Dal soccer all’Azteca: verità e miti dei Mondiali 2026
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Da Pasadena 1994, con l'errore dal dischetto di Roberto Baggio che consegnò la Coppa del Mondo al Brasile, al Mondiale 2026 che è quello del legame a doppio filo tra il presidente americano Donald Trump e il numero uno della Fifa Gianni Infantino. Mondiale che è appena cominciato, quello tripartito tra Stati Uniti, Canada e Messico, ma che ha appunto negli States il motore primo, con emozioni e difficoltà annesse. Radici profonde, seppur non poco intricate, quelle tra il Nuovo Mondo il soccer, che ci aiuta oggi a riscoprire un collega de Il Corriere della Sera, Alessandro Vinci, autore di un volume edito da Ultrasport e dall'emblematico titolo: "Il tempo del soccer. Passato, presente e (possibile) futuro del calcio negli Stati Uniti". Nella seconda parte della puntata rivivremo il mito dell’Azteca, il leggendario stadio di Città del Messico, unico nella storia ad aver ospitato tre partite inaugurali dei campionati del mondo e soprattutto le gesta di campioni come Pelè, Maradona, Riva e Rivera.
olympia@radio24.it