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Concita De Gregorio: "Basta coi guerrieri. Il cancro non si batte, si cura. In America sarei morta"

Concita De Gregorio: "Basta coi guerrieri. Il cancro non si batte, si cura. In America sarei morta"

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"Tutti abbiamo un danno. Una malattia, un licenziamento, un lutto. È importante dare un nome alle cose e cercare la cura che fa per noi, che è diversa per ogni persona". "La cura" (Einaudi) è il titolo del nuovo romanzo di Concita De Gregorio, non un viaggio nella malattia ma nella vita. La sua e quella di chi ha incontrato sulla sua strada "nel tempo del dopo, quello in cui voglio solo cose belle e dico basta alle persone sasso". Cose belle come "abbracci da scimpanzé", contatto fisico con le persone, musica, teatro, mare e lavoro. Persone belle: "Quelle che ci fanno stare bene e non se ne vanno quando devono restare".Cosa succede in una donna davanti a una diagnosi di cancro? Qual è il primo pensiero, come lo dici ai figli. C'è una lista possibile di cose da fare o far trovare in tua assenza? In studio tocchiamo alcuni dei momenti più privati della giornalista, scrittrice e attrice, ma anche i più buffi, con i dialoghi surreali col prof che sta per operarla o con la compagna di stanza Angelina a ferragosto in un ospedale magico di Barcellona. Il quadro è molto più grande, punta alla bellezza e appunto, alla cura per tutti. "Se fossi nata in America sarei morta - è sicura Concita -. Le uniche battaglie politiche che contano oggi sono per la sanità e l'istruzione". Senza quest'ultima si cade nel tempo dei bulli, da Trump a Vannacci, nella solitudine e nella paura. Intervista di Giulia Santerini Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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