Ep. 97: Federica De Paolis - Torino, il tradimento e la sistematicità della scrittura
カートのアイテムが多すぎます
カートに追加できませんでした。
ウィッシュリストに追加できませんでした。
ほしい物リストの削除に失敗しました。
ポッドキャストのフォローに失敗しました
ポッドキャストのフォロー解除に失敗しました
-
ナレーター:
-
著者:
Federica De Paolis è romana, scrittrice, giornalista, docente di scrittura creativa. Alla puntata 97 di Torino e Cultura porta una geografia personale che intreccia famiglia, cinema e letteratura. "Questa città ha un ascendente su di me nella linea genitoriale", racconta parlando del padre, nato a Torino nel '42 quasi per caso, tifoso juventino fino a oggi.A venticinque anni entra nella società di distribuzione del padre, BIM, e per anni cura la parte legata al Torino Film Festival. Ogni novembre torna in città. Si innamora due volte, una di un romano e una di un torinese. A trent'anni inizia a scrivere e quel pellegrinaggio annuale si raddoppia: alla Fiera del Libro arriva da outsider con lo zainetto. "Ogni volta che vengo qui mi sento accolta, mi sento accolta dalla città e mi sento accolta dalle persone". Si definisce romana col coltello in mezzo ai denti, e proprio per questo l'accoglienza torinese la colpisce.Il nono libro si intitola "Il nemico" ed è ambientato a Torino. Adele è una traduttrice di via Quattro Marzo, sposata con un chirurgo ortopedico delle Molinette, madre di un'adolescente. Le viene affidata la traduzione di un romanzo, anch'esso intitolato "Il nemico", di un grande scrittore francese di nome Roland Blier. La collaborazione diventa flirt, il flirt incontro, scocca l'amore. Per Adele tradire è una violenza. Il libro mostra il tradimento da angolature multiple: la figlia viene tradita da un'amica, il marito da un amico. La storia con lo scrittore francese si rivela un viaggio all'inferno. Lui si concede, si nega, sparisce.Il libro si apre con due donne in vacanza all'Isola Forte, luogo immaginario. L'amica Dacia confessa di tradire sistematicamente il marito, lo definisce un arrotondamento della vita matrimoniale. Il capitolo si chiude con una frase che Federica recita a memoria: "Mi resi conto che questa affermazione si mise dentro di me come un seme. E fu da lì che finirono i miei giorni felici". È anche un libro sull'amicizia femminile. Qui entra Barbara Frandino, scrittrice torinese conosciuta quattro anni fa, una delle ragioni dei suoi continui ritorni.Federica ha studiato al liceo artistico e disegna. Quando prepara un romanzo, al posto delle scalette fa disegni. Per "Il nemico" si è appostata sul Po, è andata a Casa Mollino e si è divertita da morire, anche se quella casa nel libro non è entrata. Negli ultimi due anni collabora con la Holden.Sulla scrittura smonta il mito romantico. "Scrivo come un'impiegata delle poste, non è vero che si scrive bevendo la birra e fumando di notte come Bukowski". Otto chilometri di camminata ogni mattina, sessioni da tre ore, sempre la stessa pausa. La scrittura è cinematografica, viene dalla sceneggiatura, tre atti, scene divise, attaccata alla trama. Ha quattro libri opzionati. Una stesura dura nove mesi. La sera, dopo cena, un bicchiere di vino le dà lo scollamento giusto per rileggere. Tre, quattro pagine al giorno, basta così.Nel romanzo precedente, "Da parte di madre", racconta di essere stata in analisi da ragazza con Bianca Garufi. Una sera dorme all'hotel Cavour, lo stesso dove è morto Pavese. Chiede di vedere la stanza, le mostrano il letto singolo, il telefono di bachelite, "Dialoghi con Leucò". Leucò vuol dire bianca, il libro è dedicato a Bianca Garufi. A trent'anni Federica scopre che la sua psicanalista è stata l'amante di Pavese.L'episodio si chiude con un aneddoto da giovane addetta festival. Toccava a lei accogliere Ken Loach e Robert Guédiguian, scambiò gli alberghi e sbagliò le proiezioni. Quei due signori di sinistra accolsero ogni errore con la massima signorilità.