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5. Un punto di domanda sulla lapide

5. Un punto di domanda sulla lapide

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Abbiamo cominciato questa serie con il rapimento e l’omicidio di Cristina Mazzotti, nell’estate del 1975, torniamo a questa vicenda nell’ultima puntata. Sulla lapide resta un punto interrogativo, come racconta la nipote di Cri Cri, Arianna Mazzotti: «Nessuno è stato in grado di dire in che giorno effettivamente sia morta, gettata in discarica come un oggetto». La giustizia, però, a cinquant’anni di distanza è riuscita ad aggiungere un tassello di verità (il magistrato Alberto Nobili spiega come si è arrivati alla riapertura delle indagini): il 4 febbraio 2026 la Corte d’Assise di Como ha condannato in primo grado due uomini come rapitori (e dunque assassini) di Cristina.

Uno di questi, Giuseppe Calabrò detto «u’ dutturicchiu», poco dopo la sentenza viene arrestato per «pericolo di fuga»: non è mai stato condannato per associazione di tipo mafioso, ma dai sequestri a oggi è diventato «una voce autorevolissima nel mondo ndrangheta». Lo dice Alessandra Dolci, ora procuratore capo a Venezia per anni coordinatrice della Dda a Milano, che fa il punto su come la ‘ndrangheta abbia reinvestito i soldi dei riscatti: il traffico di stupefacenti, il business delle costruzioni e poi ogni altra attività possibile. «Oggi, lo scopo del mafioso è soprattutto quello di conseguire l’accettazione sociale e fare rete». Il punto di partenza di questo capitale criminale resta un delitto atroce: il sequestro di persona a scopo di estorsione. Che ha lasciato un trauma nel Paese intero. Forse proprio adesso sono maturi i tempi per affrontarlo, dice la studiosa Alessandra Montalbano, che ha dedicato all’argomento la ricerca finora più completa.

La serie si conclude con un messaggio di Vittorio Mazzotti, fratello di Cristina, sul senso della giustizia tardiva (e anche di questa operazione di ricostruzione), letto per noi dalla figlia Arianna. «L’affetto che abbiamo sentito intorno a noi, la passione dei nostri legali, l’impegno dei pm, e la partecipazione emotiva della corte che abbiamo intuito, sono stati un balsamo importante. Piu’ di tutto sapere che Cristina è e rimane nei cuori di molti in qualche modo ce la fa sentire ancora tra di noi».
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