Ep. 92: Roberto Zibetti - Torino, il teatro e l'artigianato di una vita sul palcoscenico
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Per l'episodio 92 di Torino e Cultura ho intervistato Roberto Zibetti, attore e regista teatrale nato a Summit, nel New Jersey, nel 1971 da genitori italiani, cresciuto a Torino. In oltre trent'anni di carriera ha lavorato con Luca Ronconi, Giorgio Strehler, Bernardo Bertolucci, Paolo Sorrentino, Marco Tullio Giordana e molti altri. La conversazione si è svolta nel solaio della sua casa di famiglia, costruita dal nonno commesso viaggiatore. Un luogo pieno di oggetti accumulati in decenni di lavoro teatrale, dalla porta del Giovane Holden in legno bianco fino a un cestino di ferro "sottratto all'amministrazione comunale nell'epoca punk".Zibetti ha debuttato a diciannove anni al Lingotto con "Gli ultimi giorni dell'umanità" di Ronconi. Uno spettacolo monumentale: più di trenta vagoni ferroviari, sessanta attori, cento tecnici, sovvenzionato dalla Fiat prima del restauro dello stabilimento. L'incontro con Ronconi è un racconto da un altro tempo: Zibetti lo aspettò fuori da un ristorante alle tre di notte e gli chiese un provino. "Che vu fa l'attore?" rispose Ronconi. E lo prese.Da lì cominciò un percorso con i grandi registi europei: Strehler, Claus Michael Gröber, Ronconi stesso. Zibetti riconosce di aver preso "fin troppo sul serio" la loro visionarietà, distante da quello che sarebbe successo nel paese, cioè un declino della macchina culturale. "La cultura, come quella vegetale, è un fatto generativo. Bisognerebbe sapere come si fanno i semi, come si crescono."Il cinema arrivò nel 1992 con "Nessuno" di Calogero, poi "Mario e il mago" di Brandauer. La svolta fu "Cronaca di un amore violato" di Battiato nel 1996, primo ruolo da protagonista. Per quel film lo vide Bertolucci, che lo volle in "Io ballo da sola". A Cannes era l'anno di Trainspotting. Il produttore Jeremy Thomas gli disse: "If you make something there, you make it everywhere". Zibetti non andò in America. Tornò a Torino.Qui fondò Ozoono, centro di ricerca teatrale nella ex gabbia dell'ippopotamo ai giardini zoologici. Nel 2001 produsse "Londres Sop", sei spettacoli in sei luoghi della città con un sito internet per seguire i personaggi. "Era evidente che i nuovi palcoscenici sarebbero stati quelli digitali." Centomila euro dagli enti locali, altrettanti di tasca sua.Sul mestiere dell'attore ha una convinzione maturata nei decenni: "Ci vogliono vent'anni per capirci qualcosa, e poi sai che non hai capito assolutamente niente. Però hai gli strumenti per avanzare."La conversazione attraversa decine di luoghi torinesi. Le cantine di San Filippo Neri dove i padri filippini prestarono un laboratorio per costruire scenografie. La Cavallerizza occupata dove trovò una vasca di stagno diventata elemento centrale della "Gerusalemme liberata" in forma rock. Il Circolo dei Lettori, "erede lontano delle accademie rinascimentali", dove ha portato Montale con un pianoforte. El Paso, lo spazio occupato dove provò i primi spettacoli della compagnia.Tra i lavori recenti, ha girato con Sorrentino "La Grazia" a Palazzo Chiablese, ha interpretato Bossetti in "Yara" di Giordana e Cecchetto nella serie "Hanno ucciso l'Uomo Ragno" di Sydney Sibilia. In questi giorni è impegnato con "Il grande Giaffa" di Marco Santi al Teatro Milanollo di Savigliano, lo stesso teatro dove a sedici anni guardava le prove di Ronconi.Zibetti vive tra Torino e Parigi, che definisce il suo "frigorifero". Le colline di Torino gli ricordano Los Angeles: "Noi abbiamo i cinghiali, loro hanno i coyote". Ha una critica severa verso il sistema culturale italiano, dove un dirigente di teatro nazionale guadagna centomila euro all'anno e un attore in media cinquemila. "Se non si crea l'humus, se non si fanno crescere le piante, i fruttini sono sempre minori." E chiude con il teatro di Dubrovnik sulle mura: l'ingresso del pubblico dalla città, quello degli artisti dal mare. Una frontiera, come il palcoscenico.