbiamo conosciuto la RISURREZIONE DELLA SAMARITANA, da donna insoddisfatta della vita e quasi morta interiormente a donna realizzata e viva.Questa settimana incontriamo UN CIECO E VEDIAMO ANCHE QUI UNA RISURREZIONE, una rinascita e ci aiuta a capirlo anche L’IMMAGINE DELLA SALIVA CON LA TERRA CHE RIPLASMA IL VOLTO DELL’UOMO, come se fossimo di fronte ad una nuova creazione. Era un uomo morto dentro perché era stato educato che SE ERA IN QUELLA CONDIZIONE ERA PER QUALCHE SUO PECCATO. Ma era un uomo anche che FACEVA MORIRE DENTRO ALTRI PERCHÉ NELLA STESSA CONDIZIONE ERANO I SUOI GENITORI i quali avranno passato la vita a chiedersi quali colpe avevano commesso per far nascere un figlio cieco e CHISSÀ QUALI SENSI DI COLPA in quella famiglia. TUTTI CHE SI AUTOINCOLPAVANO. Che vita triste. O meglio, CHE VITA MORTA. MA LORO ERANO MORTI DAVVERO? NO. E allora CHI GLI AVEVA DIAGNOSTICATO LA MORTE? GLI ALTRI. Ah, interessante. L’UOMO CHE SI ATTRIBUISCE IL POTERE DI DICHIARARE MORTO QUALCUN ALTRO. L’uomo che si arroga il diritto di decidere chi è vivo e chi no. E, facciamoci caso, anche una volta che arriva Gesù e fa risorgere la vita di quel povero cieco ecco che ALCUNI SI METTONO DI TRAVERSO DAVANTI ALLA RISURREZIONE. E alla fine QUELLI CHE NON RIESCONO A RISORGERE SONO PROPRIO LORO.Ma perché? PERCHÉ FATICHIAMO COSÌ TANTO AD ACCETTARE CHE NOI SIAMO FATTI PER LA VITA E NON PER LA MORTE? Perché pur di non abbandonare i nostri schemi preferiamo rinunciare allo stupore della risurrezione e rimanere nel buio della morte?È proprio vero il detto che UNO VEDE CIÒ CHE VUOLE VEDERE. NEL VANGELO ASCOLTATO È CHIARO: C’È UN DATO, OVVERO, IL CIECO VEDE. Ed ecco che per qualcuno quel dato è segno di risurrezione, che Dio è grande, che è fedele, che non abbandona il suo popolo, che LO LIBERA NON SOLO DALL’INVASORE MA ANCHE DAL SENSO DI COLPA, DALLA FRUSTRAZIONE, DALL’UMILIAZIONE. MA PER QUALCUN ALTRO QUELLO STESSO DATO È SEGNO DI BESTEMMIA, di ignoranza, di superbia.LO STESSO DATO E DUE INTERPRETAZIONI DIVERSE. Proviamo a chiederci allora che cosa c’era di diverso in queste due persone… Possiamo ipotizzare che sostanzialmente AVEVANO DI DIVERSO IL CUORE. QUELLO DEL CIECO AVEVA DEI DESIDERI, DESIDERAVA RISORGERE, lo voleva con tutto se stesso ed ha saputo cogliere i segni della risurrezione nella sua vita.QUELLO DEI FARISEI INVECE NON DESIDERAVA NULLA, ERA UN CUORE FREDDO CHE NON AVEVA PIÙ OBIETTIVI SE NON ERGERSI A GIUDICI e sostituirsi all’idea di un Dio giudice che avevano costruito e imposto agli altri. PENSATE LA GIOIA DI QUEL CIECO NEL RISCOPRIRE CHE DIO NON ERA COME QUELLO CHE GLI AVEVANO PRESENTATO. E pensate il crollo del castello mentale che hanno avuto questi FARISEI CHE SI SONO CHIUSI IN DIFESA DELLA LORO IDEA PER PAURA CHE TUTTO CROLLASSE.La rigidità di sé, del proprio cuore, delle proprie idee impediscono alla novità della risurrezione di entrare.
Mentre l’accoglienza della fragilità, l’accettazione di non bastare a se stessi, il desiderio della novità e del farsi educare dallo stupore APRONO LA STRADA ALLA POSSIBILITÀ DI DIO.E noi da che parte stiamo?Vogliamo risorgere?Allora abbandoniamo la pretesa della perfezione, abbandoniamo la certezza di sapere tutto della vita e di Dio, abbandoniamo la presunzione di non avere nulla da ricevere dagli altri e LASCIAMO IL CUORE APERTO ALLO STUPORE, QUELL’ELEMENTO PEDAGOGICO CAPACE DI RINVIGORIRE UN CUORE STANCO. Diamo voce ai nostri desideri e impariamo a chiedere aiuto e aiutarci a vicenda! Così lasceremo lo spazio al risorto per venire a fare risorgere anche noi!
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