In questa puntata di Casa Zagato si parte con l’idea di evocare gli spiriti e si finisce, come sempre, a evocare il disagio. L’atmosfera è quella di una seduta paranormale fatta con il budget dell’Action, che infatti diventa presto il vero protagonista dell’episodio: tra portarotoli in marmo, vassoi, skincare lanciata a caso nel carrello e scontrini che sembrano fake da quanto sono bassi, il gruppo vive l’esperienza mistica definitiva del consumismo povero ma felice. Da lì in poi è un delirio perfettamente in linea con la casa: cani immortali, vecchie serie tv viste oggi con lo stesso spessore psicologico di una telenovela scritta in febbre alta, il “libro rosso” consultato come se fosse un oracolo ufficiale e una quantità di ricordi familiari talmente assurdi da far sembrare normale anche una famiglia da sei persone stipata in una cabrio. Nel mezzo si parla di Roberta Bruzzone, di Virginia Raffaele, di diete, di sushi, di Romagna, di armadi che costano più di un’utilitaria e di borse trattate come strumenti di distruzione psicologica. Giulia rovista nel suo archivio personale dell’umiliazione tirando fuori biglietti della corriera, ingressi omaggio in discoteca, carte fedeltà e reperti archeologici che confermano una sola verità: nessuno in quella casa ha mai buttato via niente, tranne forse la dignità. Si chiude tra pizze, auguri di compleanno, proposte di lifting e il solito affetto tossico che tiene in piedi questo baraccone. Insomma, una puntata che non serve a niente, ma che vi ascolterete tutta, perché il caos degli Zagato ormai vi rassicura più della vostra stessa famiglia. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
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