『05 Revenge porn』のカバーアート

05 Revenge porn

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概要

Il senso di colpa divora le vittime del revenge porn, ma non gli autori. Perché accade? Lo spiega la psicologa Maria Teresa Bertè del Centro Antiviolenza di Piacenza nella quinta puntata della trasmissione “Red Flags – Rinascere dopo la paura”, in onda questa sera alle 20.30 su Telelibertà, condotta dalla giornalista Nicoletta Marenghi. «Occorre cambiare la narrazione – dichiara Bertè –. La nostra società tende a responsabilizzare la vittima anziché l’autore del reato. Si sente spesso dire che “lei non si doveva fidare”. Bisogna invece ricordare che queste situazioni nascono da legami di fiducia e che chi rompe quel patto è l’autore del reato, non la vittima». Il cosiddetto revenge porn è un reato introdotto con la legge 19 luglio 2019 nota come “Codice rosso” e consiste nella diffusione non consensuale di immagini o video intimi. «La maggior parte delle vittime prova vergogna, umiliazione, senso di colpa e angoscia – prosegue la psicologa – e può sviluppare veri e propri disturbi psicopatologici, come il disturbo da stress post-traumatico, ansia e disturbi della sfera affettiva e intima. Nei casi più gravi si può arrivare al tentativo di suicidio o al suicidio». Rinascere dopo la paura è possibile, ma è fondamentale il sostegno di professionisti e di una rete familiare e amicale su cui poter contare. «Le vittime di revenge porn non vanno lasciate sole», conclude Bertè. Ospite della trasmissione anche Domizia Mazzola, commissario capo del Centro operativo sicurezza cibernetica della Polizia postale dell’Emilia-Romagna, che mette in guardia dalle richieste insistenti di contenuti intimi e da frasi come «Se mi ami lo fai», che fanno leva sulle emozioni della vittima. «Chi subisce revenge porn non deve sentirsi in colpa, perché non è l’autore del reato. È importante confidarsi, non assecondare le minacce e raccogliere tutte le prove utili per consentire alla polizia di risalire al responsabile». Tra i consigli della Polizia postale, anche quello di limitare il più possibile la condivisione di contenuti intimi, che possono rimanere online a lungo prima di essere rimossi. Ogni settimana la trasmissione propone anche una rubrica di educazione finanziaria. Questa sera sarà protagonista la notaia piacentina Silvia Bricchi, che parlerà dell’impegno della categoria nelle campagne di informazione contro la violenza economica. «L’informazione è il primo strumento che abbiamo per compiere scelte consapevoli. Nei nostri studi aiutiamo le persone a comprendere l’importanza di apporre, o meno, una firma. Pensiamo all’acquisto di una casa, alla sottoscrizione di un mutuo o all’assunzione di un ruolo in una società. A volte le donne firmano per non scontentare un marito o un compagno, ma una scelta non consapevole può limitare la libertà futura». La trasmissione è patrocinata dalla Regione Emilia-Romagna, sostenuta da Crédit Agricole e realizzata in collaborazione con il Centro Antiviolenza di Piacenza. Conduce Nicoletta Marenghi; regia di Gianfranco Di Silvestro; editing e post-produzione di Sara Groppi; riprese e audio di Davide Franchini; segreteria di produzione di Alessandra Colpo. “Sei complice”: chi guarda non è uno spettatore innocente Il progetto di cinque studentesse dello Ied di Roma Il revenge porn esiste perché qualcuno decide di guardare. Condividere materiale pornografico senza il consenso dell’altra persona è violenza ed è un reato. Chi guarda non è uno spettatore innocente. Sono 14 milioni le persone che hanno visualizzato contenuti privati diffusi senza consenso, l’84% a sua volta li ha condivisi, dichiarando di essere incline a farlo ancora qualora si ripresentasse l’occasione. Questi dati del 2025 hanno dato il via a “Sei complice”, il progetto vincitore di diversi premi, ideato da un gruppo di studentesse dell’Istituto Europeo di Design di Roma: la piacentina Gaia Parmigiani insieme a Clara Vella, Pamela Marcelli, Martina Martucci, Carlotta Ardu. La campagna di sensibilizzazione “Sei complice” ha fatto parlare tutta l’Italia attraverso articoli di giornale e servizi tv. «Tutti si concentrano sulle vittime - spiega Gaia Parmigiani - ma nessuno punta il dito su chi fruisce di questi contenuti». Qual è quindi l’obiettivo delle cinque ragazze? Chiamare in causa chi guarda e alimenta il sistema. «Siamo partite dall’esperienza diretta di una di noi, vittima di revenge porn. Il progetto è nato come tema d’esame e poi si è trasformato in una vera e propria campagna di sensibilizzazione». Le studentesse hanno affisso per strada volantini con frasi provocatorie e un QR code da inquadrare. Messaggi come: “Vaff* Elisa!!! Ora tutti vedranno i tuoi video” attiravano l’attenzione e stimolavano la curiosità. Chi scannerizzava il codice, convinto di poter accedere a immagini intime non consensuali, si trovava invece davanti a un ...
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